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BadBadNotGood – IV

2016 - Innovative Leisure
jazz / elettronica

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Tracklist

    01 - And That, Too.
    02 - Speaking Gently
    03 - Time Moves Slow (feat. Sam Herring)
    04 - Confessions Pt II (feat. Colin Stetson)
    05 - Lavender (feat. Kaytranada)
    06 - Chompy's Paradise
    07 - IV
    08 - Hyssop of Love (feat. Mick Jenkins)
    09 - Structure No. 4
    10 - In Your Eyes (feat. Charlotte Day Wilson)
    11 - Cashmere

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Fin dal loro esordio nel 2010 i BadBadNotGood hanno fatto sapere al mondo che sono dei ribelli in un mondo jazz pre-progettato. Tre (ora quattro) ragazzi bianchi in un genere che ha origine e dominato dai neri, campionando hip-hop senza mai prendersi troppo sul serio, pur lavorando in contemporanea con mc’s di pietra come Ghostface Killah (su “Soul Sour”), questi strumentisti sono molto simili ai membri della Odd Future.

Ora sono maturati, i loro ultimi due progetti “III” e “IV” hanno significato un processo di assestamento. “III” aveva un’identità ma mancava di variazione, “IV” gode del processo inverso. Il cambiamento più evidente e significativo è sulla parte esterna, cioè nella cover. In precedenza il gruppo si soffermava sul bianco e nero, la copertina di “IV” vede i quattro membri che condividono un momento intimo a torso nudo in piscina. Non sono avvolti da ombre o nascosti dietro una maschera da maiale (come in passato); sono esposti. È interessante notare che i crediti completi riempiono il resto dello spazio, come un rovescio della medaglia. Tutto indica un cambiamento di direzione ma appena parte la prima traccia “And That, Too” lo stile BBNG classico è di nuovo in mostra. Una scricchiolante melodia di piano-led che lavora anche ad accogliere nel gruppo il sassofonista Leland Whitty con un assolo. Non appare in ogni canzone, ma quando lo fa, soprattutto in brani come “Chompy’s Paradise” o “IV”, il centro dell’attenzione viene immediatamente spostato su di lui, la sua inclusione ufficiale ha lo scopo di guidare BBNG su un terreno più totalizzante. Che porta alle variazioni trovate all’interno di “IV”. L’atto di prendere in giro tutti i tipi di generi senza impegnarsi in uno è di gran moda nel 2016. Da Flume a Baauer e soprattutto Kaytranada che qui appare in “Lavender”, con uno scambio di collaborazioni nei rispettivi progetti. Una prova di talento su una manciata di gustosi sottogeneri.

Il risultato è un pò variabile, per la maggior parte “IV” è un album più leggero, sia nel suono che nella sperimentazione. Il quarto LP dei Badbadnotgood sembra resistere alla tentazione di reinventare e forse non è una brutta cosa. Non ci sono tracce di alto livello, così come non c’è nessun riempitivo evidente. Sembra, a meno che non si verifichi un cambiamento struggente in futuro, che il progetto BadBadNotGood possa essere continuamente considerato “buono”, un termine che si applica a esperti nel loro mestiere che non riescono a eccellere oltre i loro confini attesi. Detto ciò, l’intera discografia di questo gruppo dovrebbe essere presente obbligatoriamente in ogni vostra abitazione.

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