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King Gizzard & The Lizard Wizard – Quarters!

2015 - Heavenly Recordings
garage / rock

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Tracklist

1. The River
2. Infinite Rise
3. God Is In The Rhythm
4. Lonely Steel Sheet Flyer

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Un-due-tre-quattro, HOP! Un-due-tre-quattro, HOP! È il ritmo dell’instancabile marcetta della corte di Re Gizzard, che con quest’ultimo “Quarters!” manda alle stampe il secondo LP nel giro di cinque mesi scarsi.

La band australiana si è prodigata in un’ultima, mirabolante fatica, che ravviva il coloratissimo mondo del mago lucertola, questa volta a colpi di jazzy rock e suggestioni DeadHead; è così forte l’influenza di Jerry Garcia (nella composizione e nel suonato) e dei suoi i dimenticati Grateful Dead, ma l’ispirazione del sestetto magico non si ferma alle suggestioni psych di Captain Trips, affondando il dito nella cremosa chitarra mex e fusion di Santana, quello degli anni settanta, quello che vedeva nel manico della sua Gibson un cobra da domare e pronto a mordere le prime file.

Morde l’ascoltatore, infatti, l’attacco quasi swingato di “The River”, un picco compositivo nella già vasta produzione dei KG&TLW, brano questo accompagnato da un video che ne ricalca bene la linearità, e che a sua volta riassume l’andamento e la composizione del disco: quattro lunghe tracce, dalla meticolosissima durata di 10 minuti ed 11 secondi l’una. E quando l’ipnotizzante “The River” svanisce, così com’era iniziata, è il turno di “Infinite Rise”, che si riavvicina nei suoni e nello stile alle precedenti produzioni della band: il canto del gallo si fonde alla Fender di Re Gizzard, svegliando l’ascoltatore, o forse ripiombandolo nel subconscio, grazie alla sognante e ciondolante “God is in The Rhythm”, perché il Diavolo è nei dettagli, nel languido riff che quasi rievocherebbe i fantomatici “balli struscioni” alla Elvis. Tanto di cappello, direi. Il finale, non troppo pirotecnico, è affidato ai riverberi arabeggianti di “Lonely Steel Sheet Flyer”, brano decorato da percussioni e poi da echi tex-mex, tant’è che potrebbe pure ricordare il sound di un altro grande gruppo della psichedelia recente, gli Allah-Las. Ma la pasta è un’altra, e il Mago Lucertola è determinato, scaglia l’ultimo artefatto in un finale che si affievolisce sotto la sabbia, con chitarre ed un bel gioco di effetti.

Laddove infatti il gruppo australiano peccava di hybris, concedendo troppo spazio alle distorsioni (alle lunghe fastidiose per i liquidi aurali), qui allenta un po’ la mano, e dimostra maturità e gran gusto, considerando anche che “Quarters!” è stato quasi interamente realizzato in jam sessions durante l’ultimo tour.

Prova superata, quindi, per la corte di Re Gizzard. Lunga vita al Re.

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