Interviste

Intervista a FEDERICO ALBANESE

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Federico Albanese vive a Berlino, fa musica classica contemporanea, ha appena pubblicato un disco da solista (The Blue Hour) e viene da Milano. Federico Albanese corre magicamente le dita sul piano mentre ad accompagnarlo ci sono tantissimi altri strumenti e ricrea atmosfere incredibili, regala all’orecchio qualcosa di completamente nuovo. Federico Albanese è bravo, molto bravo, e vale davvero la pena ascoltare il suo lavoro (e fargli qualche domanda per capirlo meglio)

Leviamoci le cose che già sai ti chiederò: musicalmente, cosa cambia tra Milano e Berlino?
Quali opportunità in più credi ci possano essere?
Cambia tutto. A Milano musicalmente c’è poco ormai, almeno fino a 4 anni fa quando mi sono trasferito a Berlino, adesso forse le cose stanno cambiando. Che io ricordi più o meno tutti i club o locali dove si suonava stavano chiudendo o lo avevano già fatto. Questo ti dice già tutto su quanto incentivo può avere un giovane che vuole fare musica nella vita.
Berlino è l’opposto, la musica è considerata una parte fondamentale ed imprescindibile della vita. È più facile trovare spazio.

Senti mai il bisogno di tornare a vivere in Italia? Ci sono cose che ti mancano particolarmente o cose che non riusciresti più a sopportare?
Per il momento no, mi sento a casa dove sono. Ogni tanto ovviamente sento certe mancanze, più che altro in certe piccole cose, dal caffè al bar la mattina, al cibo, una certa flessibilità tutta italiana nella vita quotidiana. Dall’altra parte in Germania su molto aspetti le cose funzionano meglio, è innegabile.

Al momento il tuo sito e i tuoi social sono in inglese ma la pagina Wikipedia in tedesco, come
mai? La preferiresti anche in italiano/inglese?
Non ne ho idea.. non so nemmeno chi l’abbia creata! In qualche modo ha senso dato che la mia carriera è, bene o male, iniziata in Germania!

Che esperienza è stata incidere con la Berlin Classic (nelle specifico con la Neue Meister, una costola creata da pochissimo)? Quanto secondo te può incidere l’etichetta sul prodotto
dell’artista?
Ottima esperienza fin ora, Berlin Classics è un team di professionisti estremamente preparati ed attenti, e con una grande, vera, passione per la musica. Non potrei chiedere di meglio al momento. Un’etichetta discografica è importante nel momento in cui ti aiuta a realizzare le tue idee e crede fermamente nella tua arte. Se questo accade le cose vanno per il verso giusto credo. Purtroppo oggigiorno molte label ( anche indipendenti ) tendono a esaltare più la label stessa che l’artista, creando una sorta di marchio di fabbrica dell’etichetta e questo a mio avviso alla lunga non giova alla crescita personale di un progetto.

Tutti i pezzi di The Blue Hour sono strumentali, cosa che garantisce che non ci siano
differenze alla base dell’ascolto anche tra persone che parlano lingue diverse: ci sono invece differenze sostanziali tra il pubblico italiano o europeo in generale?
Pensavo di si, ma sono attualmente in tour in Italia, e sta andando benissimo. Ieri sera sold out a Pesaro, e prima a Brescia. Penso che si stia aprendo un mercato anche in Italia per questo genere, il pubblico inizia ad apprezzare.

Fai musica classica contemporanea, un genere sicuramente meno diffuso e conosciuto di
molti altri: mai pensato di cambiare? Di provare nuovi progetti per diciamo allargare la
cerchia di pubblico che ti conosce?
Non direi. Non è nel mio interesse. In primis faccio musica per me stesso e mi sento fortunato abbastanza da avere la possibilità di pubblicare dei dischi e suonare in giro per l’Europa e condividere quello che faccio. Non ho ambizioni da classifica.

Hai scritto e interpretato colonne sonore di film e documentari, dentro e fuori dall’Italia:
quali sono le grandi differenze tra una colonna sonora (o un lavoro specifico in generale) e
un disco scritto e interpretato totalmente da te? Quale dei due approcci preferisci?
Sono due approcci diversi ed entrambi interessanti. La differenza sta nell’ispirazione. Quando scrivo per me mi autosuggestiono, cerco di tradurre in musica una mia idea o pensiero, ricordo, sensazione. Quando scrivo per un film mi faccio suggestionare dalle idee ed intuizioni di un altro ( il regista o sceneggiatore ) . In qualche modo mi tuffo nella visione di qualcun’altro e la faccio mia.

Piani per il futuro? Lavori da solista, collaborazioni..hai già qualche idea?
Di certo un altro disco. Presto!

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