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Buñuel – A Resting Place For Strangers

2016 - La Tempesta International
noise / hardcore

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Tracklist

1.Cold or Hot
2.This is Love
3.I, Electrician
4.Jesus with a Cock
5.Dump Truck
6.Streetlamp Cold
7.Me and I
8.Smiling Faces of Children
9.Whipsaw

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Fatemi un piacere e lasciate ogni pregiudizio derivante da Afterhours e Il Teatro Degli Orrori fuori dalla porta. Lo dico prima a me (che non nutro più alcuna simpatia nei confronti delle due formazioni succitate, giusto per mettere in chiaro le cose), poi a voi. Lo faccio per dovere di cronaca, e dunque per i più disattenti, poiché la creatura denominata Buñuel consta della presenza di Xabier Iriondo, Pierpaolo Capovilla e Franz Valente. Fatto? Bene. Adesso, e questo invece lo dico per quelli attenti, lasciate fuori pure le aspettative di un suono in odor di Oxbow perché, dato che siete ATTENTI, saprete benissimo che a prestar l’ugola al gruppo c’è Eugene S. Robinson.

Fatte le dovute premesse passiamo alle cose serie, e di materiale ne abbiamo in quantità, tutto compresso nei neanche trenta minuti (corrispettivo in musica del frame in cui l’uomo col rasoio priva la donna del suo occhio) di “A Resting Place For Strangers”, primo album di questa NUOVA band, quindi bando alle ciance e alle polemiche. Mi preme dire che in Buñuel prende forma un palindromo essere meccanico, psicotico e furente che, da qualsiasi parte lo si guardi (o legga, o ascolti) ci si vedrà sempre e solo una cosa: violenza. Sonora, s’intende, ma il passato pugilistico di Robinson (avete letto/ascoltato “Fight”? no? allora fatelo e molte cose vi saran più chiare) si fa strada nella sua gola e si palesa nelle cuffie di pezzo in pezzo. La creatura è strana e semplice al tempo stesso, c’è tutto un mondo che guarda al noise-rock a cavallo tra ’80 e ’90, quindi The Jesus Lizard, Helmet, Cows, ma c’è anche un’attitude hardcore ferina e una follia kraut sempre ben presente nelle corde del buon Iriondo.
La sezione ritmica a mò di caterpillar da una parte, chitarra e gola dall’altra a cantare straziando i nervi, il gioco è fatto.
Si aprono le danze con la marcia tirata su sonorità dolorose che prendono le parti della componente noise di “Cold Or Hot”, cara ai lavori rumorosi di Robinson da Xiu Xiu in poi, per poi finire dritti di faccia su “This Is Love”, brutale e irrazionale sberla al piombo tirata all’estremo. Il lavoro malato delle chitarre/trapani di “I, Electrician” riportano alla mente la situazione industrial(e) teutonica, privata dei fronzoli wave per rafforzare l’odio punk primevo, cosa che accade anche sull’incipit inceppato dell’irriverente distruzione hc di “Jesus With A Cock”, con Robinson che si sgola senza pietà mentre il treno di carne s’infila dove deve. “Whipsaw” saluta la ferocia dei Black Flag mentre “Dump Truck” è uno stomp disastroso e disperato sempre sull’orlo di un precipizio noise marcatissimo, a ricordarci che il rumore (appunto) è padrone di casa di questo genere. “Me + I” mischia le carte in tavola, cambia la voce, mi chiedo chi sia la signorina che si sgola senza pietà sul pezzo e azzardo ipotizzando sia Julie Christmas dei Made Out Of Babies (mi piacerebbe molto fosse lei, e se ci ho preso vinco una bambolina), che trasfigura la parte violenta del pezzo mentre sorgono i germi che furono dei One Dimensional Man sulla parte “a bassa dinamica”, germi di rimando anche sulla legnata nevrastenica di “Streetlamp Cold” (canta Capovilla?), anche se, ribadisco, questa è tutta un’altra storia.

Ed è una storia che mi auguro continui perché in meno di mezz’ora questi signori han detto molto più di quanto abbian blaterato altri in settanta minuti. Se volete vederci una sfida cinematografica: Buñuel prende a calci Spielberg.

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