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John Grant – Grey Tickles, Black Pressure

2015 - Bella Union
pop / songwriting

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Tracklist

1.Intro
2.Grey Tickles, Black Pressure
3.Snug Slacks
4.Guess How I Know
5.You & Him
6.Down Here
7.Voodoo Doll
8.Global Warming
9.Magma Arrives
10.Black Blizzard
11.Disappointing
12.No More Tangles
13.Geraldine
14.Outro

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La cosa che preferisco di John Grant è come la sua intera carriera da solista sia caratterizzata da uno stupendo “faccio il cazzo che mi pare”. Se il nostro dopo l’importante esperienza con i molto sobri The Czars, si era buttato su tonalità indie pop/rock piuttosto simili, il secondo disco invece era totalmente influenzato dalla sua passione elettronica, tirando fuori risultati a tratti magari non esaltanti, ma comunque apprezzabili.

Su questo terzo disco di nuovo John cambia nuovamente le carte in tavola, uscendosene fuori con un… ehm… electrofunk/alternative folk? E’ come se  il simpatico armadio avesse sentito Uptown Funk e avesse pensato “uhm sì interessante, ma è troppo allegra, piazziamoci sopra dei riferimenti a film horror e inni a persone escrementizie”. Et le voilà: Grey Tickles, Black Pressure.
A proposito di film horror, subito viene in mente la gustosissima Guess How I Know, blues distortissimo in cui il nostro s’incammina tra zombie, Cujo e demoni su un tappeto bello irritato di sintetizzatori e chitarre.
Non mancano anche un paio di guest, in particolare la Amanda Palmer su You and Him, che accompagna John lungo testi particolarmente piccantini tipo “You and Hitler ought to get together”, dedicata a una persona talmente positiva da doversi sposare Hitler così da imparare insieme a fare il decoupage. Follia pura ammantata da una confezione attraente che non suona proprio come il tipico John Grant ma piuttosto come Marina & The Diamonds. D’altronde non è la cosa migliore, non suonare mai come se stessi?
Normalmente sono tra i pochi che si sofferma ad analizzare i testi di un autore straniero, quindi potete darmi tranquillamente retta se vi dico che John Grant è tra gli autori più pungenti che potete trovare sul mercato al momento. Utilizza oltretutto un linguaggio molto “commerciale”, infarcito di riferimenti cinematografici e letterari, per comunicare sentimenti o descrivere situazioni e non butta mai un testo all’aria così solo per scriverlo; tutto è calcolato fino all’ultima parola.
Ovviamente non è tutto fuzz e funk, l’iniziale title track trova un Grant molto rilassato al pianoforte che fa quel che gli riesce meglio. Perlomeno così sembra perché poi nel testo lo troviamo scazzato a morte, arrabbiato nero contro i buonisti e frustrato perché non può lamentarsi visto che, insomma, ci sono bambini che hanno il cancro, e quindi niente. Così pure Down Here sembra quasi perfetta per i titoli di coda di un film dei fratelli Coen, con una chitarra acustica che accompagna il nostro nella sua traversata lungo oceani di desiderio, nella vana speranza di trovare qualcosa di sensato nella comunicazione tra due esseri umani.
Il singolo di lancio Disappointing con la presenza della grandissima Tracey Thorn come seconda voce, è il classico successo che non ti aspetteresti al primo ascolto. Comincia a infilartisi nella capoccia e a farti venire voglia di fare terrificanti passi di danza con la sua chitarra wah-wah che vien fuori di sorpresa e i suoi coretti anni settanta, mentre i nostri sciorinano una lunga lista di splendidi artisti che però sarebbero “disappointing” appunto rispetto all’amato di John.
In conclusione vi sono i pezzi probabilmente più reminiscenti del suo stile e che maggiormente si avvalgono della bella voce di John e della sua facilità nel richiamare atmosfere malinconiche, la chiusura con la vagamente seventies Geraldine è decisamente un gran bel momento.

Grey Tickles, Black Pressure potrebbe funzionare come summa dell’esperienza solista del buon Grant, in tredici pezzi il nostro ha tutto il tempo di flettere i muscoli, sperimentare e divertirsi. Fortunatamente, anche noi con lui.

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