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Krallice – Ygg Huur

2015 - Avantgarde Music
black metal

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Tracklist

1.Idols
2. Wastes Of Ocean
3. Over Spirit
4. Tyranny Of Thought
5. Bitter Meditation
6. Engram

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Fissare lo schermo mentre si recensisce un album dei Krallice cercando di capire cosa cazzo scrivere è un’esperienza che meriterebbe un saggio a parte di almeno duecento pagine, ma non credo di avere questa fortuna (?) né tantomeno il tempo. Ancora di più di quanto ascoltato in passato, Ygg Huur ha una densità di materiale talmente elevata da beneficiare estremamente della completa attenzione dell’ascoltatore.

L’evoluzione del quartetto newyorchese è qualcosa su cui potete scommetterci le mutande e tenervele tranquillamente, nel corso di sette anni di carriera i loro miglioramenti sono stati netti, lenti, inesorabili. Così come i concittadini Liturgy la forzatura dei naturali limiti del black metal è stato il loro obiettivo costante, lavorando però ai fianchi. Il riferimento su questo nuova fatica è Giacinto Scelsi, probabilmente il compositore italiano più importante del secolo scorso, che maggiormente influenzò la classica contemporanea con i suoi lavori (e studi) sulla microtonale. Il riferimento, come è lecito aspettarsi da certi maniaci come i Krallice, non è casuale, considerando come i nostri saltino e si affatichino in maniera quasi maniacale su ogni singolo riff. Questi finiscono con l’avere una rilevanza centrale, avendo una funzione, però, angolare, quasi fossero pause in una sinfonia, abbellimenti all’interno di una composizione con una densità così elevata da diventarne il motivo centrale. In questo senso finiscono col trasformarsi quasi in assoli, nonostante non siano strutturati come tali né abbiano, per carità, la funzione di mostrare i muscoli.

Potrei finire con scrivere altre duecento pagine per spiegarli e ammorbare tutti fino alla morte e resurrezione, molto più facile è ascoltarli direttamente. La vecchia diatriba sul black-o-no diventa qui completamente inutile, visto che in Ygg Huur c’è ben poco che potremmo definire tale. Si avvicina, piuttosto, alla musica moderna contemporanea, così come ben dimostrano Wastes of Ocean e Over Spirit. Tyranny of Thought avanza con un incedere quasi marziale, un basso chiarissimo che sfrigola (?) in primo piano e si becca pure lo spazio per un paio di assoli, le chitarre di Marston e Barr unite in uno strillo continuo che accompagna i vocalizzi in screaming di McMaster.
Ecco, forse sono proprio questi a essere l’ultimo elemento ancora strettamente legato alla tradizione “metal classica” del gruppo newyorkese, continuando a portare quell’elemento rabbioso che ormai è del tutto mancante sia nella filosofia dei quattro sia nei testi, ormai pienamente filosofici e meditativi.
Perfetto seguito per un pezzo da novanta come Years Past Matter, che ancora confesso di non essere  riuscito ad assimilare completamente, Ygg Huur arriva con pochissimi proclami e ancor meno pubblicità, è musica pensante (e pesante?) per intenditori.

E’ un prodotto di quattro che stanno lì a migliorare costantemente e a mettersi in discussione a ogni singola nota, senza aver bisogno di altra pubblicità che di far sapere “abbiamo un nuovo album, eccolo”. Sei pezzi di durata media intorno ai sei minuti, prodotti in maniera sopraffina (ascoltate quel basso, una delizia), da consigliare esclusivamente a chi ha pazienza per ascoltare al di là della classica soglia emotiva e riuscire a godersi ogni singola raffinatezza.

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