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I Nastri – Cos’hai In Mente?

2016 - Costello's Records
indie / pop

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Tracklist

    01. Synthologia
    02. Una cosa seria
    03. Sono sveglio
    04. Sì
    05. Il buio
    06. Ma no
    07. Non so scegliere
    08. Cos’hai in mente?
    09. Veramente

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Alessio Buongiorno, Federico Marin e Roberto Paladino. Questi tre nomi possono suonare come assolutamente sconosciuti ed anonimi.
In realtà Bongi, (tastiere, drum machine e voce) Robi, (basso, synth bass e voce) e Fede (chitarra e voce), sono I Nastri: un gruppo pop sperimentale originario di Milano, città densa di cultura e culla di numerosi artisti. Il capoluogo lombardo è infatti il centro presso il quale hanno trovato le loro origini alcuni fra i più importanti rappresentanti della nostra cultura musicale. Parliamo di artisti contemporanei del calibro di Biagio Antonacci, Eugenio Finardi, Elio (Elio e le Storie Tese), Enrico Ruggeri; cantautori appartenenti ormai alla storia della musica quali Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Adriano Celentano ed esponenti dei più disparati generi musicali come Malika Ayane, Le Vibrazioni, J-Ax, gli Afterhours, Fedez, Morgan ed i suoi Bluvertigo.

I Nastri sono un trio formatosi alla fine del 2012 e sono il riflesso della commistione tra contaminazioni artistiche internazionali e l’esperienza maturata sul campo, nel corso degli anni. Il particolare nome della band trae origine dai nastri analogici utilizzati nei vecchi studi di registrazione.

La prima creatura generata dalla band è l’omonimo “I Nastri”, disco autoprodotto e caratterizzato da sonorità tipicamente britpop e dal sapore vintage; un prodotto fresco, intimo ed a tratti malinconico, ma perfettamente in linea con la giovane età dei tre musicisti. Le liriche parlano di spensieratezza ma anche di sentimenti dal gusto agrodolce, amore ed amicizia. Nel complesso il disco è scorrevole, piacevole ed estremamente orecchiabile. I Nastri debuttano quindi con un’opera nella quale la spensieratezza e l’amarezza si fondono in modo impeccabile a contaminazioni musicali eterogenee, sia per quanto riguarda il genere che l’epoca. Sono sicuramente da apprezzare le qualità della produzione e del suono, che non hanno nulla da invidiare a gruppi ben più rodati e con maggiore esperienza.

A tre anni di distanza dal loro esordio, I Nastri tornano sulla scena con un nuovo album: “Cos’hai in mente?”, pubblicato il 30 gennaio 2016 per l’etichetta Costello’s Records. La prima cosa che sicuramente colpisce è l’originalità della grafica della copertina: su uno sfondo verde acido, spicca il gheriglio di una noce che ricorda un cervello, chiaro riferimento al concetto espresso nel titolo.
Già ad un primo ascolto, è facile capire come i ragazzi abbiano utilizzato questi tre anni di silenzio per lavorare su loro stessi, crescere e maturare e quante differenze stilistiche, liriche e musicali ci siano tra questo disco ed il precedente lavoro. Accantonato il britpop dal gusto fin troppo esterofilo, che irrimediabilmente portava a paragonare I Nastri ad altre band ed artisti già presenti sul mercato discografico da anni, i tre artisti milanesi si tuffano in sonorità totalmente nuove e diverse.
La sperimentazione e le sonorità elettroniche sono senza dubbio il cardine del loro secondo album, che si apre all’insegna del ritmo.
Il synth sgomita con decisione e si conquista il ruolo di protagonista nella prima traccia del disco; il titolo ne riassume tutta la potenza in una sola parola: “Synthologia”. Questo è uno tra i pezzi più energici di “Cos’hai in mente?”. Canzone molto orecchiabile, sin dal primo momento ti si inchioda in testa ed è quasi impossibile non ritrovarsi a canticchiarla.
Il brano successivo è “Una cosa seria”, primo singolo estratto dal secondo album da studio degli artisti milanesi: una canzone che sviluppa il concept dell’album, ovvero la complessità della dimensione umana che si evidenzia nell’alternanza tra la condizione di spensieratezza, tranquillità ad altre più critiche e difficili, da vivere ed affrontare. “Una cosa seria” è sicuramente il pezzo più ritmato presente nell’intera opera e ritengo vincente la decisione di sceglierlo come primo singolo ufficiale.
Le altre sette tracce propongono atmosfere maggiormente pacate e dai toni più cupi ma ugualmente piacevoli all’ascolto ed orecchiabili. Dopo le sonorità coinvolgenti ed i ritornelli orecchiabili di “Synthologia” e “Una cosa seria”, è “Veramente”, brano di chiusura del disco, a riproporre la dimensione più energica ed esplosiva. Ascoltando il disco, il pensiero corre immediatamente a Morgan ed ai suoi Bluvertigo, per le sonorità electro-pop e per l’uso che viene fatto della componente vocale, sebbene tra le due band vi siano differenze sostanziali. Se il gruppo di Morgan brillava soprattutto grazie al proprio leader eccentrico e provocatorio, I Nastri vantano un’ottima tecnica e capacità notevoli.
Un’altra particolarità del gruppo riguarda la gestione della voce: se nella formazione risultano ben definiti i ruoli del bassista, del chitarrista e del tastierista, non vi è invece alcun titolare per quello del cantante. I brani si avvalgono del contributo vocale di tutti e tre i membri della formazione.

Dopo aver ascoltato “Cos’hai in mente?” è lampante la differenza tra questo lavoro ed il precedente. I Nastri si discostano dalle liriche del passato, complesse ed in linea con la struttura musicale del britpop, per avvicinarsi all’uso di testi più ermetici ed a tratti ripetitivi ed ossessivi, cosa abbastanza comune nei brani di musica elettronica.
Dal punto di vista puramente stilistico “Cos’hai in mente?” ha senza alcun dubbio un’ impronta elettronica/sperimentale, che risente della contaminazione dell’indie pop, e una metrica vocale che si avvicina al parlato tipico del rap piuttosto che al cantato del pop/rock.
Il termine “sperimentale” in ambito musicale viene utilizzato per descrivere qualcosa che supera i confini di un genere, ben definito e classificato, per essere invaso da influenze musicali differenti, per quanto riguarda lo stile che per quel che concerne la provenienza geografica. Questo aggettivo si riferisce anche all’inclusione all’interno della propria produzione, di elementi nuovi, unici o anticonformisti. La definizione di musica sperimentale, in riferimento all’opera dei tre musicisti, non è solo da considerarsi lecita, ma addirittura obbligatoria. Quanto il cambiamento, da un disco all’altro sia stato intenzionale oppure frutto di una naturale evoluzione della band, non ci è dato saperlo ma è sicuramente da premiare l’audacia che hanno avuto I Nastri nell’immergersi in un ambiente totalmente nuovo e diverso. La sperimentazione ha loro permesso di far nascere un disco molto creativo, interessante, affascinante, con un gusto che sa di novità.

Sono certa che la band milanese, che ha saputo portare alla luce “Cos’hai in mente?”, un album di grande qualità tutto da ascoltare e da godere, ci riserverà in un futuro prossimo, piacevoli sorprese!

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