CHASSOL – Fabbrica Europa, Firenze, 7 maggio 2016

Chassol-Flavien-Prioreau-Huck

Per la XXII edizione di Fabbrica Europa a Firenze si è deciso di portare tra gli altri tre musicisti tra i migliori rappresentanti della world music contemporanea: Bombino, Vieux Farka Touré e Chassol. Se i primi due nomi sono abbastanza noti al pubblico della musica alternativa in Italia, Bombino per l’interminabile serie di concerti fatti in Italia negli ultimi due anni e il musicista malese perché figlio d’autore di Alì Farka Touré, il nome di Chassol poteva apparire più come una scommessa della kermesse.

Eppure Cristophe Chassol è uno dei più originali compositori contemporanei, con uno stile eclettico tra Stravinsky, Morricone, Steve Reich, Miles Davis, Stevie Wonder, Ravi Shankar, il tropicalismo. Perché Chassol è sì francese, ma musicalmente un figlio del mondo del XXI secolo, e la sua musica non ha confini. Se “Indiamore” era un album e un film omaggio all’India dell’anima con riprese video e campionamenti tra le strade e la gente di Varanasi e Calcutta, – un diario di viaggio multimediale tra musicofilia ed etnografia – “Big Sun” andato in scena alla Stazione Leopolda è la medesima operazione arricchita e ancora più a fuoco (soprattutto sul piano delle riprese video) ma stavolta dedicata alla sua terra d’origine, la Martinica nelle Antille francesi.
Accompagnato come sempre dal batterista Lawrence Clais, il concerto è stato un tutt’uno con lo scorrere delle riprese di viaggio sullo sfondo, espressione di quella armonizzazione delle tracce vocali e sonore raccolte empaticamente in viaggio con uno spirito alla Alan Lomax, che è il segno distintivo della ricerca musicale e forse umana di Chassol. Il live di Chassol è così una sonorizzazione delle riprese, che si discosta dalla versione in studio per la maggiore disinvoltura che Chassol si concede nell’interpretazione, per l’insistenza nel prolungare le dinamiche di loop delle tracce originali e per un maggiore apporto delle percussioni, con quel portento di Clais che in alcuni tratti ha trascinato il pubblico con alcuni solo non comuni.

Il viaggio di “Big Sun” e Chassol passa in rassegna uccelli, flautisti, fischiatori, uomini e donne, neo-rapper delle Antille, danze tradizionali, maschere ancestrali, gli occhi e il corpo delle ragazze, l’ombra dell’energia nucleare sul futuro del pianeta. Ed è un viaggio visivamente strepitoso grazie alla regista Marie-France Barrier, coadiuvato dal corredo di voci, loop, effetti, armonizzazioni, effetti, composizioni pianistiche e percussioni, che trascina e trasporta mente e corpo nelle Antille francesi, senza volerci insegnare nient’altro oltre che la propria meraviglia rispetto ai luoghi natii, testimoniata lungo un’ora e più di concerto tra le più variopinte e non canoniche avvenute a Firenze negli ultimi anni, un dono profondamente umano di energia e vita a cura di un esploratore del contemporaneo.

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