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BE FOREST + Melampus – Astoria, Torino, 7 febbraio 2015

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Ho avuto talmente fortuna a trovare un posto auto così vicino al locale, in quell’inferno di cocktail e macchine che diventa il quartiere di San Salvario il Sabato sera, che quando sono sceso mi sentivo quasi in imbarazzo.

Una volta entrato nel Club Astoria, noto che dal piccolo spazio sotterraneo adibito ai concerti si sente già casino e scopro presto che la colpa è dei Melampus, azzeccatissima band d’apertua composta da due bravi musicisti bolognesi: Angelo Casarrubia, che produce suoni alienanti, colmi di distorisioni e riverbero e Francesca Pizzo, che suona il basso ipnotizzandoci con la sua calda e conturbante voce dark.

Verso le 23 e 30 è il turno dei Be Forest, che dopo un brevissimo cambio palco e un occhio all’accordatura danno il via al loro show. Lasciamo dunque che i colpi secchi della drumer “sempre in piedi” Erica Terenzi ci arrivino dritti in faccia, senza nessuna pietà, con quella brutalità primitiva e quell’ipnotica ritmicità che contrastano sensibilmente con la voce flebile e angelica della cantante e bassista Costanza Delle Rose, la quale appare come una candida e sottile madonna fiamminga che osserva con dolcezza il suo pubblico. Ma il contrasto avviene soprattutto con gli incredibili suoni prodotti dal chitarrista Nicola Lampredi: è lui che più di tutti contribuisce a trasportarci in atmosfere eteree, sognanti, incantate, ma al contempo aspre e deliziosamente ruvide. L’impasto sonoro è favoloso, le voci escono fuori quel tanto che basta da farci pensare che le stiamo soltando immaginando e in alcuni momenti sembra quasi che su quel palco ci siano ben più elementi rispetto al magico trio che effettivamente vi è.

Il pubblico ondeggia dolcemente, molti hanno gli occhi chiusi e compiono piccoli e curvilinei movimenti con la testa, immersi in un solitario viaggio mentale: siamo tutti in trance e quasi a fatica rusciamo ad accorgerci delle brevi interruzioni tra le canzoni, in cui bruscamente ogni volta torniamo alla realtà, applaudendo e gridando con entusiasmo affinchè il sogno ritorni.

Tra i brani più attesi ed acclamati ce ne sono certamente alcuni provenienti dall’ultimo lavoro “Earthbeat”, tra tutti forse “Captured heart”, ma anche, se non soprattutto, alcuni del disco d’esordio “Cold”, come “Wild brain”, “Hanged man” e “Florence”. Quest’ultima viene concessa al pubblico come bis, dopo una falsa uscita di scena così breve che alcuni non se ne sono nemmeno accorti; per l’occasione Erica e Nicola si scambiano anche di ruolo. Tutte le aspettative sono comunque piacevolmente soddisfatte, poichè i tre ragazzi pesaresi propongono un equa scaletta che attinge da entrambi i dischi e da cui tutti noi possiamo godere di quelle che a livello soggettivo consideriamo i capolavori della band.

Lo show dei Be Forest dura poco meno di un’ora, ma l’intensità raggiunta è abbastanza elevata da farci uscire dal locale spiritualmente diversi, forse migliori, prima di rituffarci in quell’inferno di cocktail e macchine che diventa San Salvario il Sabato sera.

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