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Zola Jesus – Taiga

2014 - Mute
electro / pop

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Tracklist

1.Taiga
2.Dangerous Days
3.Dust
4.Hunger
5.Go (Blank Sea)
6.Ego
7.Lawless
8.Nail
9.Long Way Down
10.Hollow
11.It's Not Over

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Zola Jesus getta la maschera del minimalismo industriale e gioca a carte scoperte il suo “adesso” musicale. Non a tutti piacerà l’abbandono della poker face maledetta di Nika ma questo è: “Taiga” è un disco pop. Ben fatto, ottimamente orchestrato und organizzato ma sempre di pop si tratta. Un male? Un bene? Cazzisuoi? Sta di fatto che non sempre un prodotto ben confezionato è ammantato della giusta grazia che lo trasforma in un’opera pop di livello.

Al netto della splendida title-track, che fonde passato minimal e presente patinato ibridato a cartelle drum’n’bass, ci troviamo davanti ad un essere decisamente strano. “Dust” è intinta in un r&b che in una qualsiasi classifica (esistono ancora?) ci starebbe comoda comoda, ma che di una banalità intrinseca è marchiata a fuoco, mentre “Hunger” mi getta nell’indecisione, con i suoi archi (e fiati?) sintetici ed ostinati, la ripetitività ferale del testo ed il gelo che traspare dalla voce di ZJ che, mai come ora, si diletta in ridondanti prove vocali al di là delle proprie capacità, anche se, forse, anziché lasciare a JG Thirlwell (o meglio Foetus) l’onere di dirigere dei veri archi su un’uscita inutile come la riedizione di alcuni brani della Nostra si poteva tenere per il disco vero e proprio, ma tant’è.
Spudoratamente r&b a.D. 2014 ma intensa il giusto è invece “Go (Blank Sea)”, con la sua intenzione soul (in the machine), cosa che farà comunque storcere il naso agli ascoltatori più obliqui, ma che rende questo brano uno di quelli salvabili di tutto il dischetto. Per assurdo la debolezza di questo lavoro emerge in tutta la sua magniloquenza quando torna in campo il minimalismo di cui sopra, “Ego” ne è l’esempio chiave, nella sua assenza di tirmo e nell’inutile algida orchestrazione, ma anche l’orrenda “Nail” può fungere al caso nostro, mentre fa gioco forza l’ultra elettropop dalle venature indie neanche troppo celate di “Lawless” assieme all’interessante singulto trip-hopeggiante di “Long Way Down”.

E quindi? Troppo facile dire che “Taiga” è un disco di merda, troppo falso sbilanciarsi dicendo che è il disco migliore di Zola Jesus (“Conatus” è lontano anni luce), un po’ più onesto sarebbe dire che al posto delle varie cagne da classifica come Charli XCX o Miley Cyrus (e in culo a quei bolliti dei Flaming Lips e al loro disco di merda dedicato ai Beatles) ci fosse questa signorina qua ascoltare la radio non sarebbe un supplizio che ti porta ad avere nostalgia di Fargetta, di Corona o dei Roxette. Comunque una sorta di epoca è finita e, da qui in avanti, non credo che Zola Jesus avrà qualcos’altro d’interessante da dirci.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=As-issfZ2-Q[/youtube]

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