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Sólstafir – Ótta

2014 - Season Of Mist
post / rock / metal

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Tracklist

1. Lágnætti
2. Ótta
3. Rismál
4. Dagmál
5. Miðdegi
6. Nón
7. Miðaftann
8. Náttmál

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Quando gli islandesi Sólstafir hanno deciso d’intraprendere il percorso post rock, in pochi sono riusciti a dirsi davvero stupiti. D’altronde, partire dal black metal pagano e finire a fungere da controparte (pseudo)metallara ai Sigur Ros, il passo non è poi così lungo. Personalmente, però, dopo la netta virata melodica che ha rappresentato lo scorso lavoro Svartir Sandar, non mi aspettavo che i quattro si immergessero così definitivamente nel freddo e nella nebbia vulcanica islandese con Ótta.

Si tratta di un concept album, ispirato al passare della giornata in ottavi (come si usava misurare il tempo nella forma monastica dell’Eykt), partendo da mezzanotte, fino ad arrivare alla notte successiva.
Ovviamente l’anima che infonde i pezzi rappresenta, con una discreta precisione il passare della giornata, partendo delicatamente con l’iniziale Lágnætti, Tryggvason che sussurra nelle vostre orecchie, passando a una spinta rock muscolare dopo tre minuti che, poi, finisce lentamente con lo stabilizzarsi.
La title track è uno splendido esercizio in lenta costruzione di atmosfera, con un banjo e una chitarra che si alternano in un riff, un andamento che, con una certa svogliatezza, comincia ad aumentare fino all’urlo disperatamente interminabile che prelude al finale di archi, come un uomo che sta per essere risucchiato dai flutti del mare gelido e istintivamente lancia un’inutile ancora verso il cielo grigio. Insomma, detto in due parole, un pezzo favoloso.
E’ così naturale che la successiva Rismal, col suo andamento da stoner sonnacchioso, non risulti altrettanto notevole. Il ritmo si rialza “a metà giornata” con Miðdegi, vera e propria cavalcata portata avanti dal basso potente di Austman e un Tryggvason alquanto adirato e Nón, che non a caso richiamando “Noon”, che impiega ben cinque minuti prima di partire con una sferzata metal spezzacollo.
Come è lecito aspettarsi, mentre la giornata si colora di rosa e poi si tinge di nero, i toni dell’album si ammorbidiscono con prima la tormentata Miðaftann e poi Náttmál che conclude con una ballata dai toni disperati che non manca comunque di mostrare i muscoli alla fine.

Qualcuno li chiama i “prog cowboys d’Islanda”, francamente mi pare una definizione totalmente a pene di segugio, i nostri sono ben più dediti a creare atmosfere e sensazioni piuttosto che a tirar giù assoli o costruire ritmi in undici ottavi. In questo Ótta funziona a meraviglia, nessun’altra band sarebbe in grado di utilizzare una tale precisione nel ricreare il gelo vulcanico della terra del ghiaccio. Se avete bisogno di più carne e sudore nei vostri Sigur Ros, beh… sapete a chi rivolgervi.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=R8n8Uy5KmvU[/youtube]

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