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Bombino – Azel

2016 - Partisan Records
folk / rock

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Tracklist

01 Akhar Zaman (This Moment)
02 Iwaranagh (We Must)
03 Inar (If You Know The Degree Of My Love For You)
04 Tamiditine Tarhanam (My Love, I Tell You)
05 Timtar (Memories)
06 Iyat Ninhay / Jaguar (A Great Desert I Saw)
07 Igmayagh Dum (My Lover)
08 Ashuhada (Martyrs Of The First Rebellion)
09 Timidiwa (Friendship)
10 Naqqim Dagh Timshar (We Are Left In This Abandoned Place)

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A tre anni dall’acclamato “Nomad”, Goumar Almoctar, in arte Bombino, è tornato con “Azel”. Il disco costituisce la quarta fatica discografica per l’artista nigerino di etnia tuareg, soprannominato il “Jimi Hendrix africano”. In fase di produzione, Bombino è stato coadiuvato da David Wrench e Dave Longstreth dei Dirty Projectors, terminando di fatto la collaborazione con Dan Auerbach dei Black Keys.

Bombino, da sempre fedele alle sue origini, stavolta ha voluto cantare i ribelli della sua etnia e delle mille difficoltà del suo popolo, esaltando anche la bellezza del territorio in cui ha vissuto prima che fosse costretto ad emigrare. Sceglie la lingua tamasheq, la sua lingua, e intorno costruisce un sound che parte da quel blues rock che Goumar ha sempre amato e arriva alla musica etnica subsahariana, con parentesi folk e accenni di reggae. L’obiettivo dell’artista africano è di comunicare un senso di speranza e non è casuale la scelta di coniugare testi profondi e impegnati a sonorità tutt’altro che tristi, basti pensare a “Timtar”. L’ascolto è gradevolissimo, perché Bombino riesce a conferire alla chitarra una carica espressiva impressionante, come pochi sanno fare, e questo accade sia nelle avvolgenti ballate come “Inar” sia nella virtuosa “Iyat Ninhay / Jaguar”, impreziosita da un crescendo finale davvero intenso. Bombino riesce a far confluire, nella stessa opera, la cultura africana e le influenze musicali ormai presenti nel suo sempre più ricco bagaglio artistico.

Bombino è davvero un artista con la “A” maiuscola che, con “Azel”, ha nuovamente confermato come tutti i  soprannomi e i paragoni con chitarristi storici e universalmente riconosciuti siano più che mai leciti. Non sarà un disco facile per tutti, soprattutto perché l’incontro con il tamasheq può rappresentare un ostacolo per una fruibilità su larga scala, ma non si può non evincere l’eleganza e l’ispirazione che sono alla base di un’opera affascinante qual è “Azel”.

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