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Calavera – Funerali Alle Hawaii

2016 - Libellula Music
cantaurato/indie/synth pop

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Tracklist

    1. Le cose non risolte (parte uno)
    2. I miei discorsi
    3. La libertà nascosta
    4. Le case d'inverno (L. Carboni)
    5. Mentre dormi
    6. Come i fiori
    7. Se finisce il mare
    8. Nuovi modi per capire
    9. Le cose non risolte (parte due)

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Di artisti radicati nella propria terra ce ne sono tanti; ci sono, però, anche quelli che, nonostante l’amore per i luoghi natii, decidono di privarsene un poco per poi iniziare nuovi progetti ad hoc. È la storia di Valerio Vittoria, noto chitarrista siciliano che, dopo una carriera decennale in formazioni ben conosciute e tra le colonne della premiata scena indie siracusana, approda nelle band di Alessandro Fiori e dell’amico e concittadino Colapesce, per dirne due. Nel momento in cui lascia la sua isola per trasferirsi armi e bagagli a Torino, il progetto solista prende ufficialmente forma.

La nascita del suo alter ego Calavera e l’unione con altri musicisti della città sabauda portano a “Funerali alle Hawaii”, l’esordio di un progetto che sembra cavalcare la fame di musica italiana di inizio anni ’80. Poco più di mezz’ora e 9 brani che celebrano l’amore, le timide debolezze, la vita e la morte: titolo di album e nome della band ne sottolineano il concetto.
In mezzo alle due certezze, galleggia l’esistenza umana fatta di cose lasciate in sospeso, parole non dette, azioni mai terminate in nome di paure e insicurezze – spesso – messe in discussione solo di fronte agli addii. Le chitarre brillanti e i moti ondosi di synth accompagnano la voce riverberata nei 55 secondi di “Le cose non risolte (Parte Uno)” e passeranno altri 7 brani prima di sentire la conclusione che, tra le altre cose, funge da chiusura dell’album.

Di una certa atmosfera da cantautorato pop italiano non si fa mistero neanche nel singolo “I miei discorsi”, probabilmente uno dei momenti più affascinanti del disco.
Con metrica particolare e melodie vocali imprevedibili il brano è godibilissimo e il ritmo particolare supporta la tesi appena descritta: c’è l’amore più intimo, quello dei discorsi notturni davanti al fuoco di un falò di fine estate. La malinconia autunnale man mano che ci si avvicina alla stagione fredda sembra essere un altro punto fermo del disco. Proprio a settembre 2015 Vittoria aveva pubblicato un’interessante cover di “L’estate sta finendo” dei Righeira ma è l’inaspettata cover di “Le case d’inverno” di un Luca Carboni ai tempi d’oro,vpiazzata stavolta all’interno del disco, a essere non solo una chiara dimostrazione d’intento ma un palese esercizio stilistico: i synth inizialmente inquietanti che sembrano un concerto subacqueo introducono un brano fortemente funk e danzereccio che, qualche minuto dopo, collassa su sé stesso spogliandosi di tutto il pop che si porta dietro e diventando un brano minimal fatto di voce, synth da canto di balene e drum machine. “Come i fiori” è un riassunto ideale del progetto: si galleggia in mare, proprio “come i fiori dei funerali alle Hawaii”, occasioni luttuose trasformate in feste sulla spiaggia con petali colorati ogni dove a fare da cornice a canti e balli, solo per metabolizzare la perdita dei propri cari; “il vuoto dentro” descritto da Vittoria è tempo di lasciarlo andare via con la corrente. La spinta vitale di “Nuovi modi per capire” asfalta definitvamente il sentiero inizialmente riservato tracciato da Calavera e ne diventa punto di arrivo.

C’è tanto crepuscolo in questo consigliatissimo album che chi ha dubbi (o pregiudzi) sull’attuale musica indie-cantautorale italiana dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita. Insomma, c’è tanta vita oltre ai soliti nomi noti. Così come c’è tantissima vita dietro ai teschi messicani calaveras, usati per il Día de Muertos: c’è lo zucchero e ci sono i colori sgargianti, esattamente come i fiori dei funerali alle Hawaii.
E il disco di queste sensazioni di oscurità e sensazioni dolciamare ne fa decisamente virtù.

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