MARIA ANTONIETTA + THEGIORNALISTI – Scuola Holden, Torino, 22 luglio 2015

maria-antonietta

La prima volta che ho visto Maria Antonietta era tutto molto diverso, praticamente un concertino Punk su un palco largo quanto la gran cassa del batterista. Ieri invece era un’altra cosa, quello che si può definire un vero e proprio show.

Ma partiamo dall’inizio, ovvero dai Thegiornalisti, che hanno arroventato in un attimo il clima già di per sè insopportabilmente caldo di Torino con il loro Pop rock dal gusto retrò. Tommaso Paradiso, frontman della band romana, sale sul palco della Scuola Holden malconcio e mal vestito, sciatto e visibilmente accaldato: si strofina le palle per tre quarti della performance, ma musicalmente dimostra un’intensità che emoziona sin dal primo ritronello.
Quella che per alcuni avrebbe potuto sembrare la band di spalla del forse più altisonante nome di Maria Antonietta, si rivela presto essere una degna co-protagonista, soprattutto grazie al numero impressionante di fan che cantano a squarciagola ogni canzone (cosa che con Maria Antonietta non succede quasi mai).
Una delle canzoni più attese è senz’altro “Fine dell’estate”, preceduta dalla richiesta del cantante di sapere dal pubblico dove indicativamente fosse il mare, con successivi (comprensibili) pareri cotrastanti. La simpatia dei quattro elementi si mescola alle loro belle canzoni, malinconicamente estive, dispimpegnate il giusto, sincere e taglienti quanto serve. Quando sembra che debbano uscire di scena, Paradiso se ne esce fuori che in effetti qui a Torino siamo in fissa con “Promiscuità”: ne consegue il delirio assoluto. Dopo lo speratissimo annuncio, la musica parte e in dieci secondi mi ritrovo il sudatissimo Tommaso davanti, con il pubblico che gli aveva fatto spazio accerchiandolo. L’ha cantata tutta in mezzo a noi, tra gente che si sgolava nella speranza di poter avere davanti il suo microfono e sentirsi protagonista insieme a lui.

Dopo un cambio palco intervallato da strani accoppiamenti musicali tra Venditti e Gorillaz, arriva finalmente lei, Maria Antonietta, con il suo tubino nero e i capelli rossissimi, ma soprattutto spalleggiata dai Chewing gum, trio Indie-Pop con cui ha stretto una recentissima collaborazione (l’Ep “Maria Antonietta loves Chewingum” ne è testimonianza). Subentra dunque il presagio della sperimentazione, ma durante un concerto delle sperimentazioni frega ben poco e la cosa che inizialmente crea maggior spaesamento (almeno a me) è per quale assurdo motivo non ci sia la batteria. In effetti non c’è, sostituita dai ritmi elettronici prodotti dai componenti della band di Senigallia, con cui la musicista propone versioni riarrangiate, a volte fino allo stravolgimento totale, del suo repertorio.
Ci si mette un po’ ad abituarsi, lo dimostra il fatto che ogni volta che la cantautrice pesarese prende in mano la chitarra per fare qualche versione acustica, si sentono urla del tipo <Falle tutte così!> Oppure << É così che ci piaci!>>. Maria Antonietta, comunque, continuerà a fare quello che le pare, esattamente come dice nel testo della successiva e attesissima “Giardini comunali”, anche questa nella sua inedita veste elettronica. Piano piano comunque ci si abitua, la gente inizia a prende il giro giusto e la pioggerellina che inizia a cadere verso la fine del concerto ci rende tutti più felici, spingendoci a muoverci un po’ di più.

Bello spettacolo comunque: due performance diverse ma ugualmente meritevoli. Poi non so, Maria Antonietta ha annunciato che è stanca e che forse smetterà con la musica e cambierà lavoro. Sembra che voglia fare la casalinga. Non so se l’ha già detto altre volte, ma io non ci credo, lo scrivo solo perchè nel caso ho fatto lo scoop.

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