Recensioni

Antimatter – The Judas Table

2015 - Prophecy Records
rock / alternative

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Black Eyed Man
2. Killer
3. Comrades
4. Stillborn Empires
5. Little Piggy
6. Hole
7. Can Of Worms
8. Integrity
9. The Judas Table
10. Goodbye

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Prima di sedersi ad ascoltare un nuovo album degli Antimatter, quelle rare volte che succede, può essere utile tenere a mente che si tratta di un progetto e non di un gruppo.

La distinzione sembra di poco conto, ma così non è, poiché un progetto cambia faccia e rotta molto più facilmente, così com’è stato nel passato per il figlioccio di Duncan Patterson e Mick Moss. Essendo rimasto il solo Moss, con l’occasionale presenza della Vic Anselmo come seconda vocalist, il primo prodotto Fear of a Unique Identity aveva piuttosto convinto continuando su quella scia di rock malinconico tanto caro ai nostri con una scrittura efficace e un andazzo quasi progressive a tratti. Qui su The Judas Table, invece, è inevitabile notare un certo calo di attenzione.

Il nuovo lavoro sembra posizionarsi idealmente tra Fear e Leaving Eden, alternando tra l’anima rock (Stillborn Empires sembra proprio uscita dall’ultimo lavoro) e le tendenze più goticheggianti del passato. In questo senso, purtroppo, non vi sono particolari sorprese per chi segue già i nostri. Assieme ai momenti più rock non mancano, e come ti puoi sbagliare, le ballatone acustiche pseudostrappalacrime dove il baritono del nostro splende come non mai. Hole è un buon compromesso tra le due anime del gruppo, tenuta a freno in quanto a drammaticità e con delle belle percussioni.
Notiamo con piacere qualche minimo tentativo di andare oltre con un paio di sintetizzatori (come il discreto pseudosingle Killer) o qualche vaga atmosfera eighties, ma in generale sono tentativi che lasciano il tempo che trovano, non andando molto oltre.
The Judas Table se la gioca quasi completamente sul songwriting, a primo impatto non così immediato o efficace di altri classici della band. Alcune immagini, inoltre, sembrano non proprio adeguate per un disco che vorrebbe essere preso sul serio e buttarla sul drammatico, come A Can of Worms, che parla della classica persona velenosa che scarica le proprie negatività sul prossimo.
In particolare nessuna traccia lascia proprio il segno, forse giusto l’emotivamente carica Comrades a primo attacco, altre la giocano su un’orecchiabilità troppo forzosa che finisce col convincere solo parzialmente, Integrity sembra scritta con il pilota automatico. Il tutto poi ha un andazzo da “adult alternative” vagamente straniante, come se potessero essere la colonna sonora perfetta per la vita di un cinquantenne depresso. Andare a concludere, poi, con una lacrimevole Goodbye con sola acustica e voce, è davvero un colpo basso da cui non ci si riprenderà manco a calci nei denti.

Noto di aver calcato la mano sui lati negativi però non fraintendete, The Judas Table non è un brutto lavoro. E’ solo che era facile aspettarsi di più da Moss dopo l’ottimo Fear of a Unique Identity, considerando inoltre gli anni che separano le singole uscite discografiche dei nostri, ma penso che nessun appassionato avrà molto da lamentarsi neanche stavolta.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

www.impattosonoro.it utilizza i cookies per offrirti un´esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l´impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Scoprine di più | Chiudi