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Årabrot – The Gospel

2016 - Fysisk Format
noise / rock

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Tracklist

    1. The Gospel
    2. I Run
    3. Tall Man
    4. Faustus
    5. Ah Feel
    6. And The Whore Is This City
    7. I Am The Sun
    8. Darkest Day
    9. Rebekka (Tragoedie)

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Non so quanti conoscano i norvegesi Årabrot, band noise-rock di culto attiva dal 2001 e guidata da Kjetil Nernes, chitarrista cantante e autore di quasi tutte le musiche e i testi.

Questo settimo album (che esce a tre anni i distanza dall’omonimo “Årabrot”) arriva dopo un periodo abbastanza tormentato, culminato col la diagnosi di tumore alla gola ai danni dello stesso Nernes, che però non si è perso d’animo ed è ritornato sui palchi dopo poco più di sei mesi.
Chi ha avuto la fortuna di assistere ad un loro live può convenire come me quando questo possa essere un’esperienza estremamente destabilizzante sia fisicamente che psicologicamente. Descrivere la loro musica non è semplice, tante sono le influenze che confluiscono nel loro sound, sempre in bilico tra la pesantezza cara ai Melvins, e la disturbante vena no-wave degli Swans della seconda metà degli anni ’80.

Questo “The Gospel”, registrato negli Electrical Audio di Mr Albini, vanta una serie collaborazioni veramente sorprendenti, a partire da Stephen O’ Malley, passando per Andrew Liles (C93, NWW) ed Erlend Hjelvik (Kvelertak) che riescono ad ampliare ancora di più lo spettro sonoro.
Nonostante permanga una certa monoliticità di fondo (merito anche dell’onnipresente Ted Parson alle percussioni) questo lavoro risoluta forse il più accessibile di tutta la loro discografia.
Praticamente ogni brano ha una sua personalità ben precisa, si passa dal noise-rock acido di “I Run” (in cui possiamo sentire persino echi dei Coil) allo stoner debitore dei Melvins di “Ah Feel”.
La marziale e quasi commerciale “Tall Man” precede quello che è sicuramente il picco del disco, la lunga “Faust”.
In questi dieci minuti le chitarre di O’Malley, l’elettronica inquietante e astratta di Liles e la pesantezza del drumming di Parson fanno da completamento a questo mantra che pare, ad un certo punto, quasi essere una “Boris” uscita da un disco degli Swans.
Le influenze di Gira e soci si fanno sentire poi in “I Am The Sun” (che non è una cover) e soprattuto in “Rebecca (Tragoedie)”, traccia conclusiva.

Forse più umani e meno cinici che in passato, gli Årabrot del 2016 hanno concepito un lavoro maturo e costruito in maniera quasi perfetta, che può portare a sviluppi ancora più sorprendenti.
Ciò nonostante, come ogni loro disco, anche questo rappresenta un ascolto impegnativo e disturbante, ma se volete addentrarvi nel loro universo “The Gospel” potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

Tra i top dell’anno.

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