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Basse Frequenze – Start

2015 - Autoproduzione
rock / alternative / garage

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Tracklist

1. Reach Goals
2. Pitiful Girl
3. The Unknown
4. Two Three
5. Torn Love
6. Personal Jesus (Depeche Mode cover)

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Ce le avete presente quelle mazzate invisibili che durante un concerto sembrano sfondarvi lo sterno mettendo in discussione lo scopo primigenio di ogni cassa toracica degna di questo nome? Se la risposta è no passate pure alla recensione successiva: le basse frequenze in questione non sono di certo alla vostra portata.

Non poteva che essere l’Etna, vulcano più alto d’europa in costante ebollizione, a partorire il power rock duo che proprio nella definizione di Basse Frequenze ha trovato la propria sintesi.

Quello che il gruppo stesso definisce mansard rock equivale ad un garage rock grezzo e umido, affettato con una motosega e impacchettato a furia di calci e sputi; un sound potente ed altamente infiammabile che chiede permesso solo dopo averti rivoltato le budella e che molto deve alla scena rock-blues d’oltreoceano.

I vandali in questione sono Giorgio Carbone (ad una sei corde assassina e alla voce) e Toti Bella (sventratore di pelli per professione e addetto ai cori nel tempo libero).

Dopo aver rubato la pedaliera a Mr. Jack White, probabilmente dopo averlo distratto con un po’ di guacamole preparato secondo la ricetta di mamma White, i due siciliani ci sbattono in faccia cinque inediti ed una cover (“Personal Jesus”) ben confezionati nell’EP d’esordio “START”.

Reach Goals”, prima traccia dell’EP, ti travolge come un tir in uno scontro frontale. Nonostante la mancanza del basso (vedi White Stripes) il brano in questione è abilmente orchestrato in modo tale da poter crescere, gonfiarsi ed esplodere fragorosamente, senza inceppi, buchi, né esitazioni. Ciò che questo brano deve al blues, “Pitiful Girl” lo deve ad un certo funky-punk-tardo-adolescenziale di west-coastiana provenienza, che non si risolve, però, nell’eterno già detto e già sentito, ma si dimena svincolandosi da corde e catene. Il botta e risposta di “Two Three” e la batteria pneumatica di “Torn Love” sono l’ulteriore dimostrazione che le Basse Frequenze hanno un potenziale – solo parzialmente espresso in questo EP – che non puo’ e non deve passare inosservato.

Avendo scampato per un soffio il rischio della citazione sterile e pedissequa in cui un primo lavoro puo’ facilmente incappare, non posso che consigliare l’ascolto del potentissimo “START”.

E di conseguenza sconsigliarlo a donne incinta, deboli di cuore e vegani.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=-Y0G18Ne-UQ[/youtube]

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