Interviste

Intervista ai NIENT’ALTRO CHE MACERIE

foto press 4

Novembre è un mese pieno di contrasti e di emozioni. Sentimenti ripercorribili anche in un disco che esce in questo periodo, opera dei ragazzi che si celano dietro il progetto Nient’Altro Che Macerie. Hai Perso (clicca qui per la nostra recensione) è qualcosa che lascia stupiti, che distrugge la quotidiana banalità. È un disco ricco e variegato. Per saperne di più abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il gruppo.

Innanzitutto complimenti per questa uscita che riesce in modo cristallino a mettere in luce le vostre doti. La copertina di Hai Perso ritrae un sorriso femminile. Pelle levigata. Un tenue rossetto. Sopra il volto uno specchio infranto. Texture di ricordi andati al macero. Potete parlarci di come è nata la scelta di questa cover?
Simone: Potrei risponderti a tutte le domande con questa risposta ma provo a farla breve. È un sorriso amaro, furbo, avido, triste, tenero, perso. È un sorriso di una ragazza, ma sarebbe potuto essere quello di un uomo e avrebbe avuto lo stesso significato. È un ridere sopra alle sfighe, sopra alla tristezza, al vuoto che tante volte ci fa perdere. È una risata per le persone forti della loro ipocrisia e chi ne ha più ne metta. Questa foto racchiude tutto il significato del disco.

Avete scelto di confezionare Hai Perso non come un diario personale ma come un mantello che si può adattare alle spalle di chiunque. Come mai questo astrattismo? Cosa rappresenta per voi la sconfitta e il concetto di “vuoto depurato”?
Simone: La sconfitta è brutta, il vuoto è la paura, se depurato è un vuoto consapevole, un macigno che cade in testa e ti segna per sempre. Ma per “fortuna” ci si è resi conto che è proprio la vita quindi tanto vale riderci sopra (almeno provarci).
Matteo: Quoto in pieno Simone; in più credo che nessuno di noi sia caratterialmente portato a regalarsi completamente e fiduciosamente al prossimo e le cose che diciamo e facciamo lo rispecchiano abbastanza. In un epoca così frenetica e “pubblica” è necessario che alcune cose rimangano personali, mentali, astratte. La sconfitta poi fa parte del gioco e così anche il senso del vuoto, la percezione del nulla; è la consapevolezza a cambiare le carte in tavola.

Facile è il secondo estratto di questo nuovo lavoro. Una canzone particolare dove lo screamo tende a lasciare il passo ad uno slow-core avvolgente ma flebile. Tutto il disco è molto variegato e versatile rispetto al passato. Cosa è cambiato in voi?
Simone: Facile racchiude i Ncm. Riporta dritti alla copertina. A quel sorriso spocchioso. Ed è proprio quel sogghigno un po’ superficiale che nasconde una leggera consapevolezza, unico elemento di rottura rispetto ai due dischi passati. Sono le nostre idee cambiate: diventate un po’ più chiare.
Matteo: Abbiamo sicuramente seguito di più le nostre idee e i nostri stimoli piuttosto che un’idea di genere e stile. In realtà di concetti come genere, scena, stile, ecc., ce ne è sempre fregato molto poco; diciamo che rispetto al passato, anche riguardo alla musica, abbiamo tutti raggiunto una certa maturità/lucidità.

foto live 1

Abile inizia con una risata e si conclude con il ripetersi di “vagheremo nel nulla come è sempre stato”. Sembra di percepire un senso di leggerezza, nonostante tutto. Di non prendersi troppo sul serio. Siete d’accordo?Simone: Devo contraddirti. La leggerezza viene dopo il rendersi conto di non poter cambiare il tempo e i fatti che sussistono, di non avere le forze per tirare su le persone da terra e riempire il vuoto più totale nel quale si ritrovano. Quindi non è prendersi poco sul serio, ma adeguarsi e cullare questi “uomini senza strade”.
Matteo: Accettare alcune cose con leggerezza vuol dire semplicemente stare al gioco. E poi di saccenti, boriosi, artistoidi è pieno il mondo. Tutti artisti e tutti si prendono troppo sul serio. Noi abbiamo ancora l’arroganza di suonare quello che ci piace e dire che quello che vogliamo dire per il gusto di farlo. Saremmo uguali anche se avessimo la prospettiva di suonare solo nella nostra saletta prove e ci diremmo le stesse cose tra di noi davanti a una birra.

Una cosa che mi ha colpito molto di Sfida è la presenza di un non-testo fatto di puntini di sospensione. Come il non detto, il mal riuscito. Come è nata l’idea di mettere una traccia strumentale? Quale è il concetto di Sfida?Simone: Questo disco mi piace vederlo come una specie di sali-scendi di stati emotivi. Euforia, appannamento, angoscia, entusiasmo. Sfida è quel momento in cui, nonostante tu abbia da dire qualcosa, preferisci star zitto che dir stronzate. Poi è venuto da Andrea questo pezzo, ma a me piace vederlo così; abbiamo sempre voluto buttare dentro a un disco un pezzo solo strumentale.

Un’ancora che si solleva dal fondale marino e la nave che riprende a partire. Un disco che si conclude con un flebile rumore. Cosa vi rimane dopo Hai Perso?
Simone: Una terribile tristezza e non capisco il motivo visto che volevo un disco un pochino più felice.
Matteo: Rimane il ricordo del percorso fatto e delle sensazioni provate per arrivare al risultato finale

Come vedete la trasportazione del disco in sede live? E per concludere: siete contenti del rapporto che vi lega con V4V-Records e Controcanti?
Simone: Alcune cose potrebbero cambiare un filo, ma devo dire che questi pezzi li sentiamo molto e anche nelle prove vengono bene. Siamo molto contenti per Il rapporto con V4V e Controcanti sono delle bellissime persone e senza loro i Macerie non ci sarebbero. Poi, io vorrei i capelli come Mario in inverno e quello di Michele in estate. Comunque belle domande! Grazie!
Matteo: Qualcosina cambierà ma i pezzi ci sono e ci piacciono un sacco. Michele (V4V) è amico ormai di lunga data; è un pazzo scatenato che vive del suo amore sfrenato per la musica! Mario (Controcanti) è un amico più recente ma abbiamo subito legato; anche lui è una persona fantastica, umile ed entusiasta. E poi è un metallaro.

 

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