Recensioni

Death Grips – Bottomless Pit

2016 - Autoproduzione
hip-hop / sperimentale

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Nati dal nulla, spazzato via il concetto di alt hip-hop a calci sulle gengive, morti a caso prima di un super tour assieme ai Nine Inch Nails e ora risorti. I Death Grips sono un fottuto dilemma. Cazzi sulle copertine, violenza inusitata persino per il più lercio e fottuto hardcorer in circolazione, ti lasciano lì senza fiato, tra dischi eccezionali e grossi punti interrogativi. Zach Hill, MC Ride (al secolo Stefan Burnett) ed Andy Morin decidono di tornare ad armi spianate con “Bottomless Pit”. E sono oltre la barricata, anche in confronto alle psicosi del primo, allucinante, “Exmilitary”.

Ti si gira il cervello al contrario a metter su un disco come questo, che più che un album è un vaso di Pandora con su piazzata l’etichetta “se lo apri sono affari tuoi e forse alla fine ti saltano le merdose coronarie”. Ti attaccano al muro sensazioni di pura ansia e disagio a livelli osceni, che manco gli stessi Hella, la distruzione prende forma di mix allegorico dell’apocalisse hip-hop, la morte intrinseca del genere sotto cannonate di rumore e virulenza ancora intaccate fino a rendere irrilevante tutto il resto, i brani rotolano fuori dalle cuffie (o dalle casse) come una colata di vomito bollente e ti ritrovi a nuotarci dentro in preda alle convulsioni, e non sai se chiedere “aiuto” o “ancora”. Piazzano misture aliene di Dark Throne, Yeah Yeah Yeahs e MF Doom impazzito sotto i colpi delle anfetamine (l’opener “Giving Bad People Good Ideas” mi ha letteralmente ucciso, e sono tornato in vita solo per scrivere), fiocinate hardcore punk in delirio da psicosi (la title-track lo piazza su per il culo di tutte queste banducole pseudo hc in giro oggi), sovradosaggi noise in tempi allucinanti (“Hot Head” è prima disagio poi dancefloor all’inferno), sintomi di d’n’b grindificata, tra Goth Trad e An Albatross (“Spikes” e l’infinita “Bubbles Buried In The Jungle”), afflati electro che portano l’equilibrio nell’anima (la splendida e super hip-hop “Eh”, la malata “Houdini” e ancora la cartella flawfull “BB Poison”) e una tecnica lirica che definire astratta è un eufemismo, ed è pure riduttivo, dato il labirinto di parole inanellato da Ride, gridato con brutale foga nel microfono fino a scioglierlo.

Non so neanche come chiudere questo pezzo, danneggiato come sono dall’ascolto di questo disco. Immaginatevi una frase di chiusura ideale, ma fatelo prima di metterlo su, altrimenti…

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

www.impattosonoro.it utilizza i cookies per offrirti un´esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l´impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Scoprine di più | Chiudi