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Jesu / Sun Kil Moon – Jesu / Sun Kil Moon

2016 -
Caldo Verde

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Tracklist

1. Good Morning My Love
2. Carondelet
3. A Song of Shadows
4. Last Night I Rocked the Room Like Elvis and Had Them Laughing Like Richard
5. Pryor
6. Fragile
7. Father's Day
8. Sally
9. America's Most Wanted Mark Kozelek and John Dillinger
10. Exodus
11. Beautiful You

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Justin Broadrick e Mark Kozelek sono meglio conosciuti per essere due campioni d’allegria. Per portare questo sentimento ad un livello superiore decidono di fondere i rispettivi progetti Jesu e Sun Kil Moon in un’unica macchina portatrice di grigiore e bellezza. E l’allegria? Ma quale allegria, dai. “Jesu/Sun Kil Moon” è quanto di più distante dal sorriso io mi sia ritrovato ad ascoltare negli ultimi tempi. Ed è un male? Assolutamente no. Questo disco è ad un livello talmente alto da lasciare spiazzati e indecisi se piangere di gioia o di dolore. Di norma mi approccio con timore a questi album collaborativi, soprattutto se le entità in questione sono tra le mie preferite in assoluto, solo che, stavolta, il piacere è tutto mio.

Come fondere la pioggia torrenziale di Jesu all’opaco soffio di Sun Kil Moon, dunque? Rendendo le composizioni onde concatenate che cambiano forma man mano che si procede nell’ascolto. Quasi come un romanzo di formazione, o il suo adattamento cinematografico rigorosamente in bianco e nero (un film impreziosito, tra l’altro, da comparse di livello come i Low, Rachel Goswell degli Slowdive, Isaac Brock di casa Modest Mouse e Bonnie “Prince” Billy). Così la tripletta “Good Morning My Love”, “Carondelet” e “A Song Of Shadows” porta impresse le colate di magma elettrico proprie di Justin che, a ben ascoltare, fanno il lavoro della chitarra di Kozelek, prendendo quel sintomo folk innato nelle corde del cantautore statunitense e cromandolo per poi squagliarlo nelle impressioni sulfuree della Terra d’Albione industrializzata tanto cara al padre dei Godflesh. Il viaggio è difficile e la rotta cambia subito con “Last Night I Rocked The Room Like Elvis And Had Them Laughing Like Richard Pryor” (forse uno dei migliori titoli di sempre, foriero di un’autoironia che protegge gente come questa dalla follia totale) che porta alla memoria una versione “educata” dei ritmi di Techno Animal, li sveste del rumore e li riveste di un soffice tocco indie (e l’ombra del “rap” è ben presente). Altro cambio con “Fragile” e Mark torna a casa e il gioco si fa americano, tradizionale, spettacolare e silenzioso, senza far scalpore ma scolpendo un senso di amarezza nel cuore di chi ascolta mentre “Father’s Day” è una memorabile stoccata elettronica, più John Grant che Techno Animal, plastificata più che mai (pare che Rachel compaia qui per la prima volta). Su “Sally” torna la pesantezza e l’ibrido “doom”/americana pesta i piedi tanto che la voce cede alla disperazione e si spezza in più punti, incazzandosi, dando di matto, per poi tornare composta. L’onda del disco non da pace e il gioiello indie-folk “America’s Most Wanted Mark Kozelek And John Dillinger” s’incastra in testa per non uscire mai più, stessa cosa accade sulla gentile elettrostasi di “Exodus”, in compagnia dei Low e di una Goswell in gran spolvero.

I tredici minuti di “Beautiful You” chiudono il disco accarezzando una sensazione shoegaze immensa, disperdendosi nello spazio tra cori cosmici e amarezza, dando ad un album pressoché perfetto il giusto finale. E ora riavvolgete la pellicola e ricominciate tutto da capo.

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