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Stravaganze #1: intervista ai QUIET ENSEMBLE

“Ci sono sempre in giro degli stravaganti. Il mondo senza di loro sarebbe un luogo troppo noioso.” (Arthur Conan Doyle, Il taccuino di Sherlock Holmes, 1927)

In questa rubrica parliamo di strane sonorità, di strumenti musicali insoliti, di esperimenti al di là della musica stessa. In poche parole, parliamo di stravaganze.

quietensemble

Quiet Ensemble. Questa nuova rubrica di Impatto Sonoro non può che aprirsi con loro. Tra immagini e suoni, giochi di luce ed esibizioni insolite, questo straordinario gruppo riesce a portare la musica ad un altro livello. L’occhio è strettamente collegato con l’orecchio. Per capire bene di cosa si tratta, non vi resta che sbirciare qualche loro video:

The Enlightenment from Quiet ensemble on Vimeo.

Luci, ombre, rumori, oggetti, animali, persone, strumenti musicali: usate davvero di tutto per i vostri live. Al di là del rumorismo, al di là di qualsiasi forma di teatro. Come nasce questo progetto molto particolare?
Il Quiet ensemble nasce cinque anni fà, il primo progetto fu Quintetto (un orchestra di pesciolini rossi).. ci fu commissionata un’ installazione interattiva e insieme pensammo subito che avremmo voluto evitare l’interazione umana, non ci interessava l’approccio ludico dove un fruitore entra in un ambiente e lo modifica. Volevamo creare qualcosa che potesse sorprenderci, far interagire un soggetto dalle azioni inaspettate e contribuire con un nostro input razionale, definendo così un equilibrio tra il caos e il controllo. Così decidemmo di lavorare con i cinque pesciolini rossi.. fu veramente una rivelazione per noi, ci si aprì un ventaglio di ricerca infinito, quello che avremmo dovuto fare da quel momento in poi era guardarci attorno, ascoltare, guardare di nuovo e ascoltare ancora più a fondo le cose, i concerti e gli spettacoli meravigliosi si rivelano solamente dal momento in cui si è aperti ad accoglierli.

In cosa consiste esattamente il vostro esperimento? Come fate a realizzare scenografie del genere, effetti simili? Quanto lavoro c’è dietro?
Ogni progetto ha un processo diverso, come la mole di lavoro e i possibili collaboratori. Partiamo sempre da un’ idea, da un suggerimento esterno.. come una mosca che vola attorno ad una lampadina o una pozzanghera che riflette la luce al passaggio di un automobile. Poi cominciamo un processo concettuale in cui ipotiziamo il modo migliore di comunicare al pubblico quel che è fondamentale per noi. Tendiamo ad un approccio di sottrazione dove eliminiamo gli elementi futili (aspetti sonori, scenografici etc..) per rimanere poi all’essenza delle cose. Quindi un suono , un elemento scenografico o una luce sono sempre fondamentali e congeniali all’opera.

“The Enlightenment” è un connubio tra suono e luce. Un concerto speciale in cui i neon e le lampade sostituiscono in qualche modo gli strumenti musicali. Un approccio diverso alla musica che va oltre qualsiasi concezione possibile di sperimentazione. Da dove arriva un’idea del genere?
Eravamo alle prese con un progetto teatrale, il Faust di Goethe.. dove si tentava l’utilizzo della sala teatrale come unico strumento musicale possibile. Abbiamo ripreso dal Faust l’idea di assenza di anima, abbiamo quindi deciso di eliminare l’anima fondamentale del teatro che è l’attore (uomo), svuotando così la sala teatrale dell’uomo volevamo far “parlare” lo scheletro-contenitore dell’anima assente. Durante le varie prove, sperimentazioni, microfonazioni etc.. abbiamo sentito la voce di un tubo al neon.. poggiando una bobina di rame sul reattore della lampada ne abbiamo estrapolato il suono originale.. appena abbiamo visto la luce e sentito il suono abbiamo avuto l’illuminazione.. così abbiamo ipotizzato The enlightenment.

“Orchestra Da Camera” invece è un’installazione in cui 40 topolini corrono su delle ruote facendo suonare i carillon collegati ad esse. Una cosa simile è stata fatta anche con “Sul Rumore, Ascolta” in cui il protagonista è il canto di alcuni diamantini. Avete ricevuto mai qualche critica verso questo tipo di concerto che vede come “strumenti musicali” degli animali?
Certamente.. Gli animali con cui abbiamo lavorato fino ad oggi hanno suonato con noi, non siamo stati noi a suonare loro. Abbiamo collaborato con biologi per capire le possibilità e i limiti delle creature specifiche delle installazioni-concerti, siamo molto attenti, utilizziamo la natura perché amiamo la natura.

“Quiet Ensemble” ma così “quiet” non è, l’impatto anzi è fortissimo. Da dove viene questo nome?
Per “Quiet” intendiamo il momento della Quiete, quello specifico momento in cui nel caos insistente delle cose decidi di fermarti.. a guardare e ad ascoltare. L’idea dell’ensemble quieto, silenzioso.. vuole rimandare alla miriade di concerti inaudibili ad un ascolto superficiale, vuole porre l’attenzione sull’enormità e potenza delle piccole cose apparentemente silenziose ed invisibili ma che abbiamo sotto gli occhi ogni momento della nostra giornata.

Cosa ascoltano i Quiet Ensemble al di fuori dei loro live e delle loro sperimentazioni?
Ascoltiamo di tutto, tranne i nostri live e le nostre sperimentazioni.. le sconsigliamo calorosamente.

Avete in mente altre follie? Cos’avete in serbo per noi?
Abbiamo appena terminato una residenza artistica a Den Haag (Olanda) dove abbiamo avuto l’idea per un nuovo progetto. Di base la ricerca focalizza sull’idea di riflesso, sonoro e luminoso. Possiamo accennarvi che i soggetti dell’opera saranno degli oggetti riflettenti che subiranno diverse trasformazioni e stadi fisico-emozionali, spostati dal suono e dalla luce che dipingerà lo spazio.

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