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Simona Norato – La Fine Del Mondo

2015 - Dischi Della Fionda
songwriting

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Tracklist

1. Welcome Home
2. Scultore
3. Esci E Divertiti
4. Betty Blu
5. La Sposa Americana
6. Intervallo
7. Mezza Mela
8. Vertigine Blu
9. Un Familiare
10. Scimmia
11. Negli Anni 80
12. La fine Del Mondo

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C’è una cosa che va subito detta: questo è un disco libero nato da un’artista libera. Un disco che non è schiavo di nessuna moda, di nessun diktat discografico, che non ammicca ma segue un proprio percorso con coerenza, eclettismo e grande creatività.

Un disco che sa di rinascita, che riparte dal punto zero dell’essenza e dell’essenziale, senza mai rinnegare il prezioso passato (le significative esperienze condivise con Iotatola e Dimartino), gettando felicemente in mare le inutili zavorre (case discografiche, Siae e compagnia). Questo disco è un atto d’amore, una rivalsa, un urlo liberatorio.

“Per arte si muore” dichiarava qualche lustro fa Carmen Consoli in quel gioiello rivoluzionario che fu Confusa e felice. Era il 1997. Oggi, a quasi vent’anni di distanza, Simona Norato ribadisce con forza quello stesso credo illuminata da un fuoco altrettanto ribelle.

Una crisi dolorosa ma salvifica, quella vissuta con Iotatola (“ho voluto mollare la produzione con uno schiaffo… già da un annetto non condividevo più il loro modo di gestirci, di affidarsi a dei sogni di mainstream per cui bisognava aspettare l’evento enorme, tipo Sanremo), un taglio netto, cancellazione dai registri Siae compresi, per ricominciare. Un nuovo inizio che si affida all’attenta produzione di Cesare Basile, maestro e compagno di disobbedienza per eccellenza.

La fine del mondo è dunque progenie diretta di questo azzeramento. Dentro c’è di tutto, un microcosmo di sonorità e riferimenti che tuttavia non risulta affatto caotico, reso organico da un lavoro di amalgama magistralmente coerente. Si può danzare con gli spiriti di Esci e divertiti, ballata noir elegante e minimale contrappuntata da un piano fluido che s’intreccia ad accennate pulsazioni electro. Sullo sfondo atmosfere oniriche e trascendenti che rimandano agli Scisma, gruppo cult degli anni ’90 capitanato da Paolo Benvegnù. Domina ancora la struttura voce-piano nell’intensità nostalgica di Betty blu che sorprende per gli improvvisi strappi fusion-prog che la dicono lunga sugli intenti sperimentali dell’opera. Welcome home, in apertura, è il brano che più rimanda al padrino Basile con richiami marcatamente blues-noir ed echi di ampio respiro che sfiorano Anna Calvi e Pj Harvey. Vertigine blu è un riuscito e dichiarato omaggio ai Bluvertigo, tra le tinte dark della prima parte, oggettivate dall’immancabile piano, e l’apertura new wave-electro di stampo eighties della seconda, il tutto aggiornato all’odierna lezione St. Vincent. È anche, citando l’autrice stessa, “il primo sputo su quell’industria discografica che non mette più al centro la musica. Elogio alla bellezza del viaggio che nessuno, al di fuori di me, può rubarmi”. Il secondo sputo sull’industria è Scimmia, vero e proprio manifesto programmatico della Norato, un urlo apache su dosi massicce di electro-pop di matrice ancora eighties. “Trovo un discografico, piuttosto torno scimmia”, sembrano non esserci dubbi sull’alternativa migliore da perseguire. E l’amore per la golden age torna manifestamente sui synth della danzereccia Negli anni 80, spingendo il beat fin quasi alla techno tra Subsonica e Bluvertigo. C’è il pop al vetriolo di Un familiare che vira verso un punk sghembo e psicotico e c’è ancora il blues suadente e fedifrago de La sposa americana. Lo scultore alterna eccelse melodie per voce e piano a improvvise sfuriate rock dal sapore funky-poliziesco stile Calibro 35. Mezza mela è la più breve ballata d’amore mai scritta coi suoi 43 secondi di visionario romanticismo a bassa fedeltà, mentre Intervallo è un divertissement strumentale felicemente retrò.

E c’è poi La fine del mondo, perché la fine non è che l’inizio, che conquista con la forza della sua semplicità, la bellezza di una melodia rotonda e perfetta che si marchia indelebilmente a fuoco nella memoria.

Questo disco è in definitiva una summa efficace di varie decadi musicali combinate ecletticamente in un’unica grande opera destinata a lasciare inevitabilmente il segno.

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