Recensioni

Papa Francesco – Wake Up

2015 - Multimedia San Paolo / Believe Digital
prog-rock / pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Annuntio Vobis Gaudium Magnum
2.Salve Regina
3.Cuidar El Planeta
4.Por Qué Sufren Los Ninhos?
5.Non lasciatevi rubare la speranza!
6.La Iglesia No Puede Ser Una ONG!
7.Wake Up! Go! Go! Forward!
8.La Fe Es Entera, No Se Licua
9.Pace! Fratelli!
10.Santa famiglia di Nazareth
11.Fazei O Que Ele Vos Disser

Web

Sito Ufficiale
Facebook

IL PREDICOZZO DELLA DOMENICA

Quanti di voi avrebbero pensato di poter vivere per vedere tempi come questi, in cui monarchi e capi di Stato diffondono il proprio Verbo, oltre che via social network, persino attraverso opere musicali cantate, parlate, recitate e a volte scritte da loro stessi? Eppure ormai ci siamo e il disco “di” Papa Francesco non è certo il primo della serie.

Mentre lo ascoltavo, mi sembrava quantomeno strano che qualcuno come, per esempio, il Berlusca non avesse già pensato e messo in atto una trovata simile, se non identica. Dopo una breve ricerca, l’intuizione si è rivelata fondata. Già nel non troppo lontano 2011, proprio nel giorno in cui il Grigio Monti prendeva posto a Palazzo Chigi, il nostro caro B. in compagnia del fedelissimo Mariano Apicella, pubblicava la sua ultima fatica in campo artistico. Undici brani sentimentali fra la tipica canzone napoletana, la samba e altri ritmi latino-americani, con testi scritti da B. in persona fra Arcore e la Sardegna e musiche composte e arrangiate dal buon Mariano. Lascio a voi l’onere di immaginare il fil rouge che collega i testi delle varie canzoni.

L’ultima stravaganza dell’industria musicale applicata alla politica (in questo caso, con “l’aggravante” della religione) o viceversa (ossia l’ultima trovata dell’industria politica applicata alla musica) vede come protagonista Papa Francesco. Una circostanza perfettamente coerente con la figura di Papa riformista e provocatore, che si è costruito con interventi spesso in grado di provocare reazioni forti e scuotere, almeno in apparenza, l’albero millenario dello Stato Vaticano. Come vedremo, infatti, buona parte dei testi proposti in questo album è volto a trasmettere messaggi universali, che trascendono la fede religiosa e si rifanno direttamente alla natura umana che ci accomuna tutti, nessuno escluso.
La direzione artistica dell’opera, uscita in Italia il 5 Novembre, il 13 in Spagna e il 27 nel resto del mondo è stata curata da Don Giulio Neroni, responsabile di Multimedia San Paolo, il quale ha scelto di affidare la realizzazione del progetto a diversi nomi noti dell’industria musicale italiana, fra i quali spicca il nome di Tony Pagliuca, storico tastierista de Le Orme (una delle eccellenze del progressive rock italiano anni ’70), quale compositore e musicista nella maggior parte dei brani in compagnia di Dino Doni, conosciuto direttore d’orchestra, anche lui attivo sia in fase compositiva che esecutiva.
Altra coppia è quella composta da Giuseppe Dati (musicista e paroliere che ha collaborato con artisti come Raf, Marco Masini, Francesco Guccini, Paolo Vallesi e Laura Pausini) e Lorenzo Piscopo, musicista fiorentino che vanta collaborazioni con Anna Oxa, Articolo 31, Dirotta su Cuba, Gianluca Grignani e Stefano Bollani. A loro si deve la traccia conclusiva, di cui si dirà più avanti.

Analizzare un disco come questo non è un compito semplice, perché ci troviamo davanti a un’opera inquadrabile su diversi livelli di lettura. Per questo motivo, non può essere oggetto di una recensione superficiale o meramente informativa circa lo stile musicale, i musicisti che vi hanno preso parte oppure limitarsi a facili ironie, a cui peraltro opere del genere prestano generosamente il fianco (del tipo: “dopo Berlusconi e Bergoglio, speriamo che  Renzi non provi a mettere le sue supercazzole in musica”).

