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Dj Shadow – The Mountain Will Fall

2016 - Mass Appeal
hip-hop / elettronica / sperimentale

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Tracklist

1.The Mountain Will Fa
ll 2.Nobody Speak
3.Three Ralphs
4.Berschrund
5.The Sideshow
6.Depth Charge
7.Mambo
8.Ashes To Oceans
9.Pitter Patter
10.California
11.Ghost Town
12.Suicide Pact

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Quando nella propria carriera musicale si ha alle spalle un Classico con la C maiuscola, uno di quei dischi assurti a culto, punto di riferimento e metro di paragone per tutti quelli che intendono cimentarsi nella medesima disciplina, inevitabilmente ci si trascina appresso un notevole carico di aspettative. Nel caso di DJ Shadow, la disciplina è quella di produrre musica di qualità col solo ausilio di due giradischi e un campionatore. Il Classico è “Endtroducing…”, dato alle stampe nell’ormai lontano 1996, e da allora costantemente indicato da pubblico e critica come uno dei migliori esempi di Hip Hop strumentale mai realizzati. Un lavoro che non risente minimamente del tempo trascorso e ad ogni nuovo ascolto, riesce sempre a emozionare e stupire per la superba orchestrazione dei campioni, frutto di un certosino lavoro di taglia e cuci perseguito scavando nella propria sterminata collezione di dischi. Non pago di un’opera tanto celebrata, ha aggiunto al proprio curriculum almeno un altro disco memorabile, “The Private Press”, uscito nel 2002, con collaborazioni con personaggi del calibro di Zack De La Rocha, in una delle sue rarissime apparizioni post RATM, con la crema del panorama del turntablism mondiale (Q-Bert, giusto per fare un nome) e un’intensa attività da selecta che l’ha portato a esibirsi nei club e sui palchi dei festival più quotati di tutto il mondo.

Atteso al varco nel ventennale del suo album più celebre e amato, dopo due uscite che non sono minimamente riuscite a bissare l’incetta di consensi ottenuti dai due lavori precedenti, il DJ e produttore californiano si ripresenta al pubblico di affezionati e non con “The Mountain Will Fall”. Anticipato dalla titletrack e da “Nobody Speak”, in tandem con gli alfieri del Rap indipendente Run The Jewels, l’album aveva già tutte le premesse per restituire all’autore il posto al sole se non perduto, pesantemente ridimensionato nell’ultimo decennio. E manco a farlo apposta, sono proprio queste due tracce ad aprire le danze. Se la prima funge da sorta di “lista degli ingredienti” che ci accompagneranno per tutta la durata del disco, riconfermando la predilezione del beatmaker per i suoni dilatati e le atmosfere eteree, coniugati in un viaggio interstellare scandito dai clap, per la seconda si può tranquillamente spendere l’appellativo di instant classic. Aperta dal rumore di una cassetta infilata in un mangianastri, “Nobody Speak” trova il suo epicentro in un accattivante sample di chitarra acustica e in un groove squisitamente Hip Hop, magistralmente cavalcato da El-P e Killer Mike, in una delle loro ormai ben note performance a base di incastri metrici e rime da antologia. E non fai in tempo a esaltarti per la solita tonnellata di stile fornita dai due, che a pettinarti definitivamente giungono gli scratch di Shadow e un arrangiamento di ottoni d’altri tempi. Da grande amante dei Peanuts, non posso poi esimermi dal citare l’ingresso di Mike nella seconda strofa: “I rob Charlie Brown, Peppermint Patty, Linus and Lucy, put coke in the dubbie, roll woolies to smoke with Snoopy”. BLOW!!! Una vera e propria underground hit.

Ma il disco non esaurisce certo gli argomenti a sua disposizione con la doppietta iniziale. Ascolto dopo ascolto si rivela un lavoro coeso, dotato di una struttura musicale estremamente solida e molto ben equilibrato nel suo fare coesistere le radici fieramente old school dell’autore con l’approccio a sonorità più attuali. Se è quindi doveroso segnalare come accenni alla Trap e all’EDM, generi di tendenza negli ultimi anni, facciano qua e là capolino durante l’ascolto, lo è altrettanto notare come Shadow non segua passivamente i trand con cui la sua attività di DJ l’ha inevitabilmente portato a confrontarsi. Al contrario, li piega al proprio gusto e alle proprie idee, creando ibridi di difficile classificazione. L’esempio che forse più di tutti incarna quanto appena detto è rintracciabile in “Depth Charge”, dove una minacciosa chitarra distorta va via via amalgamandosi a una sovrapposizione di campioni, poggiandosi infine su un breakbeat dal sapore danzereccio. Molti sono comunque gli episodi degni di nota. A partire da “Three Ralphs”, Roland 808 e giradischi, idealmente divisa in due parti dall’ingresso di un frammento di pianoforte, manipolato con la consueta maestria dal DJ di San Francisco. Il quale si concede anche un paio di ospiti “illustri”: il musicista Ambient tedesco Nils Frahm e il trombettista inglese Matthew Halsall. Unioni d’intenti e di mezzi assai fruttuose, che si palesano in “Bergschrund” e “Ashes to Oceans”, entrambe riuscitissime. Sebbene sia spesso l’elettronica a dire la sua e a dettare il passo, “The Sideshow”, routine di scratch e rap, affidato all’MC Ernie Fresh (un nome, un programma!), ci riconduce prepotentemente alla genesi musicale non solo del titolare del disco, ma dell’Hip Hop tutto. Un MC e un DJ. Due giradischi e un microfono. Un po’ come a dire: è da qui che è iniziata tutta la faccenda. Ed è da qui che Shadow è ripartito. Aperto e attento alle inevitabili mutazioni che la musica ha subito negli anni, ma mettendo sempre in evidenza la propria provenienza e il proprio bagaglio culturale. Ed è un vero piacere infatti, sentire il beat di “The Sideshow” sfumare, accompagnato dall’inconfondibile fruscio del vinile sotto la puntina…

Tirando le somme, “The Mountain Will Fall” è un’opera compiuta e assolutamente godibile nella sua interezza. Il ritorno di un veterano che dimostra non solo di avere ancora da dire e da dare, ma di potere tranquillamente competere coi colleghi più giovani sul loro stesso campo.

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