JACKSON BROWNE – Teatro Manzoni, Bologna, 25 maggio 2015

Jackson Browne è uno degli esseri umani migliori del XX secolo. Tutti ne parlano bene, persino i più arcigni cantautori che lo accompagnarono negli anni e che hanno litigato con tutti i compagni di percorso meno che con lui (David Crosby, per esempio). Bello, intelligente, simpatico, creativo, impegnato, concreto, ironico, profondo e così via. Anzi sarebbe meglio dire che più che un essere umano, è l’intero catalogo delle virtù umane da sfogliare ed invidiare, nonostante una vita che ha dovuto spesso fare i conti con la morte (il suicidio della prima giovane moglie Phyllis Mayor e la scomparsa del suo “tutore artistico” Lowell George sono soltanto i lutti più famosi) e con diverse sventure sentimentali (con l’attrice Darryl Hannah su tutte). Ed è questa genealogia illustrata del dolore il tema principe della sua epopea malinconica, una malinconia che non molla mai l’ormeggio con l’isola difficile eppure sempre all’orizzonte della speranza ed anzi ne ricama sempre un risvolto inaspettato là dove accade il miracolo della vita e vige ancora la possibilità dell’amore. Il tutto con una visione dell’uomo mai come monade isolata, ma come animale sociale in una società ingiusta, quella americana, che ha denunciato con ammirevole ostinazione, così come con altrettanto coraggio ha saputo parlare dei piccoli rimpianti e dei grandi desideri che sono il fulcro centrale del destino di ogni anima, da campione assoluto di onestà intellettuale ed emozionale quale è.

Quando sale sul palco al Teatro Manzoni di Bologna sul suo volto compaiono diverse rughe del tutto fisiologiche per un mortale di sessantasei primavere, ma lo spirito non è scalfito dall’usura del corpo, semmai arricchito dalle esperienze di una vita intera: “tutti, indipendentemente dai nostri dati anagrafici, nella nostra testa pensiamo di aver sempre un’età compresa tra i 30 e i 35 anni”. E tutti si sono sentiti immersi in quell’atmosfera, quel sogno mai domo di un’eterna giovinezza in cui Jackson Browne ha sospinto il pubblico a sostare ancora una volta, perdersi per ritrovarsi, il tutto nell’arco di due ore e un quarto, con un doppio bis, una valanga di applausi e i più grandi successi della sua discografia. A margine dal palco, ma centrale nel giudizio della serata a tu per tu col cantautore californiano, l’incredibile energia instaurata con un pubblico già caldissimo, che si scalda al punto da seguire gli ultimi pezzi del repertorio in piedi. Il suono di Browne e della sua band è avvolgente, rodato ed eclettico, passando in rapida sferzata dal rock più classico di cui Browne è fautore agli echi Byrdsiani di parte della sua produzione, dall’epica desolazione di un rodeo western abbandonato a mellifluità country che sono spanne vitali di fedeltà all’universale, fino al pacifico e profondo abbraccio pianistico che Browne riserva alla platea nei momenti più gonfi di emozione dell’intero set. Oltre venti le canzoni di una setlist strepitosa, i cui momenti migliori sono The Barricades Of Heaven, Looking East, These Days, For Taking The Trouble, For A Dance, Fountain Of Sorrow, The Road, Late For The Sky, Doctor My Eyes, Running On Empty. La scaletta dei sogni di qualsiasi suo fan.

E’ facile pensare a un concerto del genere come ad un generico tuffo nel passato, eppure la vera alchimia della serata è stata la sorprendente contemporaneità dell’approccio e delle canzoni di Jackson Browne, capaci ancora di indicare al pubblico una possibilità di senso alla portata di tutti, qualcosa da raggiungere insieme. E qualcosa che scaturisce da una canzone risentita centinaia di volte eppure ancora capace di distillare una inedita carezza, una direzione inesplorata, un nuovo sogno da eterni dilettanti della vita mai stanchi di imparare, forse infine qualcosa solo capace di accompagnarci a casa con dolcezza antica e rivelatrice di nuovi significati. Infine prepararci a quel momento in cui le luci si accendono, la magia finisce e la vita continua il suo corso, stavolta con l’esperienza della magia nel cuore, grati dell’esperienza della magia e pronti a riconoscere la magia a venire.

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