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Blue – Colours

2015 - Sony Music
pop

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Tracklist

1. King Of The World
2. You’re the Only One
3. Home
4. If You Don’t Know Me By Now
5. Nothing Like You
6. Flashback
7. I Don’t Want to Talk About It
8. Special
9. Hang On In There Baby
10. Endless Love
11. Oh Girl

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“Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti e stringeranno negli artigli immensi i resti dell’umanità insignificante, logorata dalle guerre… il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell’oceano salirà.”
(H. P. Lovecraft)

Nothing Like You”, “Endless Love”, “Special”, gli ingredienti ci sono quasi tutti, manca solo la capacità, da parte di questo ensemble di dimenticati, di farsi apprezzare dalle solite quattro fessacchiotte che hanno deciso di vivere la propria adolescenza attaccate al pennone di una bandiera, in preda al maestrale.

I Blue sono una delle boy band più sfigate della storia delle boy band. A due passi dalla notorietà si sono trovati a fare i conti con la fine, il crepuscolo, di un periodo d’oro per la musica pop, un lustro di grandi guadagni che si era mangiato giganti come i Take That e i Backstreet Boys.
Quando la barca filava sulle onde, con il vento in poppa, ecco arrivare lo tsunami e subito dopo la tempesta, i giovincelli dell’indie, bellocci, sbarbati, maledetti quanto basta e pieni zeppi di metanfetamina e barbiturici pronti ad essere consumati, goduti, sperperati.

Ecco, a questo punto si colloca la nascita ed il funerale del fenomeno Blue, all’alba di un nuovo millennio che si era chiuso con il suicidio di tutto il movimento pop vecchio stampo. Altri interessi erano sbocciati, altre storie dovevano essere consumate, eppure la naturale propensione alla notorietà della band composta da questi quattro figli della sfiga aveva lavorato le fessure del muro fino a farne una breccia abbastanza consistente, un buco dal quale guardare, incuriositi, l’evolversi del fenomeno attraverso brani “storici” come “One Love”, “Curtain Falls” (una reprise di una reprise di un brano di Stevie Wonder) e poco altro, comunque.

L’arrivo al 2015 di un gruppo esiliato e dimenticato, allontanato dalle scalinate dei teatri, persino dai bagni degli stadi, dovrebbe essere materia di studio per chiarire alcune lacune dell’industria della musica: come mai non si riesce a riciclare in maniera utile prodotti di seconda mano? Perché certe ricette devono per forza essere riproposte ciclicamente, senza alcuna variazione? Il tutto senza nemmeno considerare quanto siano, in realtà, cambiati gli adolescenti di oggi, il loro modo di consumare la musica (e di conseguenza la vita) e la loro capacità di approcciare ai grandi temi dei nostri giorni: le sigarette nel bagno della scuola, il diario segreto, la masturbazione, il coito.

La risposta potrebbe essere questa: i Blue sono ingenui. Sono come il fratello minore che ti chiede cosa sono quei mattoncini marroni che tieni nella carta stagnola nascosti ben lontano dagli occhi della mamma. Loro pensano che il 2015 sia solo un 2002 un po’ più affollato, un po’ più inquinato ed un po’ più tecnologico, poi, cosa pensano, studiano e amano i giovani d’oggi, chissenefrega! Oppure sto sbagliando? Magari, indipendentemente dall’immondizia che possiamo ascoltare in questo disco, i Blue credono davvero di aver raggiunto quello status di intoccabili, di figli del tempo, che anche nella musica mostra una galanteria che mi sta altamente sui coglioni. No, quest’ultimo periodo va rivisto e corretto in ragione di una mia personale, e malcelata, fiducia nel genere umano.

Non è possibile arrivare a considerare le persone in questo modo. È irriguardoso. Anche se ultimi tra gli ultimi, i Blue meritano una sorta di applauso per averci provato, per averci creduto con ben poche esitazioni. Colours, questo il titolo del nuovo album dei Blue, è solo una piccola prova tecnica prima che il segnale svanisca completamente, come risucchiato in un angolo oscuro privo di alcuna copertura, non una galleria, ma un pozzo, senza la classica luce alla fine.

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