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Envy – Atheist’s Cornea

2015 - Temporary Residence Ltd.
post-hardcore / emo

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Tracklist

1.Blue Moonlight
2.Ignorant Rain at the End of the World
3.Shining Finger
4.Ticking Time and String
5.Footsteps in the Distance
6.An Insignificant Poem
7.Two Isolated Souls
8.Your Heart and My Hand

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Tetsuya Fukagawa rimette fuori la testa (e l’ugola) su una creatura non sua (i Mono) dopo cinque anni di silenzio e scatta la domanda fatidica: ma gli Envy?

L’oscurità che avvolge il Giappone schiude così le sue spire di nebbia per rispondere a questa domanda. “Atheist’s Cornea” si erge, così, inesorabile dalla palude pronto a straziare cuore e nervi. Se già il precedente “Recitation” si è inciso a forza nell’anima di noi stronzi amanti dell’emozione ad alto voltaggio, questo nuovo lavoro si imporrà come unica legge in questi anni di vuoto spastico.

Le porte del tempio del dolore si aprono sull’arpeggio di “Blue Moonlight” e spianano la strada per nevrasteniche sfuriate e deliri in tempi spezzati intrisi di lacrime, le stesse lacrime che sgorgano sull’emo meraviglia di “Shining Finger”, che lenisce la mancanza dei Mineral in questo cacofonico mondo di emuli (o emOli, ohohoh) e ci dona un Tetsuya spoken wordante (in attesa dell’esplosione liberatoria tra grida e fantastiche melodie vocali figlie dell’elettrogenesi degli ultimi Mogwai, fratelli mai così vicini come in questo caso) e un piano elettrico morbido e alienante nell’intermezzo, deflagrante nel finale armonizzato.
Quando il tempo si dimezza il mostro elettrico mostra tentacoli e zanne ed è subito guerra hardcore, così prende forma l’assalto mortifero di “Two Isolated Soul”, pura ed inesorabile rabbia insensibile ad un qualsivoglia tipo di pace interiore, perfetto ponte con il proprio passato remoto; lo splendore della calma di un mare in tempesta trova approdo nell’epica elegia di “Ticking Time And String”, pachiderma disperato in corsa verso la morte trafitto senza pietà dalla viola di Narui Mikiko, con finale perfetto per un elogio funebre. “Ignorant Rain And The End Of The World” riassesta questo treno feroce sui binari post-hc che ben conosciamo, senza ripetersi, semplicemente riproponendosi come Signori di questo genere (non me ne vogliano i miei amati Touché Amoré).

Ancora una volta gli Envy, scevri dell’hype che caratterizza i corrispettivi statunitensi (e anche italiani, e chi ha orecchie per intendere intenda a chi mi sto riferendo), fanno parlare la propria musica nella formidabile forma del “meno parole più schiaffi”. Ancora una volta sono emozioni che si sprecano ma che sprecate non vanno.
Arigatou Gozaimashita.

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