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Autolux – Pussy’s Dead

2016 - Columbia
rock / sperimentale / indie

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Tracklist

01. Selectallcopy
02. Soft Scene
03. Hamster Suite
04. Junk For Code
05. Anonymous
06. Brainwasher
07. Listen To The Order
08. Reappearing
09. Change My Head
10. Becker

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Dopo l’enorme sorpresa nel vedere i cari Failure uscire dal lungo sonno, e pure in maniera più che dignitosa, devo dire che un po’ mi aspettavo pure l’uscita dal sepolcro degli Autolux. Non che i collegamenti tra i due gruppi siano poi molti, ok Greg Edwards è parte importante del progetto, per carità, però senza la presenza della splendida Azar e Goreshter non si andava certo molto lontani.

Il nuovo Pussy’s Dead, terzo lavoro in dodici anni, (ri)mescola con sapienza gli ingredienti di cui erano formati i precedenti lavori, specialmente l’ottimo Future Perfect: space rock composto alternativamente da dosi di elettronica e rock più diretto. C’è chi ogni tanto tirava fuori l’odiato termine shoegaze, ma personalmente non l’ho mai considerati quel tipo di gruppo. Soft Scene, primo singolo, è un buon esempio del nuovo sentiero, con un suadente andamento electro saltuariamente interrotto da qualche giusto inserimento di batteria (specie nel ritornello). Si è fatto un gran parlare della produzione di Boots, già al lavoro con Beyonce, dietro Pussy’s Dead, ma francamente mi sfugge come possa essere l’elemento portante. Anche perché insomma, quando nel gruppo hai una che ti maciulla le pelli (non le palle, eh) come la Azar, sarebbe davvero un peccato non farla lavorare un po’. Fortunatamente un paio di occasioni ci sono, nella seconda parte dell’album specialmente, con Brainwasher e la trascinante Listen to the Order. Change My Head invece sembra proprio una ballata uscita da un album dei Failure, anche il sound dei sintetizzatori ricorda facilmente la band di Seattle. I testi dei nostri rimangono su quel surreale già visto in passato, non andando mai a toccare nulla di concreto se non in pochi momenti come Selectallcopy dove c’è una enorme fatica per rimanere felici.

Pussy’s Dead ritrova gli Autolux in ottima forma, intenti nel cercare di reinventarsi e trovare un posto (sempre temporaneo, s’intende) nella scena indie odierna. Il tentativo ben vale qualche pezzo meno riuscito visto che, comunque, l’album nel suo complesso resta sempre oltremodo piacevole.

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