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Common Eider, King Eider – Onus – Vortex – Beyond Sensory Experience: Viaggio al termine della notte #24

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“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”

Questa è una delle frasi più celebri del romanzo Viaggio al termine della notte, scritto da Louis-Ferdinand Céline nel 1932.
A volte, non è solo la vita a perdersi in qualche frammento della notte, ma anche la musica. Con l’avanzamento dell’era tecnologica, la quantità di uscite musicali è aumentata notevolmente, portando tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Uno dei principali svantaggi è proprio quello di perdere tante piccole perle musicali nella notte della rete. La rubrica è quindi una riscoperta di tutto quello che nei giorni o mesi passati, non ha trovato spazio tra le pagine di Impatto Sonoro e che vi viene proposto come il biglietto per un lungo viaggio musicale. In ogni uscita parleremo di cinque tappe che riscopriamo assieme a voi. Non vi resta che partire e ricordarvi che la cocaina non è che un passatempo per capistazione.

A cura di Fabio La Donna.

Common Eider, King Eider – Extinction
(2016, Cold Spring)

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La Cold Spring continua a sfornare uscite di ottimo livello offrendo una visione a 360° sulla scena industrial tra vecchie glorie e nuove proposte. In questa occasione l’etichetta inglese ha deciso di produrre il nuovo lavoro del collettivo americano Common Eider, King Eider dal titolo Extinction. Un lungo rituale composto da quattro canzoni disponibile all’ascolto in digitale, su compact disc e in cassetta. L’inizio del disco è spiazzante, lento, contro ogni tentazione di velocità. Appare però una forte connotazione movimentistica nel generare suoni ciclici, dilatati e ossessivi. Un rituale che sembra prodigarsi nel corso delle ere e che viene qui riassunto in quasi un’ora di musica. Poi un’esplosione sonora, un urlo inaspettato e un tetro e marziale mondo black sconfinfera ogni aspettativa. L’inaspettato, la paura, l’angoscia che non sembra mai concludersi sono tutti elementi che si percepiscono ascoltando Extinction. Un cuore pulsante delinea lo scorrere del disco come una campana in un mondo rurale delineava lo scorrere dei giorni e delle stagioni. L’inizio e la fine. È proprio questo continuo mutamento tra black, dark ambient, drone e vecchi ricordi di una musica industriale e ritualistica a rendere questo nuovo lavoro dei Common Eider, King Eider folle, complesso ma allo stesso tempo non difficile da assimilare. La corposità del suono, per quanto densa, si assorbe velocemente e certi frangenti rimangono impressi nella memoria. Poi sopraggiunge la fine, tutto si chiude come è iniziato: un flebile rituale e poi il silenzio che nuovamente divora tutto. Il collettivo Common Eider, King Eider ha centrato nuovamente l’obiettivo e Extinction è un disco che sa farsi riconoscere e sa rimanere impresso.

Onus – Proslambanomenos
(2016, Cyclic Law)

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Questo numero de Viaggio Al Termine Della Notte comprende un focus su tre uscite della canadese Cyclic Law, etichetta che da ormai anni rappresenta un forte punto di approdo per molte realtà dark ambient e noise. Sicuramente uno dei progetti di punta di quest’anno è rappresentato da Onus. Nato dalla collaborazione tra Peter Bjärgö, leader degli storicissimi Arcana, e Nicolas Van Meirhaeghe, che oltre ad essere il creatore del progetto Empusae, collabora dal vivo con importanti realtà storiche come Ah Cama-Sotz e In Slaughter Natives. Se la copertina di questa prima uscita del progetto Onus non sembra molto in tema con la controparte musicale, il nome del lavoro rimanda alla Proslambanomenos, la nota più bassa nella musica greca antica. C’è un forte background classico che fonde musicalità antiche, atmosfere marziali e un pregiato ambient. Sembra di trovarsi di fronte ad un ipotetico Dark Age Of Reason ma con la consapevolezza di venti anni dopo. Le tracce sono molto variegate ma tuttavia ben collegate tra di loro. L’ascolto del disco passa fin troppo velocemente sia per la qualità molto elevata delle singole tracce, sia per la durata complessiva non troppo eccessiva . È una musica quasi allucinogena che riesce a portare l’ascoltatore nell’era classica e a trasformare l’esperienza in qualcosa di molto avvolgente. Il progetto Onus è molto ben riuscito, non introduce niente di nuovo sul versante musicale ma tuttavia Proslambanomenos riesce ad essere immersivo e ben fatto come pochi altri dischi del genere riescono. Se avete apprezzato gli Arcana e il progetto Empusae, questo disco fa per voi.

