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Hotline Miami 2: Wrong Number OST

2015 - Devolver Digital
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Tracklist

01. Green Kingdom - Untitled
02. Sean Evans - Detection
03. Light Club - Blizzard
04. Jasper Byrne - Voyager
05. Light Club - She Meditates
06. MOON - Dust
07. Endless - Disturbance
08. Perturbator - Technoir
09. Old Future Fox Gang - Guided Meditation
10. Riddarna - Simma Hem
11. Magna - Divide
12. Mitch Murder - Hollywood Heights
13. Life Companions - Richard
14. Sjellos - Chamber of Reflection
15. Jasper Byrne - Decade Dance
16. Chromacle - Interlude
17. Vestron Vulture - New Wave Hookers
18. Modulogeek - Around
19. Magic Sword - In the Face of Evil
20. Dag Unenge - Untitled
21. Scattle - Remorse
22. Mitch Murder - Frantic Aerobics
23. Perturbator - Sexualizer
24. Old Future Fox Gang - Java
25. El Huervo - Rust
26. MOON - Delay
27. Life Companions - We're Sorry
28. Scattle - Bloodline
29. Carpenter Brut - Roller Mobster
30. Endless - Keep Calm
31. iamthekidyouknowwhatimean - Run
32. El Huervo - Ghost
33. Benny Smiles - Hotline Theme
34. MOON - Quixotic
35. Magic Sword - The Way Home
36. Dubmood - Richard
37. Megadrive - NARC
38. Cinimod - The Rumble
39. Carpenter Brut - Le Perv
40. Auto Delta Time - Ms Minnie
41. El Tigr3 - She Swallowed Burning Coal
42. Megadrive - Acid Spit
43. Megadrive - Slum Lord
44. Perturbator - Future Club
45. Light Club - Fahkeet
46. LipPi Sound - Abyss
47. LipPi Sound - Abyss Intro
48. Nounverber - Black Tar
49. Carpenter Brut - Escape from Midwitch Valley

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Avevo bevuto troppo quella sera. Come la sera prima, e forse quella prima ancora. Non sapevo più che giorno fosse,  a malapena ricordavo l’anno. Sentivo il battito incessante nelle mie tempie che mi ricordava di dover fuggire quanto prima da quella discoteca. Il mio naso piangeva lacrime vermiglie, la mia camicia ne portava già i segni, il tipo accanto a me era scappato dopo aver detto di dover restituire alcune videocassette. Dopo aver vagato per un tempo che mi è sembrato durante ore in un interminabile mare di persone, finalmente ero fuori, all’aria aperta. Respirai a pieni polmoni quel misto di fumo, immondizia e vita. Un suono però continuava a penetrarmi il cervello. Lo squillo di un telefono, incessante, violento, a fare a pugni contro i miei neuroni. L’unico modo di farlo smettere era proprio di rispondere.

– Pronto?
– …ti piace fare del male alla gente?

