Menu

Recensioni

Edda – Stavolta Come Mi Ammazzerai?

2014 - Niegazowana Records
rock / alternative / songwriting

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Pater
2.Coniglio rosa
3.Tu e le rose
4.Stellina
5.Bellissima
6.Dormi e vieni
7.Puttana da 1 euro
8.Piccole isole
9.Mademoiselle
10.Yamamay
11.Mela
12.Ragazza meridionale
13.Ragazza porno
14.Peppa pig
15.HIV
16.Mater
17.Saibene

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Il disco di Edda pone di fronte a un bivio. Gli crediamo, o non gli crediamo? C’è, o ci fa? Stavolta anche i salomonici amanti delle mezze misure saranno in difficoltà nell’argomentare una soluzione a metà strada.
Non si può parlare di questo disco in maniera assertiva, ma solo ponendo delle domande che non hanno una risposta univoca e che richiedono una presa di posizione. Non è la banale filastrocca tautologica “Questo artista piace, o non piace; lo si ama, o lo si odia”. È una questione più radicale e profonda, che necessita di un atto fideistico nei confronti di quel tutt’uno che, in questo caso, è rappresentato dall‘artista insieme alla sua poetica. O abbiamo fede, e allora tutto diventa credibile, oppure siamo scettici e tutto sembra un patetico artificio, tanto l‘opera quanto la figura dell’artista.

Nella sua poetica non c’è nulla da capire, non si può assimilare un po’ per volta, ascolto dopo ascolto; Edda richiede un salto nel vuoto che si compie, o non si compie. Non si decide, non si impara, non ci si può arrivare piano piano. Serve un gesto deciso, un atto di fede col quale si crede in Edda e lo si abbraccia, lasciandosi trasportare nel suo mondo.
I sedici brani del disco scorrono rapidi, incentrati sul tema della famiglia, già molto caro a Edda (da ricordare i numerosi riferimenti alla figura della madre in Anna, Emma e Topazio), che viene affrontato di petto e trasversalmente, tramite schegge autobiografiche, personaggi inventati e narrazioni crude.
“Semper Biot” e il successivo “Odio i vivi” erano dischi all’insegna di una intima e strampalata fragilità; “Stavolta come mi ammazzerai?” sembra tirar fuori maggior impeto e sicurezza.
I Ritmo Tribale sono sempre più una vita passata, e anche le strutture intime ed essenziali dei precedenti lavori se ne sono andate, lasciando spazio a musiche più strutturate. In alcuni casi il cambiamento è sotto al segno della continuità (Bellissima, HIV, Mater sembrano brani di Semper Biot urlati e suonati con una rock band alle spalle), in altri c’è uno strappo più netto (Mademoiselle, Ragazza meridionale, Dormi e vieni) e tutta l’energia che il vecchio Edda sembrava introiettare, oggi esplode.
Ma il Rampoldi provoca, oppure è un visionario autentico?
La scurrile Ragazza porno è volgarità gratuita, o realismo puro, biascicato e vomitato?
La voce sgraziata di Edda è sempre la stessa, quella sì. E anche lei difficilmente lascia indifferenti. O la si coglie come elemento portante e viscido dell’essere-Edda, oppure è una fonte di disturbo che si aggiunge allo sgradevole. Gratuitamente.
E HIV se la poteva risparmiare? Oppure è dissacrante come solo i grandi sanno fare?
Poi ci sono Peppa Pig e Yamamay. Al solito: irritanti citazioni capta-attenzione, o ironici e arguti spunti per trattare temi più profondi? Delle due l’una.

Il resto – che il disco suoni da Dio, che la band risulti affiata, che vi siano citazioni improbabili e sbilenche: “rinascerò cervo a primavera” compare in Bellissima, “che ne sai tu di un campo di grano” in Piccole Isole e “a Saint Tropez” distorta in Ragazza Meridionale – finisce in secondo piano, subordinato all’esagerazione dell’essere Edda.
Credergli significa intraprendere un viaggio sgraziato e toccante nelle sofferenze e nelle inquietudini; chi non ha fede finisce per trovarlo patetico, artefatto e sguaiato.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=Vaqp8WaqtnA[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close