Il disco si apre con “Annuntio Vobis Gaudium Magnum”, in cui gli autori Mite Balduzzi ed Emanuele Chirco mescolano con successo il prog rock anni ’70 con il canto gregoriano del coro della Compagnia Aquero. Su questa base si svolge il breve discorso che Papa Francesco ha tenuto in occasione della sua nomina al Santo Uffizio. Nella seconda traccia, “Salve Regina” (Facchini/Veronesi), l’intreccio fra percussioni dal sapore tribale e un flauto traverso funambolico, circondano di un’atmosfera tropicale la preghiera cantata da Giorgio Kriegsch e le parole che Papa Francesco ha pronunciato durante l’incontro con i giovani argentini nella Cattedrale di San Sebastiano a Rio De Janeiro nel Luglio del 2013. Nel discorso, P.F. esortava i giovani presenti a guardare il prossimo, a guardarci l’un l’altro, con comprensione o, meglio, con compassione in senso stretto, etimologico, dal latino compati, composto di con- e pati (patire), il cui significato letterale è sia “sopportare” che “soffrire”. Soffrire e sopportare insieme al prossimo, condividere le nostre emozioni, fare nostre le emozioni altrui. Un messaggio di grande valore, che prescinde da qualsiasi confessione religiosa, importante a maggior ragione nella nostra epoca. Questa pare essere una delle caratteristiche di Papa Francesco, usare la religione cristiana per diffondere messaggi universali, sulla nota di base della fratellanza umana che prescinde da qualsiasi credo, condizione sociale o diversità biologica e culturale.
La terza traccia del disco, “Cuidar el planeta” (Custodire/curare il pianeta), a opera della coppia Pagliuca/Doni, si apre con una frase che Bergoglio dice di aver sentito pronunciare tanti anni addietro da un anziano: “Dio perdona sempre; noi uomini perdoniamo a volte; la terra non perdona mai”. Il messaggio è chiaramente rivolto a questioni di estrema attualità, in primis al cambiamento climatico in atto e in secondo luogo alla piaga della fame che flagella ancora oggi i Paesi “emergenti”, per non dire del Terzo Mondo, ché sarebbe politically incorrect. La chitarra classica pizzicata da Dino Doni e l’accordion suonato da Pagliuca, intessono un pop leggero dal sapore argentino, con un ritornello catchy. L’insieme viene completato dalla voce di Alessia Busetto, che mette in musica il Cantico delle Creature di S. Francesco, in perfetta coerenza con il tema dell’intervento del Papa che intervalla le varie strofe della canzone.
La traccia numero quattro, “¿Por qué sufren los niños?” (Pagliuca/Doni), è inquieta, a tratti tenebrosa, comunque suggestiva. Le parole di Bergoglio, insieme all’oboe di Serena Gani, al violoncello di Tiziana Gasparoni e al coro della Academia Ars Canendi, guidato dalla voce solista di Anna Tosato, creano un climax efficace che sottolinea la drammaticità del tema affrontato. La risposta di P.F. alla domanda che titola la canzone è: “imparare a piangere”. Perché piangere per le sofferenze a cui i bambini nel mondo ogni giorno sono sottoposti, significa compatire – nel senso già precisato prima – condividere il loro dolore. Solo in questo modo le persone possono rendersi conto della gravità del problema e cercare seriamente di porvi rimedio, invece che limitarsi a mettere mano al portafoglio in nome di quella che P.F. definisce “compassione mondana”. Anche in questo caso, la questione è universale, attiene alla natura profonda dell’essere umano, e il pensiero non può non andare ai frequenti scandali pedopornografici che scuotono le fondamenta dell’istituzione.
Con “Non lasciatevi rubare la speranza” (Pagliuca/Doni), P.F. si rivolge ai giovani, invitandoli ad avere alti ideali e a non lasciarsi togliere la speranza dal desiderio sfrenato per i beni effimeri e/o dall’ossessione del benessere, in piena coerenza con l’ideale francescano di povertà e in aperta contraddizione con gli usi e costumi vigenti da tempo in Vaticano e venuti alla luce di recente. L’effetto è quantomeno suggestivo, grazie al coro della Academia Aquero e della Academia Ars Canendi che si intrecciano in una melodia ricca di speranza, trionfale come può esserlo un’alba splendente che si leva sulla savana verdeggiante.
