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[Anteprima] DANIELE CELONA: tutti i testi del nuovo album “AMANTIDE ATLANTIDE”

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In anteprima per Impatto Sonoro i testi di “Amantide Atlantide”, il nuovo album di Daniele Celona in uscita il 3 febbraio 2015 per NøeveRecords e Sony Music.

Daniele Celona, torinese con origini sarde e siciliane, appartiene alla categoria dei cantautori che utilizzano le canzoni come una sorta di personale terapia, con l’esigenza di sezionare determinate dinamiche collettive, di comprendere e denunciare derive e storture della realtà in cui viviamo.
Il processo era iniziato già con Fiori e demoni, il bellissimo esordio del 2012. Il compito procede con Amantide Atlantide, il nuovo disco in uscita il 3 febbraio 2015 per NøeveRecords /Sony Music.

Annunciato il 22 ottobre 2014 in collaborazione con il Milano Film Festival con la pubblicazione del docu-video SudOvest – firmato dal pluripremiato regista Mauro Talamonti a cui è seguito l’omonimo tour acustico – e ufficializzato a gennaio 2015 con il primo singolo La colpa – accompagnato dal prezioso videoclip di Bruno “Mezzacapa” D’Elia – Amantide Atlantide è una analisi schietta, bilancio senza retorica, affresco di storie di personaggi fragili, a volte rassegnati a volte rabbiosi, a volte indifesi a volte indifendibili, immersi in una società schizzata, composta di rapporti tesi, di maschere da indossare spesso in modo inconsapevole e per questo ancora più imprigionanti.

Celona è un cantautore atipico: Daniele manipola la propria musica almeno quanto pesa le parole che sceglie, così Amantide Atlantide non è solo un album cantautorale, è anche e soprattutto un disco rock, frutto di una sperimentazione continua sul suono, sugli incastri tra gli strumenti, sugli arrangiamenti, qui curati con maniacalità quasi patologica, musica potente suonata con un’ energia che sembra arrivare da altri tempi. Un disco che è un viaggio e porta con se compagni di vita innanzitutto come i Nadàr Solo (basso, chitarra e batterie in tutte le canzoni del disco), Levante (voce in Atlantide), Mauro Talamonti (sound design in Sud Ovest e “voce ebbra” in Vampiri su colli di vetro).

Il disco viene presentato così:
Amantide e Atlantide sono due confini.
Sono il primo e l’ultimo brano di questo disco, sono i sentimenti dell’uomo e la società in cui si incrociano.
Sono amore e mondi possibili che implodono e affondano sotto il peso di colpe, lassismo, malaffare e politica mordi e resta.
Sono declino e speranza.
Sono il presente, filmato ancora una volta in slow motion, nel momento in cui ci infrangiamo in ostacoli e riusciamo o meno a rialzarci.

I TESTI DI AMANTIDE ATLANTIDE

Amantide

Cambierai, mentre cadono divieti e teste
e si allineano pianeti e le posizioni incerte
dei pennivendoli sul trono, che ne sanno più di te, su di te
non importa che sia vero o falso, che sian state le tue gambe a correre.
Tu avevi vent’anni, i fianchi più grandi, di quelli che mortificherai
per un tailleur da donna in carriera, per il briefing della sera
dove a tutti mostrerai di avere le palle e un istinto assassino più forte di quello materno.

Cambierai, come solamente tu sai fare, la pelle non è più
quella che consideravo mia, ogni angolo era noto
alla lingua al mio palato, se niente mai c’è stato
gioca ancora la doppia coppia di labbra, tanto vinci comunque
contra una scala di niente, contro un colore difforme
contro una carta sola, la mia, contro qualunque cosa sia la normalità. Eccola

Lo so, lo so che sopravviverò. Ma non oggi.
Lo so, lo so che è solo un attimo, ma che Dio mi bruci così.
E vaffanculo alla mie mani che non ti ricordano più
e vaffanculo ai miei polmoni che non ti respirano più.
Lo so, lo so che sopravviverò. Ma non oggi.
Lo so, lo so che è solo un attimo, ma che Dio mi bruci così.
E vaffanculo alla mie mani che non ti ricordano più
e vaffanculo ai tutti i piani fatti per te, su te.

La colpa

Hai più lune storte che spasmi
Hai più secondi fini che rimpianti
Non volevo giocare d’azzardo
Non volevo soltanto un enigma in più, e tu?
Quanto invidio i tuoi cinque sensi tutti interi
Quanto invidio i tuoi pensieri così stupidi.

Non peccare di modestia, non è semplice evasione
È il cliché di chi preoccupazione alcuna versa in dote
È la frode del destino che a taluni arride e fa un inchino
Altri annienta senza scuse,senza chiedere permesso
Senza un calice di vino che ti renda ebbro almeno un po’
Ma non conta adesso.