Vortex – Moloch
(2016, Cyclic Law)

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Torna Marcus Stiglegger con il suo terzo disco sotto Cyclic Law dal nome Moloch. Questo lavoro dal nome così esoterico rappresenta un viaggio verso una nuova dimensione per il progetto Vortex. Una soundtrack immaginaria nata dopo un tour a New York sui luoghi che hanno reso celebri film come Cruising, Taxi Driver, Wolfen, Mean Streets e Maniac. Tra la presa di ispirazione, la registrazione su campo e l’aggiunta di strumenti musicali, per marcare una certa strumentalità, nasce il nucleo di Moloch. Il disco nel suo lungo minutaggio scorre via velocemente, le singole canzoni sono di immediato ascolto e le atmosfere oscure e piene di suoni urbani creano un perfetto stile cinematografico: Moloch può competere con molte colonne sonore di film attuali e il progetto Vortex è riuscito a trasformare la ritualità e il dark ambient in qualcosa che proietta immagini, sensazioni, dinamicità. Unica pecca del disco una certa discontinuità tra le singole canzoni che da una parte dona varietà in un contesto micro-musicale ma dall’alto del suo insieme, invece, appare confusionario e troppo visionario. Marcus Stiglegger ha creato un progetto in continuo mutamento, instabile quanto affascinante. È come avere una granata in mano pronta ad esplodere…non lo trovate affascinante?

Beyond Sensory Experience – The End Of It All
(2016, Cyclic Law)

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Dopo tre anni di silenzio la discografia decennale del duo Beyond Sensory Experience torna all’attivo con un intrigante The End Of It All. Il disco si presenta con una copertina abbastanza anonima che fa rimpiangere le sperimentazioni grafiche avvenute al tempo delle uscite Cold Meat Industry con The Dull Routine Of Existence. Tuttavia questo è l’unico punto negativo di The End Of It All, visto che a livello musicale ci sono tante belle sorprese. Un dark ambient sempre personale e rivolto alla sperimentazione che propone inserti noise, elettronici e minimali. L’album nella sua complessità richiede diverse ascolti per essere assimilato ma trovata la giusta chiave di lettura il tutto inizia a scorrere più fluidamente. Molti i pezzi degni di citazione come l’iniziale Two Ways To Dwell con il suo ambient liturgico interrotto solo da un rumore assordante, fastidioso e elettronico. Poi dei sussurri di una voce femminile: claustrofobica come il film Allucinazione Perversa di Adrian Lyne. Segue il vortice ipnotico e psichedelico di Back Into Place e la cinematica The Arc Of Desolation, naturale colonna sonora immaginaria di Prometheus di Ridley Scott. Più introspettiva ed emotiva Ends And Histories, che dona ulteriore varietà al lavoro complessivo. Infine va citata la più musicale e “vivace” The Unfolding, che sicuramente è tra le hit di maggior rilievo del disco. I Beyond Sensory Experience continuano a vacillare su una loro dimensione visiva ma non mancano mai di produrre dischi dark ambient di ottima fattura. The End Of It All è un concentrato oscuro che farà provare forti emozioni a tutti gli orfani della Cold Meat Industry.

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