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John Carpenter – Lost Themes

2015 - Sacred Bones
elettronica / soundtrack

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Tracklist

1.Vortex
2.Obsidian
3.Fallen
4.Domain
5.Mystery
6.Abyss
7.Wraith
8.Purgatory
9.Night

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Esordire sulla scena musicale a sessantasette anni (67!) non è cosa da poco. Sempre, però, che di esordio si possa parlare, considerando che l’artista in questione porta il nome di Sua Maestà John Carpenter.

Maestro indiscusso del genere horror/sci-fi, il genio di Carthage, New York, oltre ad occuparsi personalmente della sceneggiatura, del montaggio e della produzione delle proprie pellicole si è cimentato, sedici volte su diciannove, nella composizione delle colonne sonore.
Il massiccio utilizzo di sonorità sintetiche, le ossessive reiterazioni e le distorsioni digitali sono da sempre state le colonne portanti dell’immaginario futuristico-musicale di Carpenter, il cui approccio alla composizione elettronica ha ridefinito gli schemi del commento musicale di genere degli anni avvenire.

Il preziosissimo scrigno Lost Themes (Sacred Bones) non recupera tracce perdute di chissà quale film mai girato, ma si pone esattamente all’estremo opposto. Si tratta di dodici tracce composte ad hoc nel proprio home studio, che alimentano come benzina sul fuoco l’immaginazione dell’ascoltatore, a suo malgrado costretto a barcamenarsi tra la nebbia del proprio subconscio per fronteggiare i mostri che puntualmente gli si pongono dinnanzi.
Vortex”, prima traccia del disco, sarebbe di per sé sufficiente ad evocare gli ologrammi tangibili che accompagneranno l’intero ascolto, oltre che a chiarire il già definito campo semantico-musicale in cui Carpenter scava da decenni. E’ sufficiente prendere in considerazione lo storico commento di Halloween (1978), per farsi un’idea del vortice di eccitamento horririfico che in “Lost Themes” ci richiama a sé senza mai urlare, riuscendo ad oltrepassare ogni tipo barriera di razionale.

Linee musicali scarne e lineari, che si sovrappongono in multitraccia e si ripetono oltre il limite dell’ossessione, inspirano ed espirano come mosse da un diaframma in costante fase di decomposizione. I riff di chitarra hard-rock che tagliavano In the Mouth of Madness (1995) e la drum machine e le tastiere del tema di The Fog (1980) pervadono l’intero album, catapultandoci in atmosfere sospese (“Fallen”) e quiescenze infernali (“Purgatory”), fino agli echi e ai lamenti (“Night”) che rendono la dannazione eterna una sublime benedizione.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=3YZ60mQA4Q8[/youtube]

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