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Ministri – Cultura Generale

2015 - Warner
rock / alternative

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Tracklist

01. Cronometrare la Polvere
02. Balla Quello che c'è
03. Estate Povera
04. Le Porte
05. Macchine Sportive
06. Io Sono Fatto di Neve
07. Idioti
08. Lei Non Deve Stare Male Mai
09. Il Giorno che Riprovo a Prendermi
10. Vivere da Signori
11. Cultura Generale
12. Sabotaggi

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Che qualcosa stesse cambiando, per i Ministri, una delle rock band italiane più influenti dell’ultimo decennio, era già parso evidente con “Per Un Passato Migliore”: l’attitudine violenta e incendiaria degli inizi aveva perso colore e le tinte opache si stagliavano su un orizzonte in continuo divenire che, per i Ministri, nell’Aprile del 2014, ha avuto un respiro anche molto europeo. Poco dopo, i meneghini avrebbero deciso di fare le cose davvero in grande per il nuovo disco.

Perché “Cultura Generale” vede la luce nel “Funkhaus”, lo studio che fu della Rundfunk Der DDR (la storica radio statale della Repubblica Democratica Tedesca) ed è figlio della collaborazione con tale Gordon Raphael, storico produttore degli Strokes. I primi due singoli (“Balla Quello che c’è” ed “Estate Povera”), almeno stando a quanto si poteva leggere sui social, hanno avuto un’accoglienza soltanto tiepida. Fredda, se si considera quanto forte sia il fil rouge che lega la band ai propri fedelissimi. Pronti, via e “Cultura Generale” permette di rilevare quanto forte sia l’approccio musicale, come era lecito aspettarsi in virtù di una registrazione in presa diretta che, in tal senso, ha giocato il suo ruolo. Ma emerge pure un sound che in alcuni punti si ammorbidisce rispetto al passato (nessuno pensi a  drammatiche derive pop), in cui, a perdere in termini di aggressività è la soprattutto chitarra del paroliere Dragogna, che, d’altro canto, non ha mai scritto (nel complesso) tanto bene quanto in questo disco.
E i Ministri son cambiati per davvero. “Cronometrare La Polvere”, l’opener, non ha un testo immediatissimo, ma è il primo segnale, la prima conferma. I Ministri cantavano la rabbia con un sound scarno ma esplosivo, i Ministri cantavano fieri il loro essere fuori, lontani e diversi da un mondo che non gli apparteneva e dal quale sono stati risucchiati, maturando un senso di disillusione che non è sconfitta né passività, ma semplice constatazione. Superati i due singoli (seconda e terza traccia, con “Estate Povera” che si lascia preferire per un songwriting più efficace), si giunge a “Le Porte” , un grido disperato lanciato mentre il pezzo esplode sui binari di un crescendo hard rock e poi “Macchine Sportive”, ritorno alle origini. A “Tempi Bui”, se non proprio a “I Soldi Sono Finiti”. Un pezzo tiratissimo, nervoso e molto arrabbiato. Ministrico, per dirlo in breve.
“Io Sono Fatto Di Neve”, insieme a “Lei Non Deve Stare Male Mai”, è l’emblema del nuovo corso: nel primo, Divi canta la propria debolezza (“Io sono fatto di neve, come le persone normali. Tu che vuoi scaldarmi, tu vuoi farmi morire”), nella seconda i Ministri confermano quanto forte sia l’impatto emozionale di “Cultura Generale”, con un pezzo che parla d’amore. Nel mezzo, “Idioti”: un po’ un inno generazionale destinato a far cantare, gridare e pogare come non ci fosse un domani. “Il Giorno Che Riprovo a Prendermi” è molto novantiano e simile a “Il Futuro è una Trappola” negli schemi. Segue il pezzo-bomba, “Vivere da Signori”, in cui sembra essere condensata tutta la grinta che non vien fuori nemmeno dall’alienata (ma originale e riuscitissima) titletrack e dalla conclusiva “Sabotaggi”, comunque dai testi molto ispirati.

Cambiare è spesso necessario e, a volte, capita di farlo senza nemmeno rendersene conto. I Ministri si trovano al confine fra la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo, che segna un passo fondamentale per una maturità ormai pienamente raggiunta. Sono cresciuti. È un disco la cui chiave di lettura va ricercata all’interno di un discorso più ampio, che coincide con tutta la loro discografia, tutto il loro percorso musicale, tutti i loro testi. Dovendo tirare le somme, probabilmente è il disco più difficile (e impegnato, per certi versi) dei Ministri, in cui la band non cambia i propri connotati, ma inserisce delle novità interessanti che, comunque, convincono. Ancora una volta.

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