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The Holydrug Couple – Moonlust

2015 - Sacred Bones
psych / pop / indie

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Tracklist

1. Atlantic Postcard
2. Dreamy
3. Light or Night
4. French Movie Theme
5. If I Could Find You (Eternity)
6. I Don’t Feel Like It
7. Concorde
8. Baby, I’m Going Away
9. Generique Noir
10. Submarine Gold
11. U Don’t Wake Up
12. Remember Well

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Altro giro, altra corsa per Sacred Bones ed i suoi Holydrug Couple; la label di Brooklyn tiene alta la bandiera cilena, dopo la recente release di “III”, ultima fatica dei Föllakzoid, ed anche grazie al duo targato Sepulveda-Parra. Il ritorno in pista della band psichedelica è quantomai scintillante: laddove i riverberi sessantiani zompettavano tra organi e percussioni, adesso uno spesso strato di synth ed effetti troneggia su tutto il resto, lasciando però la solita essenza acida e vaporosa prodotta dai due sudamericani.

Suona già nuova l’apertura, con la drum machine e le tastiere di “Atlantic Postcard”, brano strumentale che detta il mood generale del disco. Pare che gli Holydrug Couple stiano ricalcando il percorso dei caposcuola della rinascita psichedelica, i Tame Impala (chi ha ascoltato i nuovi singoli?), mostrando devozione verso i luccichii degli apparati elettronici: cosa non nuova, certamente, nella psichedelica, ma che esercita sempre un certo fascino nell’ascoltatore, proprio mentre scopre che il complessino tutto “pedali ed echi” sta mostrando un debole per altri suoni. E Poi? E poi arriva “French Movie Theme”, che non si scorda di certo delle chitarre, creando un buon intreccio tra le sei corde; è curioso anche sottolineare come, in fondo, i brani migliori del disco (come nell’album precedente, in parte) siano gli strumentali, che parlano più di quanto non possa fare Sepulveda con i suoi testi – al di là del nobile cognome che porta, e che rimanda ad un certa predisposizione verso l’esprimersi in versi – .

“Moonlust” è un disco che lentamente decelera, invece di insistere e di portarci verso un finale deciso. È un disco intenso, che punta più sul pathos e sulle atmosfere oniriche che sulla sostanza: decisamente più pacato ed in punta di piedi rispetto al precedente “Noctuary”, anche grazie a pezzi come “Baby, I’m Going Away”, in cui si sfiora la melassa pop, ma sempre con una certa classe; l’unico, vago e gustoso richiamo ai suoni dell’opera precedente si manifesta (pure nel titolo) in “Generique Nocturne”, altra strumentale, non a caso. “U don’t wake Up” è, a dispetto del titolo, l’ultimo risveglio, l’ultimo colpo di reni prima di un finale sonnecchioso, affidato agli strawberry fields di “Remember Well”, che insistono sulle nenie acidine che aleggiano nel disco.

Una prova quindi a tratti interessante, ma che purtroppo non rappresenta il tanto sospirato “salto di qualità” che ci aspettavamo dopo la prova intrigante di soli due anni fa. Ad ogni modo potrebbe pure rinfrescare le prime afose giornate d’estate, senza pretendere troppo dalle vostre orecchie.

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