[Video Anteprima]: GUIGNOL – Salvatore Tuttofare

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“Salvatore Tuttofare” è il nuovo videoclip dei Guignol tratto dal disco “Abile Labile” (clicca qui per la nostra recensione) uscito lo scorso febbraio. Girato da Fabio Gallarati – videomaker ed ex chitarrista proprio della band milanese – in un sotterraneo nei pressi di Sesto San Giovanni, “Salvatore Tuttofare” è una canzone sul lavoro come unica ragione di vita, che diventa un’attività oppressiva e disumanizzante tanto quanto lo è il luogo dove sono avvenute le riprese.

“Salvatore – racconta il leader dei Guignol Pierfrancesco Adduce – è la vittima sacrificale di un sistema che ci forgia come automi votati al sacrificio di noi stessi, a volte perfino estremo, se a ciò si aggiunge il senso di colpa e l’angoscia da fallimento. E’ l’ndottrinamento fanatico del Lavoro, di cui Salvatore è la vittima, lui come tanti altri che sono sottoposti alle infinite ‘catene di montaggio’ culturali a cui andiamo soggetti come poveri Cristi mandati al macello”.

Ve lo presentiamo in anteprima assoluta, insieme ad un’intervista alla band (a cura di Enrico Giani) che trovate di seguito.

Con “Ore Piccole” (2014) la formazione dei Guignol si era rinnovata. “Abile Labile” presenta di nuovo degli avvicendamenti. Ormai sembra ruotare tutto attorno a te, con Enrico Berton unico scudiero a tempo pieno. È stimolante cambiare spesso compagni di viaggio?
E’ una fatica immane ed è come tirare i dadi, non sai mai cosa uscirà, a meno di non averli truccati.
E’ senz’altro anche stimolante. Chiaramente dopo tanti anni si prova almeno a “mirare” nella direzione di musicisti con cui si hanno magari delle affinità in termini di ascolti. Quindi si comincia a provare insieme e il resto è un’alchimia che riesce o meno. Stavolta la cosa credo sia ben riuscita.

Penso che sia pacifico sostenere che oramai Guignol sia un progetto per lo più tuo. Hai mai pensato di uscire a tuo nome? Oppure Guignol è un entità alla quale non vuoi rinunciare?
Guignol è un’entità a cui non voglio ancora rinunciare… Ho pensato un paio di volte di cambiare nome e ripartire d’accapo, ma alla fine l’idea non mi ha mai convinto davvero.

Il nuovo disco è stato recepito molto bene. Facendo una ricerca al volo sul web ho trovato solo giudizi positivi. Immagino che tu sia soddisfatto di come è stato accolto.
Sono senz’altro soddisfatto per come è stato accolto, ma molto di più per come ci siamo arrivati e per come siamo riusciti a rimettere in piedi un progetto che inteso come “gruppo” stava vacillando parecchio negli ultimi anni. Detto ciò, e soddisfatto quel tanto o poco di narcisismo che mi accompagna, mi interessa poco stare a rimirarmi l’ombelico. Abbiamo molto da fare, abbiamo un tour che vorremmo fosse il più lungo, intenso e soddisfacente possibile… conti da pagare, gestione di varie altre quotidiane tali per cui i giudizi, per quanto positivi o gratificanti, non spostano di un millimetro la nostra situazione.

Io l’ho trovato il vostro disco più coerente, più unito, con un filo rosso bello robusto ed evidente. Era tua intenzione dargli un’impronta così marcata?
Non saprei, forse si ma senza una particolare consapevolezza. Avevo le canzoni, che via via mi hanno preso per mano: una tirava l’altra ma ognuna con una sua specificità e personalità ben marcate. Forse è questo quello che intendi.
Accade a volte che siano le immagini, i soggetti o dei singoli versi a trovare te e non viceversa… io ho cucito il tutto insieme ma che l’insieme evidenziasse poi una sorta di filo rosso o un effettivo collegamento tra i diversi brani non è stato del tutto intenzionale.
Diciamo che dopo aver scritto le prime tre, quattro canzoni in maniera sparsa mi sono accorto che forse l’insieme iniziava a puntare in una certa direzione, a quel punto ho cominciato a imprimergli “una spinta” più decisa.

