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The Mire – Vice Regalia

2015 - Self
black / post / metal

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Tracklist

1. Hell Libertine
2. Circle Of Manias
3. Gaslighter
4. Rain Gallery
5. Vice Regalia

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Celebrare lo scioglimento di un gruppo, specie uno ancora tremendamente in forma, è sempre un profondo lutto. Vale pure per i The Mire, gruppo inglese che lo scorso anno se ne uscì con l’ottimo False Cathedrals, inserito nella mia lista di fine anno, e che ha sempre seguito una carriera piuttosto variegata passando tra metalcore, sludge e post metal senza mai scegliere una direzione univoca.

Dopo averli conosciuti come spalla degli Year of No Light, la risposta per il loro nuovo sound dovremmo trovarla in Vice Regalia, pietra tombale dell’esperienza del gruppo. Probabilmente dovrei correggermi, poiché definirlo “esperienza di gruppo” è fuorviante: l’intero lavoro è stato scritto e suonato dal solo leader Robin Urbino. Normalmente l’ultimo singhiozzo di un gruppo che si proclama già dissolto dovrebbe essere una raccolta di quanto suonato in passato, su Vice Regalia invece i The Mire sperimentano e guardano avanti, con un certo ottimismo tinto di nero.
Il blast beat è l’elemento portante dell’intero lavoro, piuttosto che essere usato per una sorta di climax emotivo come spesso accade, diventa il ritmo alla base di quasi tutti i pezzi. Urbino pesta come un forsennato, allo stesso tempo dando maggior risalto ai suoi vocalizzi puliti rispetto allo screaming, stavolta relegato in secondo piano, pur rimanendo presente. E’ come se stessimo ascoltando un supergruppo fatto da membri di Coheed & Cambria, Cult of Luna e Porcupine Tree, un effetto devastante.
Hell Libertine si addentra nell’animo basico dell’essere umano, inginocchiato di fronte al potere, al sesso e al dio denaro, alternando un ritornello aggressivo a strofe melodiche. In mezzo ci infila svisate progressive, elettroniche, metalcore, sludge e violini. Gaslighter invece parla dell’autodistruzione tipica dell’umana specie, sempre alternando disperazione, melodia e aggressività, tracciando dei solchi particolarmente intriganti in un sottogenere sludge, o pseudotale, comunque piuttosto affollato. Su Rain Gallery addirittura Urbino si cimenta in un duetto con voce femminile su tessiture elettroniche, un esperimento non riuscitissimo ma comunque interessante, specie come preludio alla fine.

Negli ultimi cinque minuti della title track il nostro si guarda indietro, “così come tutte le cose migliori nella vita, anche il sole si consuma con il tempo e tutto quanto scompare”, accompagnato da cori quasi monastici, un andazzo disperatamente aggressivo accompagnato a una melodia che spezza il cuore, tuffato in un finale psichedelico ove chitarra, batteria, basso e pianoforte cercano di prevalere l’uno sull’altro.
Poi tutto scompare.

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