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Loma Prieta – Self Portrait

2015 - Deathwish Inc.
post-hardcore

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Tracklist

1. Love
2. Black Square
3. Roadside Cross
4. Net Gain
5. More Perfect
6. Nostalgia
7. Never Remember
8. Merciless
9. Rings
10. Satellite

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A casa Deathwish Inc. la faccenda continua ad essere seria. L’etichetta di Jacob Bannon dei Converge è, sempre più a ragion data, il naturale successore della SST di Greg Ginn, visto il gusto e la propulsione con cui caccia fuori praticamente solo materiale di altissimo livello, nulla di nuovo, sia ben chiaro, ma il meglio dell’hardcore e derivati nuova/vecchia maniera. E hai detto poco, soprattutto in un momento storico in cui tutto sembra bello basta che sembri vecchio anche se in fin dei conti è una merda.

Qui il materiale si mischia e tutto esplode in dischi dal peso specifico di un tir, esattamente come nel nuovo “Self Portrait” dei Loma Prieta. Prodotto da Jack Shirley (già dietro il banco mix coi Deafheaven), il quarto disco della band di San Francisco si pone al primo posto tra i dischi “cazzodurosubitoora” di questo calderone infestato di cazzate che è il post-hardcore, o in qualsiasi diamine di modo lo vogliate chiamare. Insomma, è un disco indecorosamente scuro, granuloso e atto a devastare l’umore anche del più impenitente degli ottimisti. Si parte con il post-punk mieti-cuori di “Love” e si continua subito con la mortificazione hardcore fugaziana (con quell’intro “California Über Alles” che tanto piace ai vecchi) di “Black Square”, alienante marasma di cambi di dinamica senza pace, si posa il culo solo sulla sicurezza screamo della successiva “Roadside Cross”, infettata da aperture californiane al sapor melodico accompagnate da un batterismo al limite della misura black-metal. La disperazione vocale presente in questo album ha ben pochi rivali altrove, e le chitarre sembrano trapani pronti a schiantarti il cranio; i sei minuti di “Satellite”, suonati in punta di piedi con le sei corde che mutuano il linguaggio dalle mani di J Mascis in vista di un’esplosione emotiva oltre i limiti umani, vi strapperà ogni sorriso e voglia di allegria ed amore, “Net Again” chiama in causa maledizioni powerviolence che non fanno rimpiangere l’odio propagato al tempo che fu dagli His Hero Is Gone; c’è spazio anche per una sonora dose di melodia che chiama a gran voce il lascito degli American Football con la splendida “More Perfect”, melodia che diventa infinite sadness Deafheaven nella successiva “Nostalgia” segnata da cori spettrali e dolore assortito, oltre a staffilettate di batteria proprie del nuovo metallo nero statunitense, stessa situazione emotiva che ritroviamo nel feroce grigiore di “Merciless”.

A voler fare il disco perfetto a volte ci si riesce. Prendete nota, cari compaesani.

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