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Nevermen – Nevermen

2016 - Ipecac Recordings
hip-hop / alternative

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Tracklist

1. Dark Ear
2. Treat Em Right
3. Wrong Animal Right Trap
4. Tough Towns
5. Hate On
6. Mr Mistake
7. Shellshot
8. At Your Service
9. Non Babylon
10. Fame II The Wreckoning

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Dopo l’indigesto ritorno (almeno per me, a giudicare dal buonismo nei confronti dei big intoccabili che aleggia in giro) dei Faith No More pensavo che il percorso artistico di Patton fosse ad una battuta d’arresto. A smentirmi arriva il progetto Nevermen condiviso con Tunde Adebimpe dei TV On The Radio e Doseone, ugola ruvida di casa Anticon. Insomma tre pezzi da novanta su un solo disco, dunque il rischio che in un simile marasma possa venir fuori la proverbiale “cagata pazzesca” è dietro l’angolo ma i Nostri si dimostrano all’altezza di poter aggirare questo ostacolo. L’altro rischio è quello di finir per ricalcare i passi fatti da Mike nel suo progetto Peeping Tom, ma anche in questo caso ci è andata bene, i richiami ci sono, ma sono solo “echoes of the past”.

Sia chiaro sin da subito: “Nevermen” è un disco tutt’altro che easy listening, pesante nella misura in cui può esserlo un disco pop d’autore. Suoni straripanti, ora grassi, ora ridotti all’osso, classe da vendere, hip-hop snaturato e ricollocato dove dovrebbe stare nel 2016, un pizzico di crossoverismo beastieboysiano (di quello maturo ed intellettuale) ed il gioco è fatto. Ma è più facile a dirsi che ad ascoltarsi, fidatevi. I tre non si pestano mai i piedi costruendo una coabitazione perfetta: il rhymin’ feroce che si tramuta in indie-soul nero pece della opener “Dark Ear” che da peso alla presenza di Tunde, l’assurda happiness indie-pop-punk di “Wrong Animal Right Trap”, manco fossero i primi Weezer a cena con una versione alt-country dei TV On The Radio, lo stomp almost-gangsta di “Treat Em Right” e l’incedere notturno e nineties di “Tough Towns” (con un Doseone che rimarca l’idea di essere il Tom Waits della rima) danno la misura di un’altissima capacità di commistione tra pensieri e linguaggi totalmente diversi tra di loro. Lo zampone di Patton non tarda ad arrivare e le suddette “echoes of the past” fanno capolino in “Shellshot”, vera e propria cannonata peepingtomiana con più consapevolezza che divertissement, mentre la blackness di “Mr. Mistake” spiazza e concupisce coi suoi passaggi sbarazzini da electro di peso (c’è l’ombra dei Battles qui) ad acustica sollazzante. Da leccarsi i baffi l’alternarsi al mic su “Non-Babylon”, a dimostrare che la lezione rap non solo è roba loro (altro che i nostrani buffoncelli che scoprono oggi l’esistenza dei The Roots) ma che metterla in pratica è un gioco da ragazzi. Menzione particolare per la conclusiva “Fame II The Wreckoning”, vero e proprio tocco di classe soulful/noise.

Niente trippa per i gattoni nostalgici di un Patton passato, tanta invece ne troveranno gli amanti di quanto futuribile si possa trovare oggi nel linguaggio hip-hop, un po’ come lo intendevano i precursori negli ’80 e gli innovatori dei ’90. Un universo fatto di galassie pop che si scontrano fino a incontrarsi in Nevermen. Kings.

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