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Beyoncé – Lemonade

2016 - Columbia
pop / r'n'b

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Tracklist

    1.Pray You Catch Me
    . 2.Hold Up
    3.Don't Hurt Yourself feat. Jack White
    4.Sorry
    5.6 Inch feat. The Weeknd
    6.Daddy Lessons
    7.Love Drought
    8.Sandcastles
    9.Forward feat. James Blake
    10.Freedom feat. Kendrick Lamar
    11.All Night
    12.Formation

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Dimenticatevi delle Destiny’s Child. O di “Dangerously In Love”. O di tutto quello che c’è stato prima di questo disco. Beyoncé rompe con il passato con un colpo ben deciso e tira fuori dal cappello a cilindro “Lemonade”. E lo fa con un autentico esercito di produttori e musicisti tra i quali Diplo, James Blake, Jack White, Kendrick Lamar, The Weeknd e tanti altri. La Regina è tornata.
Un disco R&B. O forse no. La stravagante cantante di Houston si mette in gioco pezzo per pezzo, lavorando a braccetto con i svariati personaggi che hanno partecipato alla realizzazione di questo “Lemonade”. Un esperimento che mette in luce la personalità musicale sfaccettata di questa artista, personalità sempre forse trattenuta e mai liberata del tutto fino ad ora. Una curiosità che è sfociata in uno studio dettagliato, meno pop e più coraggioso e sfrontato.

Agguerrita, la signora Knowles parte quasi con dolcezza da “Pray You Catch Me”, opening track nebulosa e passionale ricamata di archi, per poi entrare subito nel vivo con i ritmi martellanti di “Hold Up”, marcia femminista ridotta all’osso interpolata con “Maps” degli Yeah Yeah Yeahs. Si prosegue con il “rock” di “Don’t Hurt Yourself” pesante e distorto featuring con Jack White (decisamente whiteiano, passate il termine e l’ovvietà) arricchito da samples di quella “When The Levee Breaks” dei Led Zeppelin (e qualcosa del canto della Knowles sembra appunto reincarnare qui in qualche modo un’eco di Robert Plant), con la più elettronica e poliedrica “Sorry”, con la collaborazione con The Weeknd in “6 Inch”, pezzo dai toni più cupi che conta l’intromissione di “2Wicky” degli Hooverphonic e di “My Girls” degli Animal Collective, e con l’abile incrocio tra dixieland e country della coinvolgente “Daddy Lessons”. Beyoncé muta ancora forma e va avanti con la misteriosa ed introspettiva “Love Drought”, con “Sandcastles”, intensa ballata voce e pianoforte, con il malinconico duetto con James Blake in “Forward” e con l’esplosivo e furioso rhythm and blues di “Freedom” in cui interviene il rapper Kendrick Lamar. Si chiude il cerchio con l’eclettica e dolorosa “All Night” e con “Formation”, brano decisamente più tamarro del resto condito con un sample di “The Court Of The Crimson King” dei King Crimson, vera e propria hit dell’album, cattiva ed incalzante.
Su tutto troneggia l’energia della voce di Beyoncé, una voce sempre e comunque in grado di tingersi di varie sfumature, chiara, veloce, sicura, inconfondibile.

Un inno alle donne, un invito nota dopo nota alla presa di coscienza di se stesse, a camminare a testa alta sollevando da terra il proprio orgoglio. La realizzazione di una donna, la sua fierezza di affrontare un mondo che le va contro. L’amore che essa può dare, la forza che può tirare fuori. Il suo valore.
Un lavoro potente, vera e lieta sorpresa di questi primi mesi del 2016. Curato fino all’ultimo dettaglio, espressione di un’artista in continua evoluzione, un quadro complesso dai mille colori. Il ritratto di una donna, o di un miliardo di donne.
Decisamente una limonata da assaggiare.

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