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Federico Albanese – The Blue Hour

2016 - Neue Meister
piano / experimental

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Tracklist

1. Nel Buio
2. Time Has Changed
3. Migrants
4. Shadow Land Pt. 1
5. Silent Fall
6. Céline
7. And We Follow The Night
8. Shadow Land Pt. 2
9. The Boat And The Cove
10. The Blue Hour
11. Interlude
12. My Piano Night
13. Stellify

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Il secondo lavoro di Federico Albanese da solista, la prima pubblicazione in assoluto per la berlinese Neue Meister (neonata costola della Berlin Classics). Scritto, suonato, registrato, mixato e vissuto lontano da “casa”, nella capitale tedesca che l’ha accolto e gli ha regalato una fiamma vitale che si sente e si scopre pezzo per pezzo, nota per nota.

Come in Migrants, singolo d’anticipo, emblematicamente malinconica, con code di suono che si trascinano su melodie più decise e incisive: per quanto forte e bello sia vivere dove si vive, a volte manca qualcosa del luogo in cui si è cresciuti, a volte l’ombra delle nostre origini si trascina lunga e riverberata sul presente incalzante. In Germania hanno il concetto di “heimat” che non ha traduzione nella nostra lingua, ma senza doverlo definire risuona terribilmente chiaro nelle note di Federico.

Il piano è il padrone assoluto, segna i tempi e i passaggi, le atmosfere, evoca ricordi che non sapevamo di avere e risveglia emozioni che avevamo smesso di provare. Si alterna a sfondi elettronici e beat di supporto, come il battito quasi cardiaco in Céline, si fa veloce e poi torna sui suoi passi, lento ed inesorabile. Si diverte a stuzzicare, saltellare. Poi si placa e torna malinconico, come se qualcosa di stupendo lo divorasse dentro, la visione di un baratro nel quale si vuole cadere senza sapere il perché.

Un disco meraviglioso, che va dalla bellissima calma classica di My Piano Night all’incredibile modernità di The Blue Hour. Si esprime per ciò che vuole dire e non di più, non spreca mai un singolo suono per andare dove non dovrebbe: puntuale, preciso, emotivo ed emozionante come capita molto di rado.

La voce ad un come Federico Albanese non aiuta, ci sono troppe cose da dire per limitarle ad una combinazione più o meno finita di vocaboli.

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