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Rachele Bastreghi – Marie

2015 - Atlantic Records / Warner
pop / songwriting

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Tracklist

1.Folle tempesta
2.All'inferno insieme a te
3.Mon petit ami du passé
4.Il ritorno
5.Cominciava così
6.Folle tempesta (Strumentale)

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Parto con l’auto / riprendo il viaggio / si canta guardando il colore 
Colpo di freni / si cambia scenario / segnali di immobilità” (da “ll ritorno”)

Solitamente, quando un membro di un gruppo in piena attività si concede a progetti paralleli – per non dire solisti, anche se di questo stiamo parlando – si tratta probabilmente del leader, della figura dominante e tuttofare che sente la necessità di mettere la propria firma su un lavoro che altrimenti avrebbe un significato diverso e perderebbe l’autenticità che dovrebbe contraddistinguerlo. È ciò che, in tempi più recenti, è avvenuto con “Il Testamento” di Appino degli Zen Circus o con “Obtorto Collo” di Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori: dischi evidentemente molto personali, fin troppo per costituire semplicemente un altro tassello nelle discografie delle rispettive band. Questo è quanto avviene solitamente.

Ma per i Baustelle non poteva essere così. Il gruppo formato da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini ha dimostrato, fin dagli esordi, di rappresentare un caso più unico che raro di gruppo con la G maiuscola, inteso come “insieme di più cose o persone, distinte l’una dall’altra, ma riunite insieme in modo da formare un tutto”. Un tutto che dunque non può riconoscere al suo interno un fulcro principale, ma che prende forma grazie ai diversi impulsi che ne caratterizzano le parti. Impulso fondamentale ed imprescindibile è quindi quello di Rachele Bastreghi, voce sensuale ed evocativa, autrice di molti brani e musicista poliedrica. È da queste considerazioni che bisogna partire per trovare la chiave di lettura di un disco tanto sorprendente quanto inaspettato; breve ma decisamente intenso.

“Marie”, come la chanteuse interpretata da Rachele nella fiction Rai “Questo nostro amore 70” da cui è partito tutto, ma anche come Maria, Santissima Madre simbolo della donna nell’immaginario cristiano e non solo. “Marie” diventa allora l’alter ego di un’artista in rotta di collisione con la propria timidezza, che si ritrova improvvisamente in primo piano, senza poter contare sulle fidate colonne portanti maschili, qui sostituite dal produttore artistico Giovanni Ferrario e dai musicisti Sergio CarnevaleFabio RondaniniMarco Carusino, Davide Fronterrè e Daniele Richiedei, con un cameo di Mauro Pagani al flauto. Il risultato è un condensato di musica e parole d’altri tempi – gli anni ’70 su tutti – che stupisce soprattutto per la sua incisività, per il suo sapersi imporre ed emozionare fin dal primo brano “Senza essere”, il più affine per sonorità (scritto con Claudio Brasini) ed immagini (il testo ricorda a tratti “La canzone del parco”) ai Baustelle. “Folle tempesta”, riproposta in versione strumentale alla fine dell’ep, fornisce invece circolarità a questo lavoro, le cui parti possono essere considerate come capitoli di una sola storia. Una storia d’amore, fatta di inizi bruscamente interrotti e di ritorni imprevisti, che va a pescare a piene mani nel bagaglio culturale e artistico di chi la sta narrando: da Patty Pravo (“All’inferno insieme a te”) agli Equipe 84 (“Cominciava così”), con continui riferimenti a Serge Gainsbourg e Jane Birkin e riuscendo tuttavia a rimanere sempre fedele a se stessa.

Romanticismo e decadentismo si fondano così in una sola voce, capace di toccare le corde dell’anima in tutta la sua splendida malinconia. Tutto questo è “Marie”. Tutto questo è Rachele Bastreghi. Non la scopriamo oggi, certo, ma oggi possiamo – e abbiamo il dovere morale di farlo – valorizzarla come merita.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=NJl2dDSagCY[/youtube]

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