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Saul Williams – MartyrLoserKing

2016 - Fader Label
hip-hop

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Tracklist

    01. Groundwork
    02. Horn of the Clock-Bike
    03. Ashes
    04. Think Like They Book Say
    05. The Bear Coltan as Cotton
    06. Burundi (feat. Emily Kokal)
    07. The Noise Came From Here
    08. Down For Some Ignorance
    09. Roach Eggs
    10. All Coltrane Solos at Once (feat. Haleek Maul)
    11. No Different
    12. HomesDronesPoemsDrums

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Il mondo del rap, da quanto mi è dato capire da puro fruitore (avrei tanto tanto voluto saper rappare, sin da quando ascoltai per la prima volta i Run Dmc, ma questa è un’altra storia, sappiate solo che è finita male, almeno per me), è un mondo terrificante, molto più spietato di quanto non lo sia oggi il mondo dell’alternative tutto (e questo è tutto dire). Ad alzar la testa da un coro fatto di pimp, bitchez, ca$h, drugs and booze si fa una fatica indescrivibile e, molte volte, gli MCs e i producers che hanno numeri anomali nella gola, nella penna e nelle machines devono puntare lo sguardo altrove (i Dälek uscivano per Ipecac e ora per Profound Lore, i Clipping e gli Shabazz Palace per Sub Pop) e solo in rari casi il mondo mainstream hip-hop da il giusto spazio a gente coi numeri giusti (ci sta andando di lusso con Kendrick Lamar e Run The Jewels).

Detto ciò alzi la mano chi di voi conosce Saul Williams. Non vi posso vedere ma sono certo che non siate così tanti. L’MC di Newburgh è proprio uno di quelli che nel coro non ci è stato mai e che ha superato la barriera del rap senza timore, sconfinando in mondi distanti, troppe volte disconosciuti dai rapper più in voga e dai wannabes più spinti. Parte con Rick Rubin e risale la china infilando samples di Nine Inch Nails e RATM, divide il microfono con Serj Tankian e Zack de la Rocha, compare su dischi di Buckethead e Tinariwen e apre i concerti della band di Trent Reznor. Ed è proprio il buon mr. Self-Destruct a sancire il passaggio al “mondo altro” di Saul, producendo, nel 2007, quel capolavoro che fu “The Inevitable Rise And Liberation Of Niggy Stardust”, disco con il quale lo conobbi. Williams torna, nascosto nell’ombra dei big, con un disco che spinge sempre di più sull’anomalia.

“MartyrLoserKing” tende a voler diventare un masterpiece dell’hip-hop cosiddetto alternativo e lo fa prima in silenzio e poi con una prepotenza d’altri tempi. Totalmente impermeabile alle mode del momento Saul gioca sui silenzi, sul minimalismo e sulle “mancanze”, in un mondo caciarone e fastidioso. L’assenza di beats non significa assenza di groove, il pianocentrismo di “Horn Of The Clock-Bike” ne è dimostrazione pratica. Torna il sentimento industriale degli inizi sull’ansiogena “Groundwork”, infilzata da synth che piacerebbero a Carpenter, mentre di violenza “suonata” è pregna “Think Like They Book Say”. Quando parte “Ashes” il cuore si ferma, Williams declama “dancing on the corpses ashes” direttamente da “Invalid Litter Dept.” degli At The Drive-In per poi partire in una mazzata electro pronta a farvi venire convulsioni danzerecce, sintomi EDM pronti a (ri)comparire sporcati di post-punk (o forse è il contrario) sulla spettacolare “The Bear/Coltan As Cotton”, a metà tra il primo NAS, Ghostpoet e David Bowie (proprio così). Il disco passa in rassegna le radici puramente africane del genere e così, con un piede ben piantato nella Zulu Nation (sul versante puramente musicale), ritmi di pura “black music” nel senso stretto del termine esplodono nella super percussiva “Burundi”, vestigia di un continente lontano che si palesano anche sulla tribale “The Noise Came From Here” e, già che ci siamo, vengono chiamati in causa anche i nativi americani con “Roach Eggs”, vero e proprio canto di guerra industriale, intanto “All Coltrane Solos At Once” è più The Prodigy che jazz, ricolma di rabbia com’è. La chiusura del disco è affidata alla folies multipla di “Homes/Drones/Poems/Drums”, puzzle insensato di generi e situazioni, quasi fosse una summa di tutto il lavoro.

Povero Kanye West, ancora è convinto di far dischi geniali con in giro tipi come Saul Williams, capaci in un sol disco di fare ciò che gente come lui non è riuscita a fare in un’intera carriera.

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