Ma quanto orgoglio che ora ti rigonfia il petto
Che ti cammina sempre a fianco
Come un padre non ti lascia attraversare
Se non hai la mano nella sua, lontano dalla mia.
Ma respiri? Sì. E poi muoverti? Sì.
E allora corri cazzo, usalo il fiato
Corri un rischio che sia uno

Nessuno vince sempre
Nessuno perde sempre
Nessuno vince sempre
Nessuno sceglie sempre

Precarion

Investimento sicuro
Su gratta e vinci da autogrill
Ricalcolando il futuro
In base solo ai miracoli
Precario, malato immaginario
Di cosa ti lamenti, cammini sui tuoi piedi.
Non vedi, papà ha la pensione
Quante brave persone, col buco ben lubrificato
L’attrito è un retaggio del passato, è sopravvalutato
Non stringere, non piangere, sei giovane!
Sei il re del mondo.
Ah sì? Non me ne ero accorto.
Scacco matto, il regno mio è una merda
Ho sempre e solo un passo, è scritto che io perda o no?

La depressione è un lusso, o è un diritto?
La recessione un fatto, od un costrutto?
Precario, malato immaginario
Per cosa ti tormenti, hai il mondo ai tuoi piedi.
Sorridi, c’è la televisione
Tutti fanno il tuo nome, sei ben rappresentato
Indeterminato, un tempo il tempo è stato, ma va dimenticato
Non correre, non spingere, sei giovane!
Sei il re del mondo.
Ah sì? Non me ne ero accorto.
Scacco matto, il regno mio è una merda
Ho sempre e solo un passo, è scritto che io perda o no?

Attendo il mio momento
Ma non c’è.
O meglio non è qui
O meglio non è ora
E allora, quando?

C’est la guerre mon ami! Me entiendes?
Sono tutti cazzi tuoi
Da sempre, da sempre.

Sud Ovest

Vieni pure a divertirti
Nuota e piscia nel nostro mare.
Anche il cane dagli occhi neri, viene spesso a faci visita
Certe ferite aperte attirano il suo olfatto
Dove la carne è più tenera
Lì può attecchire la tenebra
Nella provincia più profonda cos’altro dovresti fare.
Drogarti? Scopare?
Diventare un militare o un minatore.
Il colmo per chi ama l’aria.
Solo aria solo sabbia e cento stanze di un castello in aria
Solo acqua solo roccia e cento giorni per campare.

Puoi decidere
di esserci o non esserci
di stenderti o difenderti
di avere fuoco dentro
da far invidia all’inferno
da far invidia all’inferno
da far invidia.
All’inferno anche l’invidia all’inferno!

Aria, solo aria, solo aria.

Vampiri su colli di vetro

Diamanti neri conservati dentro alle parole perché fossero nascosti
Perché fossimo disposti a scommettere l’un l’altro sull’ istinto su nient’ altro che noi.

Arbitro è colpa sua, espellila la collera che non mi fa dormire
Mi seduce il cuore, come odio nel sangue.

Dammi un’altra goccia in più, solo un’ altra goccia, voglio un’altra goccia in più, così scordo tutto
Dammi un’altra goccia in più, solo un’altra goccia, basta un’altra goccia in più e scompari anche tu.

Arbitro è colpa sua, espellila la collera che non mi fa dormire
Mi seduce il cuore, come odio nel sangue da sciogliere

Con un’altra goccia in più, solo un’ altra goccia, voglio un’altra goccia in più, così scordo tutto
Dammi un’altra goccia in più, solo un’altra goccia, basta un’altra goccia in più e scompari anche tu.

Johannes

Il cielo piove non si commuove
quando diluvia non piange per te
puoi starne certo, si piscia addosso dal ridere piuttosto
per le promesse, per le richieste che sente rivolgere al suo indirizzo
pazzo l’uomo che pensi di meritare da me
altro che non sia un fulmine nel petto
zitto e muto, muto e zitto dovrebbe stare
ed a occhi chiusi, possibilmente
perché un pensiero ha bisogno di luoghi infiniti per correre.
La parola, spesso, solo di luoghi comuni da spendere, spendere in fretta
perché in fretta vuole averti costi quel che costi.

Ah quale inutile diletto
al cospetto di un giardino
ove entrasti con l’inganno
tanto affanno per un
attimo d’amore, o presunto tale.

Cos’hai da dire su di me?
Cos’hai da dire su di me?
E’ immorale circuire?
E’ immorale farlo fare a un dilettante!

Eccolo il mio rivale
il giovane scrittore che ha trovato per miracolo due colonne nel giornale locale
e le usa per sfidare il suo stesso pubblico, lo stesso che potrebbe dargli il pane
ah! Che lotta immane la vita pensa, che luogo infame il mondo
dev’esser tondo per forza, se ci ricasco un’altra volta
gli stessi errori della prima volta, o di una volta qualsiasi prima di questa
che cosa resta? Se anche gli zefiri hanno smesso di soffiare, i vecchi di soffrire
e mentre un corvo trova pace, un’altra donna giace
con bianche gambe aperte da altre ricoperte
che del suo sposo ahimè non sono
ma non chiederà perdono se ora gode finalmente
di bocca, di ventre

Ah quale inutile diletto
al cospetto di un giardino
ove entrasti con l’inganno
tanto affanno per un
attimo d’amore, in un buco o nel cuore?

