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The Coral – Distance Inbetween

2016 - Ignition Records
rock / alternative

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Tracklist

    1. Connector
    2. White Bird
    3. Chasing The Tail Of A Dream
    4. Distance Inbetween
    5. Million Eyes
    6. Miss Fortune
    7. Beyond The Sun
    8. It’s You
    9. Holy Revelation
    10. She Runs The River
    11. Fear Machine
    12. End Credits

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Dal primo album dei The Coral, omonimo, dalla  famosa “Dreaming of you” conosciuta ai più anche grazie alla sua comparsa in uno dei momenti memorabili della serie Scrubs, la band inglese ha pubblicato altri 6 album e ha spesso variato il suo sound, passando dall’adolescenziale indie rock pieno di coretti del primo lavoro ad una ricerca basata più sulla neopsichedelia degli ultimi anni.

L’ultimo LP esce il 4 Marzo 2016 via Ignition Records e si chiama “Distance Inbetween“, quella distanza forse durata sei anni dall’ultimo album, uscito nel 2010 (senza considerare la raccolta di vecchi brani “The Curse of Love” in stampa nel 2014), una distanza che si nota se si ascolta con attenzione e si analizza il senso che ogni nuovo brano cerca di trasmettere. Connector in apertura è già un chiaro esempio: vengono messe da parte le chitarre acustiche arpeggiate, l’intro è corrosiva, tutto punta sul giro di synth in sottofondo, il riff di organo elettrico e la voce segue la melodia senza troppe variazioni. La seconda traccia è White Bird e conferma già gli aspetti principali dell’intero album: riffs di synth che accompagnano la batteria ben ritmata e decisa,dei cori che mantengono basse le tonalità fino agli intermezzi tipicamente neopsichedelici.
La title track Distance Inbetween è invece una lenta e dolce ballad che spezza l’atmosfera con sonorità sognanti, soprattuto nel finale.
Gli accenni psych-fuzz ritornano in Miss Fortune, forse il brano più compatto e ben strutturato ,seguito da Beyond The Sun: altra piccola immersione sonora sognante in cui la batteria fa da protagonista insieme ai tappeti sonori di voce e tastiere.
It’s You è forse il brano più tipicamente “the coral” , di quest’ultimo lavoro; Holy Revelation è un salto nei primi anni 70, sensazione che si avverte anche nella penultima Fear Machine, mentre a chiudere l’intero album è una lisergica End Credits, brano strumentale da 1. 51 minuti.

Nel complesso, Distance Inbetween è un album ben fatto, che pecca però di un pizzico di monotonia: rare sono le variazioni sostanziali fra un brano e l’altro e ciò comporta, dopo diversi ascolti, una certa “piattezza  sonora” per un lavoro in cui i The Coral, che hanno comunque ben espresso la loro inclinazione psichedelica, potevano forse fare di più.

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