Stavo parlando a un muro di persone mascherate. Nella mia testa martoriata si rivoltava un beat elettrico secco e ossessivo, Detection di Sean Evans, poche linee elettronice talmente efficaci da riuscire a penetrare perfino l’oscurità di quello scantinato.
Un flash.
In mano tengo una spranga insanguinata, di fronte a me materia grigia e sangue formavano grumi che tappezzavano il pavimento, ma nessun corpo in vista. Voyager di Jasper Byrne mi ronzava intorno, alternando linee di synth a ripartenze ritmicamente minacciose. Cosa mi aveva indotto a fare questo? O meglio, chi mi aveva ordinato di fare questo?
Alternavo momenti di lucidità a blackout completi, in sottofondo sentivo carezzarmi dolcemente da She Meditates dei Light Club, con quei brevissimi accenni electro/glitch. Ero contento in quei momenti, potevo ordinare una pizza, rilassarmi. Non ricordo di esser mai riuscito a mangiare però.
Non prima che mi trovassi nella mia Cressida a 120km/h sull’autostrada verso Miami, senza alcun controllo su di me o sulla macchina. Ma avevo Dust di M|O|O|N nel cervello e non me ne fregava niente del resto, mi tranquillizzava e avanzava con una chiara voglia di farmi del bene, ero al sicuro da tutto. Quando sono sulla strada, sono invincibile, nessuno può fermarmi. Ma ci provano.
A me basta però mettere su Perturbator (strano questo nome, è come se lo avessi già adorato in passato…) e la sua cattivissima Tech Noir e tutti scompaiono in un ammasso di rossa poltiglia, effervescente, naturale. Non provo più niente che possa esser definito umano. E corro nella notte, via, sentendo la pioggia fredda che mi batte sui testicoli, riducendoli al nulla. Che anno è? Il 1992?
Riesco in qualche modo ad aprire nuovamente gli occhi, sento un calore decisamente anomalo. Mi trovo seduto in una sauna finlandese, senza niente addosso, la mia minuscola sacca testicolare mi guarda con aria rassegnata dal basso. In sottofondo ci sono i Riddarna che strillano su Simma Hem, ma cos’è? Cosa c’entra con tutto il resto? Eppure non so, quasi mi piace. Vorrei un bicchierino di vodka. Cerco di guardarmi intorno ma vedo solo vecchi pelosi e nudi, uno sembra quasi Gorbaciov. Mi alzo impugnando la 9mm con quell’enorme silenziatore che nascondevo (dove? ), la punto alla sua capoccia pelata macchiata di rosso, tiro il grilletto.
E TUTTO SCOMPARE. RIMANE SOLO DIVIDE DI MAGNA. Perché sto urlando? Dio questo beat mi ucciderà, ucciderà qualcuno. Adoro questo pezzo, mi guiderebbe in ogni vita umana che riesco a terminare, senza alcun ripensamento. Corro verso il nulla. Quante persone ho già ucciso? Non lo so più. Ma sento solo adrenalina nelle vene, acido di batteria nei polmoni, urina nel cervello. A ogni beat possente di Divide sale la mia rabbia. Non voglio far rimanere più niente.
Respiro di nuovo, uscendo dalla vasca. Lancio un urlo nel vuoto. Sono vestito col mio giacchetto “members only”, immerso nell’acqua da ore, sento in lontananza Bloodline di Scattle. Le mie mani sono ammassi rosa di rughe, i miei piedi non li sento più, da una ferita apparentemente profonda nella mia spalla esce del sangue che si mescola al colore violetto della schiuma. La linea di sintetizzatore mi rincorre, mi sfracassa il cervello e me lo ricostruisce, il ritmo ossessivo e minaccioso è come l’aria secca che sta disperatamente violentandomi  i polmoni. Respiro con fatica mentre la canzone si fa sempre più sincopata.
Ora qualcuno ha cambiato canzone.
Roller Mobster inizia e mi sento improvvisamente in pericolo. Una motosega spunta dalla porta del bagno, nella penombra vedo luccicarne la lama, non sento il rumore che si fonde con l’acido andazzo della canzone. Alzo il braccio per pararmi, in maniera istintiva, il peso dell’acqua mi tiene giù e non avrei mai il tempo per alzarmi. Il primo spruzzo di sangue mi colpisce il volto mentre Keep Calm mi impedisce di urlare con le sue linee discrete e l’atmosfera tranquilla. Un ammasso di carne che un tempo era il mio braccio colpisce l’acqua ma io non sento nulla. Penso alla spiaggia lontana di quella sera dell’Agosto 1988, te la ricordi Nina? Non avevo altra speranza che te, ti aspettavo, avrei aspettato in eterno.
Le facce mascherate riunite intorno a me guardano il mio corpo senza vita mentre galleggia al suono funereo di Black Tar. Il mio cadavere crivellato di colpi, maciullato, è come il Kandiski che avevo attaccato all’ingresso della villa di Elton John prima che gli uccidessi il fidanzato con un machete.
Un violento colpo mi riporta alla realtà, apro gli occhi e improvvisamente tutto torna più chiaro, come i titoli di coda che scorrono su Escape from Midwitch Valley. Sono… a casa.
Chiudo gli occhi e mi tappo le orecchie per non sentire più quel maledetto telefono che squilla.
L’unico modo di farlo smettere era rispondere.

– Pronto?
– …ti piace fare del male alla gente?

Nota dell’autore: ho cercato di rendervi vagamente cosa può essere fare un giro nella colonna sonora di Hotline Miami 2. Il mio consiglio è uno solo, arrivati qui, smettete di leggere e giocate/ascoltate/drogatevi, fate come vi pare ma godetevela perché è una delle cose più belle di quest’anno. M|O|O|N, Perturbator e MegaDrive vi spaccheranno le orecchie, lasciateglielo fare.

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