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Il Teatro Degli Orrori – Il Teatro Degli Orrori

2015 - La Tempesta Dischi
rock/alternative

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Tracklist

1.Disinteressati e indifferenti
2.La paura
3.Lavorare stanca
4.Bellissima
5.Il lungo sonno (lettera aperta al Partito Democratico)
6.Una donna
7.Benzodiazepina
8.Genova
9.Cazzotti e suppliche
10.Slint
11.Sentimenti inconfessabili
12.Una giornata al sole

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Un ritratto del nostro Paese e della nostra società a tinte fosche quello de Il Teatro degli Orrori. L’album omonimo denuncia senza pietà il cupo periodo storico che stiamo vivendo, con un unico, tiepido, lampo di speranza alla fine. Implacabile, “Il teatro degli orrori” rappresenta per il gruppo di Capovilla una nuova fase più sperimentale ma non meno “neorealista”. Con i synth velenosi di Kole Laca a condire il tutto.

Si parte con l’acida e sarcastica “Disinteressati e indifferenti”, un’aspra presa in giro dell’arrivismo egoista di alcune generazioni, per proseguire poi con la martellante “La paura” e con “Lavorare stanca”, pezzo disilluso e denso di rabbia che entra nel cervello per insediarcisi completamente. Il disco prende una piega forse più triste ma non meno agguerrita con “Bellissima”, a suo modo dichiarazione d’amore ad una passione travolgente e dolorosa come quella per la musica per poi serrare di nuovi i ritmi con “Il lungo sonno”, ironico e brutale racconto di un partito che cambia, calpestando gli ideali di un popolo alla deriva e sputando sopra i diritti dei cittadini, di un partito che assiste dormiente alle ingiustizie di un Governo malato. Una svolta più distesa e malinconica arriva con “Una donna”, una sorta di elettrica “ballad”, fotografia di una combattente di una guerra non lontana da noi, immagine bella e spaventosa al tempo stesso. Ma l’attimo di “tranquillità” dura poco perché subito dopo arriva “Benzodiazepina”, dura e folle critica nei confronti dell’abuso di psicofarmaci (o di qualsiasi distrazione che ci faccia stare bene), con un’ira ardente sempre pronta a sfociare e con un delirio finale. Con il noise di “Genova” torniamo ai fatti del G8 del 2001, denunciando ciò che è stato, invitando l’ascoltatore a soffermarsi di nuovo su un bagno di sangue ingiustificato. I toni si alzano di più con “Cazzotti e suppliche”, un quadro contorto della condizione del lavoratore stanco di un sistema che lo schiaccia ogni giorno. Si volge quasi al termine con “Slint”, inquietante e disturbato monologo di un internato in un ospedale psichiatrico, perfetta descrizione musicale dei repentini cambiamenti della sua mente, forse considerati “anormali”, ma terribilmente logici. Si chiude con l’eclettica e isterica “Sentimenti inconfessabili”, funerale dei valori in nome della finta apparenza con un dialogo surreale accompagnato dal finale jazz alienato (un bop distorto alla Miles Davis ultimi tempi) e con l’andatura nevrotica di “Una giornata al sole”, un raggio di luce che squarcia la tenebra.

Coinvolgente e senza momenti morti, l’alt-rock de Il Teatro degli Orrori questa volta tocca una nuova dimensione, più psichedelica e in qualche modo più violenta del solito. Una fusione tra le origini del gruppo e qualcosa di nuovo, curato a livelli maniacali.

Un nuovo capitolo che mantiene certe sonorità noise e la massacrante ironia di sempre, elaborandoli e arricchendoli. Una realtà che vuole distruggere ogni nostra briciola di vita. Una realtà a cui possiamo resistere, con un po’ di coraggio. Una rabbia pungente che brucia e che reclama un mondo migliore.

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