L’atmosfera africana è presente anche nella traccia numero sei, “La Iglesia No Puede Ser Una O.N.G.”, dove Francesco, dichiara espressamente che la Chiesa non deve chiudersi in sé stessa in quanto essa non è – e non può essere – una Organizzazione Non Governativa. L’affermazione è formalmente corretta, ma il paragone è insolito, in quanto lo Chiesa come istituzione/Stato difetta dei due requisiti essenziali che una O.N.G. deve possedere per essere definita tale: 1) il carattere privato (la Chiesa è di fatto l’istituzione di uno Stato, il quale, a sua volta, si identifica in essa in una sorta di rapporto uovo/gallina); 2) l’assenza di scopo di lucro. Al di là di queste considerazioni, il messaggio di P.F. è volto a comunicare l’immagine di una Chiesa-madre (il cui prototipo è Maria) che come tale porta nel suo grembo (in sé) Gesù. Dato che, attraverso il sacramento della Comunione, Gesù dimora in tutti noi e con noi si identifica, di conseguenza la Chiesa porta dentro di sé i Cristiani come suoi figli. Un’immagine che, personalmente, mi lascia perplesso, mentre mi domando quale dovrebbe essere a sorte dei fedeli di altre religioni.
Al numero sette troviamo la title track “Wake Up! Go! Go! Forward!” (Pagliuca/Doni), nonché primo singolo estratto dall’album. L’introduzione è un tipico prog-rock anni ’70, che con l’entrata della linea vocale risolve in un pezzo rock standard con una buona chitarra distorta. L’ottava traccia è l’anello debole della catena e non spicca per nessuna qualità in particolare, mentre la traccia numero nove, “Pace! Fratelli” (Balduzzi/Chirco), con la preghiera per la pace contenuta al suo interno, è stata fonte di riflessione. Nel suo discorso, P.F. rivolge una supplica a Dio affinché guidi gli esseri umani verso la pace. Se, per puro esercizio, giustapponiamo la concezione spinoziana di Dio a quella cristiana, ci rendiamo conto che nel momento in cui Dio si indentifica con la Natura, e quindi l’Intelletto (umano), pregare Dio per la pace significa pregare il nostro stesso lume naturale affinché ci aiuti a raggiungere l’armonia. Come dire che gli unici che possono salvarci siamo noi stessi: “emancipate from mental slavery / none but ourselves can free our minds” cantava Bob Marley.
La traccia numero dieci, “Santa Famiglia di Nazareth” (Pagliuca/Doni), con la sua preghiera per la famiglia (quella tradizionale, come suggerisce il titolo) testimonia più che altro un’occasione mancata per aprire le porte anche ad altre concezioni di famiglia e quantomeno per affacciarsi, anche se per poco, all’oblò e vedere come procede il XXI secolo là fuori.
La traccia conclusiva, “Fazei O Que Ele Vos Disser” (Piscopo/Dati), è una sorta di composizione new age, a cui il coro gregoriano conclusivo dona la solennità tipica delle canzoni degli Enigma. Nell’insieme, con i discorsi scelti per l’album, P.F. si pone in perfetta sintonia con il pensiero francescano, al cui ordine ha votato il suo papato scegliendo appunto il nome di Francesco. Ciononostante, non è ben chiaro a chi dovrebbe essere utile un’opera del genere. Di certo non ai giovani, almeno non alla maggior parte di loro, proprio il pubblico al quale appare diretta in primis, considerato il tenore dei discorsi selezionati. Cercare di rendere generazionalmente trasversale un messaggio utilizzando un mix di progressive rock anni ‘70 e canto gregoriano è anacronistico. La maggior parte dei giovani oggi viaggia su frequenze diverse, com’è giusto che sia. Il rap forse sarebbe stato più efficace. Nonostante l’attualità e l’importanza dei messaggi contenuti in alcuni dei discorsi, la sensazione che rimane alla fine è quella che molti di noi hanno provato, almeno una volta nella vita, nel sorbirsi il sacrosanto predicozzo della domenica.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

www.impattosonoro.it utilizza i cookies per offrirti un´esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l´impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Scoprine di più | Chiudi