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Elio E Le Storie Tese – Figgatta de Blanc

2016 - Hukapan
pop

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Tracklist

    1. Vacanza alternativa
    2. She wants
    3. Parla come mangi
    4. Il mistero dei bulli
    5. China disco bar
    6. Il quinto ripensamento
    7. Bomba intelligente (feat. Francesco Di Giacomo)
    8. Inquisizione
    9. Ritmo sbilenco
    10. Il rock della tangenziale (feat. J-AX)
    11. Cameroon
    12. I delfini nuotano
    13. Il primo giorno di scuola

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Che spettacolo sono stati gli anni ’90? Tutti potevano fare debiti su debiti senza preoccuparsi, un giorno, di doverli pagare. E i creditori? Fantastici anche loro. Erano in una botte di ferro, praticamente. Se i debitori non pagavano, e loro rimanevano al verde, potevano permettersi di fare debiti a loro volta. Secondo gli analisti di oggi erano anni semplici se paragonati a quello che sarebbe arrivato dopo, ma allora, in realtà, tutto era tutt’altro che semplice. Specialmente per questo Paese di disagiati. Cambiavamo governo ogni 6-7 mesi, ogni due giorni c’era qualche bomba che esplodeva da qualche parte, anche dentro i musei. Per dire. Le pallottole fischiavano per strada e il TG5 era appena nato.

Cari Elii, oggi abbiamo tutti altri cazzi ai quali pensare, non possiamo stare qui, più di tanto, a ragionare sulle vostre battute nineties. Oggi quando non paghi arriva Equitalia, ti mettono le ganasce alla macchina e ti sgonfiano le gomme della bicicletta. Ai semafori ci sono ancora i lavavetri, ma adesso, per bloccarli devi azionare, come minimo, i tergicristalli altrimenti sono cazzi tuoi. Io non so se avete le finestre e le porte a casa vostra, ma qui, quando piove le strade diventano fiumi e d’estate i fiumi diventano strade. Nel senso che non piove. Io odio lanciare tutti questi allarmi, ma nella tv qualunquista, tutti i giorni, ripetono che i neri e i romeni ammazzano e stuprano, gli italiani sono tutti finti ciechi e che la chiesa è piena di pedofili. Ve ne rendete conto o devo, comunque, andare avanti? Fermiamoci qui.

Io non so se la soluzione a tutto questo risieda nello scimmiottare il titolo di uno dei più grandi album pop a cavallo tra i ’70 e gli ’80, però mi sento di dire che ci avete provato. Il tentativo l’avete fatto. Vi siete impegnati, avete prenotato la sala di registrazione, avete portato gli strumenti, avete pagato la SIAE. Ma avete fatto tutto questo per produrre qualcosa che, in definitiva, avevate già prodotto una, due, cinque, dieci volte. Ho perso il conto. Mi avete ricordato Corrado Guzzanti quando si mascherava da Prodi e, placidamente, sentenziava: “io resto qui. Fermo. Non mi muovo”. E ripensandoci credo anche di aver sorriso, di essermi divertito. Voglio confessare senza remore: mi siete sempre stati sui coglioni. Musicisti talentuosi che utilizzavano le proprie capacità per creare piccole pieces divertenti, a volte controverse, ironiche e con un qualche significato sociale sullo sfondo. Un apprezzabile sistema per spiegare che la musica, infine, è un mero divertimento. Ma viviamo in tempi difficili e, al giorno d’oggi, a nuotare in tondo sempre nello stesso pezzettino di mare si finisce preda degli squali, a meno che squali non lo siate voi, e con quelle facce lì, perdonatemi, ma la cosa mi risulta alquanto improbabile.

Certe uscite, come “Il Mistero dei Bulli”, vi fanno anche onore e danno un peso morale a Figgatta de Blanc, ma tutto quello che in questo lavoro si presenta ha bisogno di essere prima filtrato nella speciale macchina “spurga rompimento di coglioni”, un aggeggio piuttosto futuristico che prende i dischi, li seziona brano per brano e tramite uno speciale raccoglitore li ripulisce di tutti i suoni e le parole inutili. Passiamo “Inquisizione” e cosa rimane? Niente. È il turno di “Parla Come Mangi” ed esce fuori il vuoto. Ascoltiamo “Cameroon” e rimane solo polvere.

Insomma, ho speso energia elettrica inutilmente, ho buttato circa 70 minuti. 70 MINUTI! A sentire una cosa così per ridere che non fa ridere e che costa, si paga, ha un valore economico. Elii! Io non sono ricco! Voi mi obbligare a scaricare i dischi in maniera illegale perché nemmeno Nicolae Ceausescu redivivo andrebbe in un negozio di dischi di Bucarest a prendere una copia di Figgatta de Blanc. Fatevi un cazzo di esame di coscienza! Scioglietevi! Datevi alle carriere soliste, tornate nei talent dai quindicenni! Andate ad insegnare nelle scuole, nei centri sociali, nelle carceri! Però evitate ulteriori tentativi in questo senso. Fate un bel disco di commiato. Prenotate uno studio di registrazione, portate gli strumenti e pagate la SIAE, ma, per cortesia, non scomodate più gente come Mauro Pagani e, soprattutto, Francesco di Giacomo. Le cazzate fatele per conto vostro.

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