Menu

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Latteria Artigianale Molloy, Brescia, 13 febbraio 2015

lelucireporthom

Ce lo ricordiamo tutti no, Vasco Brondi un po’ preso male, poetico, che se ne sta sul palco a parlare e raccontare di una vita di provincia, triste quanto basta a renderla interessante, con quella sua voce melodica e malinconica che sembra sempre sull’orlo di qualche sentimento che non riesce a lasciar uscire del tutto?

Ecco, se ce lo ricordiamo così, dimentichiamocelo. L’ultimo album aveva smosso qualcosa forse, aveva fatto capire che c’è una volontà di reazione e lotta che va oltre la capacità di tessere brani sulle ombre che ci circondano. Ora, complice il cambio di metà formazione, Le Luci della Centrale Elettrica si spinge al di là dei preconcetti, ha cambiato direzione in maniera profonda e radicata.

Federico Dragogna (Ministri) suda come da copione, schitarra alla grande come da copione, fa riecheggiare urla femminili come da copione: diventa poi seconda voce nei pezzi più spinti e chitarra acustica in quelli più intimi, diventa la costola in più alla quale sembra già difficile rinunciare. Paolo Mongardi (Zeus!, Fuzz Orchestra, Ronin, Fulkanelli e in pratica tutto) va beh, da solo resusciterebbe Lazzaro, spinge e picchia e tiene il ritmo che ci si aspetta, ci fa sentire tutta la sua mancanza nei pezzi accompagnati dalla sola chitarra, lo si vorrebbe ringraziare di persona e potergli abbracciare la barba.

Un concerto rock, duro, post punk, urlato e sudato, ruvido tanto quanto si vuole e, a tratti, ancora malinconico. Un pubblico che canta anche quando Brondi urla così tanto da perdere intonazione e si affida ad una pronuncia difficilmente afferrabile (e lo fa in maniera perfetta, quasi si allenasse da anni nonostante tutto), che sa seguire le ballate tristi come le urlate sporche. Nel locale fa caldo, siamo sold out ma c’è spazio per tutti, i suoni sono ottimi nonostante la massa, fuori piove (come ai vecchi concerti de Le Luci) e dentro si salta.

Una serata che non ci si aspetta, un gruppo rinnovato nel profondo, una musica che spinge a saltare e gridare i testi di petto, qualcosa di assolutamente nuovo che si appoggia su qualcosa di ben conosciuto adattandosi perfettamente, la cover di Curami che acquista tutto il rispetto che le si deve, tutto davvero bellissimo, non una pecca sola.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=oJM3YRHAN6E[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Close