DEEP PURPLE – Parco della Pace, Servigliano (FM), 18 luglio 2016

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Il Parco della Pace di Servigliano, piccolo comune nella provincia di Fermo, si è rivelato nuovamente quale luogo ottimale ai fini di una grande esibizione live, non solo per l’ampiezza e la distanza dai centri abitati, ma anche e soprattutto per la qualità dell’acustica. A fare l’ingresso sul palco, questa volta, è una band che ha fatto scuola negli anni ‘60 e ‘70 e che, ancora oggi, dimostra di essere all’altezza della fama detenuta dal suo immortale nome: Deep Purple.

Preceduti dal gruppo che ha fatto da spalla durante l’intero tour, i Toseland, e da numerose band locali come Zajian, Insil3nzio, Max Monty, E.Z. Riders, Neurotics e Witchunter, esibitesi nell’arco del pomeriggio, ecco che Ian Gillan, Steve Morse, Roger Glover, Don Airey e Ian Paice entrano trionfalmente in scena. I nefasti presagi di annullamento del concerto, suscitati dal malore che ha colpito Ian Paice nei giorni precedenti, sono stati smentiti a suon di hard rock vecchio stampo. Sulle vallate marchigiane, annegate dal diluvio che qualche giorno prima ha costretto la produzione a rinviare il live – previsto per venerdì 15 luglio – si sono riversati gli atavici suoni di Higway Star, con cui si è aperta la fantomatica scaletta. Uno Ian Gillan in ottima forma vocale si è cimentato con pezzi di Sessantiana e Settantiana memoria (come Bloodsucker, l’intramontabile Strange Kind of Woman, Lazy, Demon’s Eye, Perfect Strangers, Space Truckin, Hush e l’immancabile Smoke on the Water) accompagnato dalla scaltra presenza scenica di Steve Morse, cui si deve imputare, forse, qualche virtuosismo di troppo. In effetti, alcuni pezzi hanno raggiunto il doppio della loro lunghezza originale, fatto, questo, che ha tolto tempo all’esecuzione di altri brani fondamentali. Se l’omissione della monumentale Child in Time può essere giustificata dagli acuti da capogiro che, probabilmente, la vetusta età di Gillan non permette di realizzare al meglio, certamente la mancanza di brani come Fireball, When a Blind Man Cries, Woman From Tokyo, Speed King e, soprattutto, Burn, si è fatta sentire non poco. Insomma, si sperava in una scaletta più densa e completa. Numerosi, infatti, i brani tratti dagli album recenti (Vincent Price, Contact Lost, Uncommon Man, The Well Dressed Guitar, Hell to Pay), ma totalmente assenti dal repertorio album di culto come The book of Taliesyn, l’omonimo Deep Purple e Burn.

Al di là di questo, il concerto è stato un successo e la performance del quintetto di Hertfort formidabile sotto ogni aspetto. Incisivo e travolgente l’assolo di Don Airey ed impeccabile la chiusa con la storica Black Night. In sostanza: un live difficile da dimenticare.

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