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“L’uomo senza qualità” presumo sia una citazione del romanzo di Musil (che non ho letto, confesso). Che rapporto c’è secondo te tra letteratura e canzone?
C’è il rapporto conseguente alla qualità di frequentazione che hai avuto con l’una e con l’altra.
La letteratura, come linguaggio, ha la qualità di poterti traghettare lontano in territori e luoghi potenzialmente sconfinati. La canzone invece ha altre esigenze, i suoi tempi e necessita di una forma e struttura che si coniughino a musica, suono, ritmo ecc…
Ci può essere un rapporto stretto nel momento in cui le immagini, la narrazione o altro riesci a piegarli all’interno dei versi in modo tale da farli “suonare”, scandire un tempo, battere, prosodiare… elevando le parole oltre il significato fino a portarle al significante, al suono.
In senso più ampio, e meno “tecnico”, la letteratura ti fornisce uno spettro di possibilità tali da farti approcciare la forma canzone in modo da non riprodurre formulette e cliché triti e ritriti, soprattutto in termini di argomenti. In sostanza, può o dovrebbe aiutarti a non essere scontato o banale.

Rimanendo sul tema del rapporto letteratura-musica, credo che per un cantautore descrivere i personaggi, le figure che popolano il tuo ultimo lavoro, ad esempio, sia molto difficile. Eppure ascoltando “Abile labile” arrivano dritti in faccia i ritratti di Salvatore, Gemma, Ivano. Raccontare una storia, regalare un personaggio con pochi versi a disposizione, immagino sia infinitamente più difficile che non farlo in centinaia di pagine, come in un romanzo. Quanto lavoro c’è dietro alla scelta di ogni singola parola?
C’è un lavoro di cesellatura paziente, artigianale, fatto di tentativi spesso abortiti, versi scritti e buttati via, fino a che non trovi la quadra e quello che scrivi ti convince. Questo accade solo nel momento in cui quei versi “suonano” e ti portano con loro. Se sei fortunato accade velocemente, diversamente la cosa può andare anche molto per le lunghe. Arriva il momento in cui i versi ti appaiono vivi, quello è il momento, per quanto mi riguarda almeno, in cui una canzone può essere completa.

Negli ultimi anni mi sembra di percepire un ritorno del cantutorato alla sua origine di cantare delle storie. Penso alla tua scrittura, a Cesare Basile, a Salvo Ruolo, solo per fare due nomi. Si raccontano storie, tratteggiano figure, personaggi del passato, del presente, a volte con nomi e cognomi, oppure immagini emblematiche, spesso i vinti, gli sconfitti, gli emarginati. Lo ritengo un cantautorato prezioso, soprattutto in anni in cui spesso la scrittura di canzoni si ferma alla citazione furbetta, all’ammiccamento, al gioco di parole, alla facile ironia.
Non so davvero se le cose stiano come tu dici. Coi Guignol ho usato da sempre e frequentemente una forma narrativa, usando figure reali o immaginarie, mescolandole anche, narrandole spesso in terza persona, ma non mi sono sottratto neppure quando si è trattato di usare la prima persona. Sugli ammiccamenti o i giochetti furbi non saprei dirti…
Abbiamo sempre marciato lungo il nostro solco, cercando di essere innanzitutto autentici.
Quella è stata sempre e spero continui ad essere la mia, la nostra intenzione relativamente alle canzoni e alla musica. Diversamente credo preferirei smettere.

Tu sei in pista da quasi vent’anni, ormai, e per Abile labile hai lasciato le corde della chitarra in mano a un giovanissimo, Raffaele Renne. È un modo per chiederti delle nuove generazioni, dei cantautori giovani (spero non ti offenda se ti associo alla “vecchia guardia”). C’è qualcuno che reputi particolarmente interessante?Preciso che il sound di Abile Labile è stato ottenuto in parte da Raffaele Renne, a cui affido quasi interamente le parti di chitarra nei concerti, ma anche e molto da me e Giovanni Calella, il nostro produttore artistico.
Ti confesso che seguo poco la scena dei giovani autori, ma di recente mi sono imbattuto in qualche giovane interessante, con una bella attitudine, tipo i Bettie Blue di Torino o Max La Rocca di Firenze o qualche autore del giro di Macramè Trame Comunicative.

Chiudo con i Guignol live. Avete sempre suonato molto, possiamo sperare in un lungo tour estivo?
Vorremmo sperarlo anche noi. Abbiamo alcuni appuntamenti fissati in giugno e luglio, compresi un paio di festival… Vedremo se arriva altro. Ad ogni modo, vi attendiamo ai nostri concerti!

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