Cos’hai da dire su di me?
Cos’hai da dire su di me?
E’ immorale circuire?
E’ immorale farlo fare a un dilettante!

Io non posso credere, solo un gioco è stato
Io non posso vincere, neanche il tempo lo farà
Per ogni giorno un giorno in più
ancora vostra per sempre io sarò
Per ogni anno un anno in più
ancora vostra per sempre io sarò

Sotto la collina

E’ insonne come te la solitudine
la cerchi a volte ma, negare lei si fa
per avvolgerti soltanto quando non lo vuoi affatto
forse è tutta colpa

Di questa città, così stronza e riservata
ma è la mia città, dove ogni piazza è una sorpresa
uno squarcio nel paesaggio, come un taglio al cuore
ma è un dolore di passaggio e non fa rumore

Che belle luci, sembra Natale ma
non sono pronto ancora per un’altra guerra
c’è lo spaccio, non va bene
c’è movida, non va bene
dormire solo deve

Questa mia città, un po’ santa e un po’ puttana
ma è la mia città, di idioti all’apericena
qualche sguardo sembra ghiaccio, lascia un taglio al cuore
o e un effetto secondario del mio odio e amore.

V per Settembre

Novità, era un no quello uscito dalla tua bocca
novità, tocca a te, un bel respiro e poi ricorda
Era un giorno di Settembre
era, uno sbaglio di Settembre
era, la vendetta di Settembre torna sempre torna.

Puoi mordere la verità
nel solco della labbra
tra il suono e l’eleganza
di un morbido silenzio
di un dubbio mantenuto
che non spettava certo a te
questo segreto

Era per me, era di più
del primo buio di Settembre, che tutto si prende
Era per me, era di più
della vendetta di Settembre, che tutto mi prende.

Politique

Oh, oh, oh politico
da grande faccio il politico
ma quale Isola, Grande Fratello
solo il politico è il vero modello

Oh, oh, oh politico
fammi rinascere politico
noi replichiamo, noi ci indigniamo
e intanto per il culo vi prendiamo sì

Che bello, in pensione dopo un giorno
di non lavoro, s’intende.

Forse non hai mai alzato il culo più della tua voce
forse non hai mai distinto tra un cittadino e un uomo
il primo da il perdono, il secondo non è detto
ricordalo, quando vedi in nostri occhi stanchi per strada
Lì, le tue ricerche di mercato, hanno marcato un segno
ma che bisogno c’era? Non li vedi dall’alto i fuochi dello sdegno?
Ah, sei lontano ancora, non senti caldo ancora
non stai sudando ancora. Ma presto, lo farai.
E intanto

Oh, oh, oh politico
da grande faccio il politico
ma quale Isola, Grande Fratello
solo il politico è il vero modello

Oh, oh, oh politico
fammi rinascere politico
noi replichiamo, noi ci indigniamo
e intanto per il culo vi prendiamo sì

Che bello, in pensione dopo un giorno
di non lavoro, e che scherzi?
Che bello, in pensione dopo un giorno
E’ un sogno, è un sogno.

L’oro del mattino

A volte cambia, la prospettiva
o come usi la tua saliva
c’è molto traffico, sulle tue labbra
e ho perso il tempo, non tocca a me?

Prendo un caffè e intanto aspetto
che scenda in corpo che faccia effetto

Amore mio, c’è della polvere sopra il tuo anello.
E’ solo quello? Il tuo veleno?
Ne ero già pieno, prima di te.

Bevo il caffè e intanto aspetto
che scenda in corpo che faccia effetto

Rare come le tue scuse
come tangenziali vuote
come l’eco dei tuoi passi indietro
amare come le tue accuse
come code sulle strade
come l’eco dei tuoi tratti in dormiveglia
Dio non voglia li riveda ancora
anche una volta sola.

Che cosa ho perso? La vita o i sensi?
Anche ne avessi sei e fosse l’ultimo a dirmi chi sei
da te non mi nasconderei, da te non mi nasconderei
da te non mi nasconderei, da te, voglio un caffè

Atlantide

Ora che non so chi ha torto o chi ha ragione
Ora che non ho le forze per restare
Ora mi muovo di nuovo e di nuovo non ho
più niente nessuno da difendere
Mi muovo di nuovo e di nuovo non ho
nemmeno l’istinto per restare inerme

E’ tutto qua, bene incartato
E’ tutto qua, come un regalo che
ha cose mie, ha cose tue
a conti fatti siamo in due
chilometri e vite altrui per cancellare questo

Tempo che non ho per stringerti le mani
tanto me ne andrò, sia oggi o sia domani che cambia?
Ora mi muovo di nuovo e di nuovo non ho
più niente nessuno da difendere
Mi muovo di nuovo e di nuovo non ho
il senno, l’istinto per restare inerme

E’ tutto qua, così scontato
E’ tutto qua, manco fosse un pacco che
ha cose mie, ha cose tue
ha colpe da scontare in due
chilometri e vite altrui per cancellare questo

Noi che diventa poi
che diventa mai e
mai diventa mai più
diventa solo io
diventa solo tu.

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