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Interviste

Intervista ai DEEP BLACK SEES

La scorsa settimana vi abbiamo presentato in anteprima il loro nuovissimo ep “Listen = Silent”. Abbiamo approfondito il discorso con questa intervista ai Deep Black Sees.

Il vostro EP si basa tutto sul giocare con i palindromi. Come nasce questa scelta così inconsueta?
In genere siamo di poche parole, speriamo di farci capire!
Fermo restando che per noi “fare musica” è in primis dare libero sfogo alle nostre emozioni, il nostro stile musicale si presta in qualche modo a certi giochi di parole e…non solo!
Palindromo è qualcosa che rimane identico seppur rovesciato. Rispetto ad ‘Inside Outside’, il nostro primo lavoro, abbiamo volutamente “rovesciato” le nostre sonorità nel tentativo di superarle. In fondo però, l’essenza è sempre la stessa!
Abbiamo voluto giocare con le parole perché comporre musica è anche questo: una canzone è una spugna che assorbe tutto (o quasi!) quello che vuoi metterci dentro; è un gioco in cui vinci se sei bravo a combinare suoni, melodie e parole. Musica è emotività, è passione, ma è anche, per esempio…matematica! Gli arpeggiatori dentro ‘Listen=Silent’ non smettono mai di incalzare. Abbiamo voluto creare un senso di continuità all’interno dei quattro brani che viene interrotta soltanto dai diversi livelli di intensità ritmica. Ciò porta a  una sorta di struttura a spirale logaritmica (sì, proprio così, quella dell’amico matematico Fibonacci), che ripiega su se stessa in un continuum aureo. Aurea è la sezione che nasce dalla successione di Fibonacci, e la successione di Fibonacci è dentro questo EP (a proposito, avete capito dove?!?). ‘Listen=Silent’ è il reverse di se stesso, si vede nei titoli, si legge nei testi, ma soprattutto nei suoni. Morale della favola: non siamo dei nerds né tantomeno aspiriamo ad esserlo. Abbiamo voluto sperimentare e non solo dal punto di vista strettamente del sound. Sarà anche un gran macello, ma ci siamo divertiti nel farlo, tutto qui!

Avete registrato il disco con Fabio Rizzo della 800A Records. Credete che in quest’era dove chiunque può registrare qualcosa con il digitale, sia comunque importante avere accanto una figura di esperienza durante le registrazioni?
E’ certamente importante potersi confrontare con qualcuno che ha più esperienza di noi in materia. E’ anzitutto un fattore tecnico visto che, nonostante oggi chiunque possa registrarsi “homemade”, con risultati più o meno brillanti, in realtà non tutti hanno però le competenze opportune per ottenere un prodotto che possa essere proposto a tutti in maniera adeguata. La nostra decisione di affidarci a persone competenti nel settore è da attribuire anche e soprattutto all’importanza che in generale diamo alla produzione dei brani. A volte sei pieno di idee e nelle tue canzoni vorresti far suonare 100 strumenti contemporaneamente, ciascuno con una linea melodica differente: un parere “terzo” sul tuo lavoro può essere molto utile per chiarificarti e chiarificare le idee sulle canzoni, sul loro messaggio e su quanto gli arrangiamenti possano rendere effettivamente l’idea di quello che vuoi trasmettere. Una buona produzione è per noi, giusto per rimanere in tema di palindromi, la possibilità di poter “rovesciare” la prospettiva che hai sui tuoi brani, per vedere-l’effetto-che-fa. L’Arte dovrebbe essere fruibile a tutti e noi, nel nostro piccolo, stiamo cercando di tradurre nel modo più chiaro possibile le nostre impressioni che si trasformano in musica.

In questo lavoro si sentono sicuramente tante influenze dal passato, eppure si ha la sensazione di essersi imbattuti in qualcosa di molto studiato e ragionato. Quanto peso hanno avuto per voi certi ascolti e quanto invece c’è di personale in Listen=Silent?
Il background musicale di ogni singolo musicista, vuoi o non vuoi, emerge sempre durante la fase di arrangiamento di un brano. Ma ciò non è da intendersi come qualcosa di ragionato: le influenze musicali sono come una musa, e non dovrebbero mai portare ad un pessimo ‘copia-incolla’. A volte è davvero difficile alienarsi completamente da quello che ti piace anche perché, in fin dei conti, la musica è essa stessa contaminazione. Detto questo cerchiamo sempre di mettere quanto più di personale possibile in quello che scriviamo, sia che si parli di testi o delle musiche: ci mettiamo dentro quello che ci piace, i nostri interessi più profondi. Una canzone può nascere in un attimo, ti può ispirare un viso, un paesaggio, uno stato d’animo momentaneo. Le tue passioni, se quello che scrivi è sincero, emergono sempre!

I vostri precedenti lavori vi hanno fatto conoscere anche dalla stampa di settore estera. Che approccio vi sembra che ci sia verso una band italiana all’estero?
Abbiamo avuto un rapporto molto buono con la stampa di settore estera! Il nostro precedente lavoro, Inside Outside, è stato recensito più fuori che qui in Italia. In generale abbiamo notato un approccio molto propositivo e di curiosità genuina della stampa estera nei nostri confronti: non ci è sembrato di intuire alcun tipo di catalogazione in base alla provenienza, anzi! Siamo stati giudicati solo ed esclusivamente per la nostra “storia musicale”. Pochi fronzoli e dritti alla sostanza della musica in sé.

Sempre con riferimento allo scenario estero: non avete mai preso in considerazione l’idea di “cercare fortuna” fuori dall’Italia, dato il momento generale non proprio felicissimo per la musica live in Italia?
Bella domanda!! In realtà, anche se può suonare un po’ strano, il nostro progetto musicale ha avuto una forte svolta proprio fuori dall’Italia. Nel 2011 infatti, poco più che diciottenni, siamo volati in quel del North California dove Sylvia Massy, produttrice di fama mondiale (Johnny Cash, Metallica, SOAD), ha sposato il nostro progetto producendo interamente Inside Outside, il nostro primo LP. L’esperienza in America, oltre che a darci forti spunti di crescita musicale, ci ha fatto approcciare per la prima volta ad un pubblico diverso da quello “ristretto” (ma non per importanza) della nostra cerchia di amici di paese, e non è da poco! Abbiamo poi deciso di firmare un contratto discografico con una label Inglese e di fare una buona promozione che non si limitasse ai soli ascoltatori connazionali! Insomma, è evidente che il nostro obiettivo sia anche quello di far uscire la nostra musica fuori dall’Italia, anche perché, parlando in termini discografici, il nostro genere va decisamente più forte fuori: basta andare a guardare le vendite, le critiche e le parole spese per i nostri lavori precedenti per rendersi conto del trend. Sarebbe davvero molto gratificante per noi portare in giro per l’Europa le nostre canzoni (è quello a cui aspiriamo più di ogni altra cosa). Ciò non toglie che vorremmo comunque ripetere l’esperienza delle due tournée italiane fatte con Inside Outside. E sarebbe ancora più bello che la nostra musica fosse apprezzata un attimo di più proprio qui, a casa nostra!

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