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Health – Death Magic

2015 - Loma Vista
noise / electro

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Tracklist

1.Victim
2.Stonefist
3.Men Today
4.Flesh World (UK)
5.Courtship II
6.Dark Enough
7.Life
8.Salvia
9.New Coke
10.L.A. Looks
11.Hurt Yourself
12.Drugs Exist

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L’attesa di sei anni per un effettivo nuovo album degli HEALTH potrebbe sembrare eccessiva a chi non ha seguito gli altri progetti di Benjamin Miller e soci. Di sicuro la colonna sonora realizzata per quel bel pezzo di narrativa videoludica che è stato Max Payne 3 non si qualifica come ascolto essenziale, ma è un prodotto pienamente loro e oltremodo gustoso anche separato da sparatorie e insulti in brasiliano.

Per questo nuovo DEATH MAGIC si rincorrevano voci che, alla fine, i nostri avessero ceduto alle derive commerciali, spiaggiandosi su una certa orecchiabilità spinta che nessuno si sarebbe aspettato. Come spesso succede, la verità è nel mezzo.
DEATH MAGIC non è l’album pop degli HEALTH, questo toglietevelo pure dalla testa; allo stesso tempo, però, è innegabile che i flirt con l’orecchiabilità pura son stati posti in primo piano e la voce di Duzsik è ben più evidente e meno monocorde rispetto al passato.
I nostri non perdono tempo a ricordarci che sono tornati in piena forma con il singolo STONEFIST, alternando un ritornello malinconico con cannonate di rumore bianco in piena faccia e un andamento medio tremendamente sornione.
MEN TODAY riparte con tonnellate di percussioni incattivite, biglietto da visita della band californiana, ripartenze blast-beat elettroniche come se piovesse, synth che macinano. Uno dei pezzi migliori dell’intero album. Il trittico si conclude con l’altrettanto eccellente danzereccia FLESH WORLD (UK) in cui si prende atto “we die, so what?”, e via di rumore bianco, sospiri, controcanti giustissimi e un’orecchiabilità decisamente innegabile.

Fin qui DEATH MAGIC sembrerebbe praticamente perfetto, ideale via di mezzo tra orecchiabilità e noise, ma proprio nel voler a tutti i costi percorrere questa pericolosa linea di confine, si finisce col perdersi qualche pezzo per strada.
COURTSHIP II scorre via senza lasciar traccia col suo fare tristanzuolo fasullo e il beat che è ripreso pari pari dalle sparatorie di Max Payne 3, senza una modifica che è una, pure DARK ENOUGH non rimane granché memorabile; episodi minori in un album di neanche quaranta minuti assumono un certo peso comunque. LIFE riprende la via dell’orecchiabilità ma stavolta pienamente allegrotta, senza sorprese di alcun tipo, con un testo n’attimo poco impegnato: “No I don’t know what I want, I know that I don’t know what I want”. Insomma, se proprio avete bisogno di elettronica orecchiabile e ballabile, ci sarebbero già gli ottimi Handsome Furs che son pure più sensuali.
L.A. LOOKS percorre una strada simile, intendiamoci non è che abbia niente da dire se gli Health decidono di buttarsi sul pop elettronico, ma da loro mi aspetterei qualcosa che non sia già sentito e strasentito, condito da testi tipo “it’s not love but I still want you”. Maddai? Perfetta per le nuove puntate di Gossip Girl.

DEATH MAGIC insomma finisce con l’essere una somma di parti oltremodo diseguali che produce un album piacevole, ballabile, scomodo, perfetto se siete incazzati neri o volete cullarvi in qualche dolcezza pop, tutto insieme appassionatamente. Personalmente avrei gradito una somma delle parti meno casuale, la dolcezza pop condita da botte di rumore bianco, violenza sentimentale senza ritegno e senza pietà. Così invece se la giocano in maniera paracula, volendo fare entrambe senza sforzarsi più di tanto.

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